
di Bruno Chiavazzo
La citazione del titolo e di “Peppe er Pantera”, alias Vittorio Gassman, nel film “Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy. Così deve aver pensato Carlo Calenda dopo l’abbandono delle due ultras di Silvio Berlusconi, Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini.
Più che una fuga, un micro esodo data la dimensione del partitino Azione, fondato e diretto dal Peppe er Pantera del titolo. Il comunicato, dettato dallo stesso Calenda, per annunciare l’abbandono delle due è da antologia: “Rispettiamo le scelte personali – ma affilano le unghie i calendiani – riteniamo grave e incoerente passare dall’opposizione alla maggioranza a metà legislatura, contravvenendo così al mandato degli elettori”.
In serata entra in scena in prima persona Er Pantera: “Non ne potevamo più di questo balletto. Finalmente chiarezza. Erano due mesi che uscivano retroscena non smentiti e che negoziavano con tutto il centro destra in parallelo”.
Come Hitler nel bunker spostava divisioni inesistenti contro gli alleati, così Calenda minaccia sfracelli non rendendosi conto che dietro di lui non c’è più nessuno, nè un partito, nè truppe, nè immaginari eserciti.
“L’hanno rimasto solo” e lui che sopravvive al suo ego continua ad immaginare chissà quali vendette contro i traditori e le traditrici. Nella sua biografia l’Eisenhower dei Parioli, racconta quando da giovane faceva il promotore finanziario con la tecnica delle telefonate a freddo che consisteva nell’aprire l’elenco telefonico e chiamare a casaccio: “Il 99% degli utenti mi mandava affanculo, ma quello che rimaneva alla cornetta era un contratto firmato”.
L’impressione è che se adesso tornasse alla vecchia tecnica, anche quel poveraccio che rispondesse lo manderebbe nello stesso posto dove lo mandavano gli altri novantanove. Diceva Andreotti che il potere logora chi non ce l’ha e Calenda non lo ha mai avuto, anche se nei suoi sogni pensava di essere Napoleone.





