Home Politica estera L’AMERICA DEM HA PERSO L’ANIMA E SCELTO LA MENZOGNA

L’AMERICA DEM HA PERSO L’ANIMA E SCELTO LA MENZOGNA

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di Silvano Danesi

La confessione di Marc Zuckemberg al capo della Commissione Giustizia della Camera Usa, in relazione alle censure attivate su Facebook, su pressione del governo Usa, dell’Fbi e della Casa Bianca, è un fatto politico di enorme e inusitata portata, in quanto evidenzia come l’America, a causa del Partito Democratico, abbia perso l’anima e abbia scelto la menzogna. 

L’America, dopo trent’anni di illusione di essere in grado di modellare il mondo, ha dovuto già fare un crudo esame di realtà. 

“Quanto avvenuto a partire dalla guerra fredda, che pareva coronare una volta per tutte il progetto americano che modella il mondo a propria immagine e somiglianza, ha invece – scrive Pietro Mattonai – Domino 8/2024 –  eroso il sogno, privando gli Stati Uniti del mito necessario e insostituibile che li dotava di un fine ultimo nella storia”. 

L’America, in quanto impero e potenza tecnologica e militare, non è ancora in discussione, ma – sostiene Mattonai – “il racconto mitologico che ne ha informato la supremazia, insieme alla sua funzione soterica, non è più accettato: né all’esterno, né all’interno”. 

La redenzione del mondo non dipende più dagli americani e l’eccezionalismo Usa non funziona più anche all’interno del Paese,  che è alla ricerca della propria anima e della propria identità, non solo per la perdita della centralità dei ceppi tedesco e scozzese irlandese, ma anche per la crescente disparità sociale, con il 10 per cento della popolazione che possiede il 70 per cento della ricchezza (2021) e con 38 milioni di poveri (un decimo del totale della popolazione). 

Il crollo della credibilità interna ed esterna è dovuto, in gran parte, al Partito Democratico, governato dal “triangolo” Clinton-Obama-Pelosi che, dopo aver governato direttamente, ha messo sulla scena del potere Joe Biden e ora la signora nessuno Kamala Harris, con l’intento di governare da dietro le quinte. 

Ora, alla perdita di credibilità si aggiunge, per colpa del “triangolo” e de suoi attori sulla scena, la menzogna. 

“Nel 2021 – ha scritto Zuckemberg a Jim Jordan, Capo della commissione Giustizia della Camera Usa – alti funzionari dell’amministrazione Biden, inclusa la Casa Bianca, hanno ripetutamente esercitato pressioni sui nostri team per mesi affinché censurassero determinati contenuti relativi al Covid-19, inclusi umorismo e satira, e hanno espresso molta frustrazione nei confronti dei nostri team quando non eravamo d’accordo. In definitiva, è stata una nostra decisione se rimuovere o meno i contenuti  e siamo responsabili delle nostre decisioni, comprese le modifiche relative al Covid-19 che abbiamo apportato alla nostra decisione in seguito a questa pressione. Credo che la pressione del governo sia stata sbagliata e mi rammarico che non siamo stati più espliciti al riguardo. Penso che abbiamo fatto alcune scelte che, con il senno di poi e con nuove informazioni, non faremmo oggi”. 

Le affermazioni di Zuckemberg ci dicono ce lo staff di Biden e la Casa Bianca, quindi anche Kamala Harris, hanno, con metodi totalitari, introdotto la menzogna e la censura nella comunicazione. 

Il Partito Democratico ha adottato la menzogna come metodo di governo. 

La menzogna sul Covid è già di per sé un fatto enorme, ma lo è ancora di più quella su Hunter Biden. 

Il New York Post nel 2020, il 14 ottobre in pieno dibattito elettorale, pubblicò i contenuti del lap top di Hunter Biden relativi ai suoi affari con l’ucraina Busrisma, con la specificazione che un dirigente della stessa ringraziava Hunter per averlo introdotto a suo padre che, all’epoca, era vicepresidente degli Usa.

Afferma Zuckemberg: “Quell’autunno, quando abbiamo visto un articolo del New York Post su accuse di corruzione che coinvolgevano la famiglia dell’allora candidato dem Joe Biden, lo abbiamo inviato ai fact-checker  per la revisione e ne abbiamo temporaneamente ridotto la diffusione in attesa di risposta”. 

Il fatto è che Zuckemberg afferma: “L’FBI ci avvertì di una possibile operazione di disinformazione russa sulla famiglia Biden e Burisma in vista delle elezioni del 2020”. Zuckemberg ammette poi che non si trattava di disinformazione russa. 

L’FBI agì secondo il criterio della menzogna. 

Dopo lo scoop del NYP una cinquantina di funzionari dell’intelligence americana sottoscrissero una lettera nella quale sostenevano che lo scoop fosse frutto di un’operazione russa volta a danneggiare il candidato dem alla Casa Bianca, cioè Biden. 

Menzogna. 

Facebook e Twitter si piegarono alla menzogna come gran parte della stampa. 

Ad aprile 2023, l’ex direttore ad interim della CIA, Michael Morrel, rivelò alla Camera che la lettera della disinformazione russa, da lui stesso sottoscritta, era stata redatta su input di Tony Blinken, ora Segretario di Stato, il quale nel 2020 era ai vertici della campagna elettorale di Biden e della Harris. 

La lettera fu firmata da vari funzionari dell’amministrazione Obama. 

I Democratici, come risulta evidente, hanno adottato la menzogna come metodo, ma c’è un interrogativo enorme che riguarda la stessa anima dell’America che si è sempre identificata nella libertà e nella democrazia. 

Se sostituisci la libertà con la censura e la democrazia la distruggi con la menzogna, sei un sovversivo, un sovvertitore dell’anima degli Usa. 

Questo è stato ed è il Partito Democratico. 

Un altro interrogativo è fondamentale. 

Se le notizie sugli affari della famiglia Biden, ormai acclarate e dettagliate, fossero state diffuse e non censurate, Joe Biden avrebbe vinto?

Se gli americani avessero conosciuto la verità avrebbero votato Joe Biden?

Joe Biden ha governato la più grande potenza del mondo grazie alla menzogna e alla censura?

L’interrogativo è attualissimo, perché Kamala Harris non può dichiararsi estranea a quanto è avvenuto, in quanto è la vicepresidente degli Usa. 

Le rivelazioni di Zuckemberg mettono una pesante ipoteca su Biden, sulla Harris e sulla condotta del Parttito Democratico che ha corroso, con la menzogna , la stessa credibilità democratica degli Usa. 8

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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