Home Politica estera LIBIA, UNA IMPORTANTE TAVOLA ROTONDA RIGUARDANTE LE INFRASTRUTTURE

LIBIA, UNA IMPORTANTE TAVOLA ROTONDA RIGUARDANTE LE INFRASTRUTTURE

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di Sergio Restelli

Si è tenuta ieri l’altro a Roma la tavola rotonda su energia e infrastrutture tra Libia e Italia, organizzata da Energy Capital & Power in collaborazione con la Camera di commercio italo-libica, la Camera di commercio di Roma e il Gruppo interparlamentare di amicizia Italia-Libia, con il patrocinio dell’ICE.

L’evento ha riunito esponenti del mondo imprenditoriale italiano e libico per discutere opportunità di cooperazione e sviluppo nei settori chiave per il futuro economico della Libia, un Paese che, nonostante le sue vaste risorse naturali, è intrappolato in una spirale di instabilità politica ed economica.  È importante rafforzare il sostegno alla Libia proprio in un momento di difficoltà interne”, ha detto Nicola Colicchi, presidente della Camera di commercio italo-libica.  “Siccome il Paese sta attraversando una fase di difficoltà e tensioni interne, questo non è il momento per tirarsi indietro, ma per sostenere e spingere sulla stabilità”, ha aggiunto il presidente della Camera di commercio italo-libica, evidenziando che la principale risorsa su cui la popolazione libica può contare rimane il settore dell’oil & gas, fondamentale per l’assistenza e il sostegno del Paese.  “È necessario investire e promuovere la crescita di questo settore chiave per aiutare la Libia a superare le difficoltà attuali”, ha spiegato.

Da parte sua, l’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Gianluca Alberini, ha spiegato che il settore energetico è il “cuore pulsante” della collaborazione tra Libia e Italia, ma la cooperazione tra i due Paesi del Mediterraneo “abbraccia una vasta gamma di ambiti strategici fondamentali per il futuro di entrambi”.  Alberini ha posto l’accento sul fatto che, oltre al consolidato rapporto nel settore energetico, la collaborazione tra Italia e Libia è parte di una strategia più ampia, che coinvolge infrastrutture, trasporti e sviluppo economico.  “La Libia rappresenta per l’Italia non solo un partner energetico, ma un alleato economico chiave in molti settori”, ha proseguito Alberini, ricordando che l’Italia è il principale partner commerciale della Libia, con un interscambio annuo superiore ai 9 miliardi di euro.  “Siamo il primo importatore e il terzo esportatore verso il Paese.  Questo dimostra che la nostra cooperazione si estende ben oltre l’energia”, ha dichiarato il diplomatico.  

Alberini ha poi ricordato come l’Italia giochi un ruolo centrale nei progetti infrastrutturali in Libia, contribuendo alla realizzazione di opere strategiche che vanno dalla ricostruzione di strade e aeroporti allo sviluppo di reti elettriche e idriche. ”Il settore delle infrastrutture è cruciale per la ripresa e la stabilizzazione della Libia, e l’Italia è in prima linea”, ha affermato. Tra i progetti più significativi, Alberini ha menzionato il rilancio del progetto ferroviario Sirte-Bengasi, una linea strategica per collegare le principali città libiche, e gli investimenti italiani nella riabilitazione delle reti elettriche del Paese. L’ambasciatore ha anche sottolineato l’importanza di guardare al futuro della cooperazione in chiave sostenibile. ”La nostra collaborazione non si limita all’energia tradizionale. L’Italia e la Libia hanno enormi opportunità di crescita anche nel settore delle energie rinnovabili”, ha dichiarato. L’ambasciatore ha spiegato che la transizione energetica che sta attraversando l’Europa può rappresentare per la Libia un’occasione per diventare un hub energetico rinnovabile per il Mediterraneo, puntando su solare, eolico e idrogeno.  “L’Italia può essere la porta d’ingresso per la Libia verso il grande mercato energetico europeo”, ha aggiunto.  

Non solo economia: Alberini ha ribadito che l’intensità delle relazioni bilaterali si riflette anche nella sfera politica e diplomatica.  Le frequenti visite istituzionali, come quelle del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei ministri italiani, “testimoniano il forte impegno dell’Italia nei confronti della Libia”, ha spiegato l’ambasciatore, citando il “Piano Mattei” del governo italiano, che promuove una diplomazia volta a rafforzare i rapporti con i Paesi africani. ”L’Italia continua a sostenere il dialogo e la mediazione a tutti i livelli, con lo spirito di apertura e cooperazione che caratterizza i nostri rapporti”, ha dichiarato.  Alberini ha anche posto l’accento sul ruolo fondamentale dell’ambasciata italiana a Tripoli.  “Siamo rimasti attivi nei momenti più difficili, anche durante le fasi più critiche del conflitto”, ha affermato.  “Oggi siamo operativi a pieno regime, con tutti i nostri uffici funzionanti: economico-commerciale, consolare e di supporto alle imprese”, ha spiegato, evidenziando l’importanza del supporto italiano sul campo per garantire continuità nei rapporti con il Paese.

L’ambasciatore ha proseguito il suo intervento con un messaggio di fiducia verso le prospettive di sviluppo e stabilità della Libia. ”Più il contesto diventerà stabile e prevedibile, maggiori saranno le opportunità di crescita e cooperazione per entrambi i Paesi”, ha affermato Alberini.  “Oggi, è più che mai essenziale investire nel capitale di fiducia e collaborazione che ci lega alla Libia, un capitale che può contribuire a stabilizzare il Paese e a favorirne la ripresa economica”.  In chiusura, Alberini ha ribadito che “l’obiettivo condiviso di Italia e Libia è aiutare la Libia a diventare un Paese unito, pacifico e prospero”.  Questo, ha sottolineato, è un impegno non solo per la stabilizzazione della Libia, ma per la sicurezza e la prosperità dell’intero Mediterraneo. L’incontro si è tenuto presso il Tempio di Vibia Sabina e Adriano, costruito intorno al 145 d. C.  e acquistato 1873 dalla Camera di commercio che ne fece la sua sede.  Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio di Roma, ha sottolineato l’importanza storica e culturale delle relazioni tra Italia e Libia, evidenziando come tali legami, consolidati nel tempo, rappresentino un terreno fertile per la collaborazione futura. ”Sono 450 mila le imprese della nostra città ha affermato Tagliavanti e siamo onorati che la nostra sede istituzionale sia stata scelta per ospitare questa importante iniziativa.  

La storia delle nostre nazioni, ricca di antiche tradizioni culturali e commerciali, è una solida base su cui costruire nuovi percorsi di crescita”.  Il presidente ha poi sottolineato il ruolo della Camera di commercio di Roma nel facilitare gli scambi economici e nel promuovere la conoscenza reciproca tra le imprese italiane e libiche.  “Siamo convinti che lo sviluppo economico e la pace siano elementi fondamentali per il benessere delle nostre popolazioni”, ha affermato Tagliavanti, il quale ha aggiunto: “L’incontro con importanti imprenditori ci offre la possibilità di rafforzare ulteriormente le relazioni tra i nostri Paesi e di realizzare accordi strategici che porteranno benefici non solo alle imprese italiane e libiche, ma anche alla stabilità dell’intera area mediterranea”.

La crisi della Banca centrale libica e del settore finanziario del Paese rappresentano un aspetto cruciale per comprendere le difficoltà economiche che la Libia sta affrontando e le sfide per le imprese internazionali, compresi i partner italiani, che operano sul territorio.  Questo contesto deve essere inquadrato all’interno di un panorama politico estremamente frammentato e instabile, con il Paese diviso tra due governi rivali: uno a Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite e sostenuto dalla Turchia, e l’altro a Bengasi, controllato dal generale Khalifa Haftar, che gode del supporto di Russia ed Egitto.  Questa divisione, accompagnata dall’embargo petrolifero imposto da Haftar e dalle difficoltà economiche interne, ha creato un quadro di instabilità economica e finanziaria che rischia di trascinare la Libia verso il collasso.

La Crisi del Settore Energetico è uno dei principali effetti di questa frammentazione politica è stato il blocco della produzione petrolifera, che si è ridotta di quasi il 70% con conseguenze devastanti per l’economia del Paese.  Il petrolio rappresenta la principale fonte di reddito per la Libia, e senza una produzione costante, il governo fatica a garantire gli stipendi, a sostenere le infrastrutture e a finanziare i servizi essenziali per la popolazione.  

La produzione attuale di 350. 000 barili al giorno, come riportato da Maurizio Valfrè, direttore generale di Banca Ubae, è soltanto un quarto della capacità normale del Paese. Questa drastica riduzione ha ripercussioni su ogni settore economico e sociale, poiché la Libia dipende fortemente dai proventi petroliferi per il proprio bilancio e per mantenere a galla l’economia. Le implicazioni di questa crisi si estendono anche al commercio internazionale e alle relazioni economiche con partner come l’Italia.  Aziende come Eni, sono profondamente radicate nel Paese e hanno progetti ambiziosi per espandere la produzione di gas e petrolio, si trovano a navigare in un contesto di grande incertezza.  L’instabilità del settore energetico non solo ostacola gli investimenti, ma mette a rischio anche l’approvvigionamento di gas naturale, essenziale non solo per il mercato libico, ma anche per le esportazioni verso l’Europa.

Il Rischio di Isolamento Finanziario: Un altro problema grave che affligge la Libia è il suo potenziale isolamento finanziario dal sistema globale. Nonostante le rassicurazioni di Mohammed Addarrat, presidente della Libyan Foreign Bank, secondo cui la Libia non è stata esclusa dal sistema Swift, esiste una reale difficoltà a portare a termine transazioni finanziarie internazionali.  La crisi della Banca centrale libica che è stata coinvolta nelle dinamiche politiche dei due governi rivali, ha reso complicato per le banche internazionali fidarsi della leadership finanziaria del Paese.  Molte istituzioni straniere, infatti, hanno sospeso le transazioni con la Libia, richiedendo verifiche approfondite a causa dell’incertezza politica e della mancanza di chiarezza sui soggetti legittimi con cui trattare ma il vero nodo cruciale, come sottolineato da Addarrat, riguarda le transazioni in dollari statunitensi poiché Il Tesoro degli Stati Uniti ha deciso di non onorare transazioni legate agli asset della Banca centrale libica, aggravando ulteriormente la situazione economica.  

Questa decisione, in combinazione con le difficoltà di accedere al mercato globale dei pagamenti, rischia di paralizzare l’economia libica, ostacolando la vendita del petrolio e l’importazione di beni essenziali come cibo, medicinali e carburante raffinato.  Di conseguenza, i prezzi sul mercato parallelo sono esplosi, con aumenti che raggiungono fino al 300% per alcuni prodotti, alimentando l’inflazione e aumentando la povertà tra la popolazione. L’Impatto sulla Popolazione e sul Costo della Vita: La crisi finanziaria ha avuto un impatto diretto sul costo della vita in Libia.  La svalutazione della valuta libica sul mercato parallelo e l’inflazione galoppante hanno reso i beni di consumo sempre più inaccessibili per gran parte della popolazione. Secondo Addarrat, i commercianti e gli operatori economici si trovano in grave difficoltà:  molti di loro non riescono a condurre le loro operazioni commerciali in modo efficiente a causa delle restrizioni finanziarie e dell’incertezza politica.  Questa situazione sta creando un circolo vizioso che aggrava ulteriormente la crisi economica, poiché l’impossibilità di effettuare transazioni finanziarie internazionali soffoca il commercio, riduce le entrate dello Stato e aumenta la disoccupazione.

Il Futuro della Banca Centrale Libica e le Prospettive di Riforma

La crisi della Banca centrale libica riflette la più ampia instabilità politica del Paese.  L’assenza di una leadership unificata e la mancanza di fiducia nelle istituzioni finanziarie hanno paralizzato il sistema economico.  Addarrat ha messo in guardia sul fatto che ogni giorno di crisi aggiunge mesi di lavoro necessari per riparare i danni, avvertendo che se non si troverà una soluzione a breve termine, la situazione potrà diventare “insostenibile”.

Ciò che appare chiaro è che la stabilità del sistema finanziario libico è strettamente legata alla risoluzione della crisi politica.  Senza una riconciliazione tra le due fazioni in lotta e la creazione di un governo nazionale unitario in grado di ripristinare la fiducia nelle istituzioni, la Libia rischia di rimanere isolata dal sistema economico globale, con effetti devastanti sul proprio sviluppo.

Nel frattempo, partner internazionali come l’Italia devono affrontare un dilemma: continuare a investire e a mantenere relazioni economiche con un Paese che rappresenta un potenziale rischio, o attendere che la situazione si stabilizzi.  Il futuro della cooperazione economica tra Italia e Libia dipenderà in gran parte dalla capacità di quest’ultima di uscire dalla sua attuale impasse politica e di ripristinare la normalità economica.

La crisi della Banca centrale libica è solo uno dei tanti sintomi di una situazione più ampia e complessa.  Le difficoltà finanziarie che il Paese sta affrontando, aggravate dalla riduzione della produzione petrolifera e dall’isolamento dal sistema globale dei pagamenti, minacciano di far precipitare la Libia in una spirale di recessione e instabilità.  Nonostante le difficoltà, alcune istituzioni finanziarie, come la Libyan Foreign Bank continuano a funzionare, ma il contesto rimane estremamente precario. Per gli investitori internazionali, e in particolare per le imprese italiane che hanno una lunga storia di cooperazione con la Libia, il futuro appare incerto. La situazione economica e politica del Paese rappresenta una sfida significativa, ma anche un’opportunità di contribuire alla sua ricostruzione, a patto che venga trovata una soluzione politica duratura.  Senza stabilità, il rischio è che le potenzialità della Libia rimangano in gran parte inespresse, e che il Paese non riesca a sfruttare appieno le proprie risorse naturali e umane per garantire un futuro prospero.

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