
di Giovaanni Bernardini
Come noto in Francia Macron ha conferito l’incarico di formare un governo di “ampia unità nazionale” a Michel Barnier, uomo di centro destra a capo di un partito di minuscole dimensioni uscito pesantemente battuto nelle ultime consultazioni elettorali.
La sinistra insorge. Melenchon, leader di una estrema sinistra francese paleo comunista, antisemita, filo islamica, strilla che le elezioni sono state rubate. Non ha tutti i torti, dimentica però di aggiungere che il suo “fronte popolare “ era uscito vincitore dal secondo turno delle elezioni francesi solo grazie al meccanismo truffaldino delle desistenze.
La vera vincitrice delle elezioni francesi era stata Marine Le Pen. Poi il “campo largo” e un sistema elettorale assurdo hanno consentito a Macron di fermare il “mostro”.
Subito dopo però i nodi sono venuti al pettine: Macron non poteva, pena la morte politica, consegnare la Francia a forze politiche che avevano portato il paese sull’orlo di una guerra civile solo per bloccare una moderata riforma pensionistica. Così ha scelto Barnier, il più minoritario dei candidati premier.
Riassumendo: al primo turno vince una destra definita “estrema”, al secondo una sinistra in formato “campo largo” blocca il “mostro”, infine l’incarico di formare il governo va ad un personaggio minoritario della destra moderata.
Come andrà a finire? Nessuno lo sa. Una cosa però è certa: i “campi larghi” non servono a governare un paese. Strillare “uniamoci contro il mostro” crea solo situazioni di totale ingovernabilità. Lo capiranno Renzi e Calenda?





