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INTELLIGENZA ARTIFICIALE, OPPORTUNITA’ E RISCHI

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di Salvatore Angotti

Intelligenza Artificiale: opportunità e (possibili) rischi 

L’intelligenza Artificiale (I.A.) è parte della nostra vita quotidiana più di quanto si immagini e da molto più tempo rispetto alle notizie ormai quotidianamente presenti sui media ed in ogni comunicazione commerciale: telefoni che riconoscono la voce ed i volti, automobili a guida autonoma, elettrodomestici robotizzati, gli assistenti vocali Google Home ed Alexa di cui si prevede una massiccia diffusione, probabilmente superiore a quella dei cellulari e che stiamo già addestrando con i comportamenti quotidiani, le abitudini, i nostri gusti. Applicazioni meno conosciute e, nel nostro immaginario, ritenute fantascientifiche sono già funzionanti da tempo e condizionano i nostri comportamenti: articoli redatti dalla I.A., messaggi ad personam modellati nella forma (in che modo acquisiamo ed interiorizziamo informazioni) e nel contenuto (quali sono i nostri bisogni compulsivi) in base al ‘profilo’ che emerge dal comportamento tenuto sui social network e nella navigazione su Internet, che attualmente è il più grande sistema in rete di I.A ed aggregatore di informazioni, i cosiddetti Big Data. Ma se questa è l’attuale situazione, di cui oggi siamo per lo più passivi consumatori, il relatore, affiancandosi al parere dei personaggi più autorevoli in questo settore, esprime la sua più forte preoccupazione per la cosiddetta ‘singolarità’, momento in cui una I.A. di livello umano, peraltro ancora non raggiunto, subirà una improvvisa accelerazione verso la ‘superintelligenza’ delle macchine caratterizzata da potenza, velocità elaborativa, resistenza, presenza capillare ed, infine, una autonomia cognitiva sulla quale l’uomo non avrà più modo di intervenire, perdendone il controllo. A parere di molti studiosi, questo momento sembrerebbe inevitabile per il fatto che gli algoritmi di I.A., i cosiddetti programmi genetici e neuromorfici che, come nell’uomo, modificano autonomamente la loro struttura via via che apprendono, di fatto realizzano in tempi brevissimi i passi evolutivi che la biologia ha compiuto in milioni di anni. Il problema del controllo della I.A. che gli scienziati si stanno ponendo è esattamente quello della previsione di come tale intelligenza possa evolversi e se la sopravvivenza del genere umano, così come noi lo conosciamo, possa esserne compromessa. Potersi sottrarre a questo processo è impossibile, in quanto la I.A. è ormai percepita come una irrinunciabile opportunità di sopravvivenza alla complessità della vita odierna: non utilizzare un computer o un cellulare non è ragionevolmente accettabile. La strada è probabilmente un’altra: riscoprire la nostra intima natura per capire cosa dell’uomo non è replicabile in quell’automa così spaventosamente veloce e resistente e, sul quel piano, mantenere attiva una consapevole differenza. La sfida, già ora, è sostanzialmente a carattere cognitivo e filosofico oltre che strettamente tecnologica (1). (1) – In una visione antropologica la contrapposizione tra I.A. ed Umanità potrebbe essere definita come una “pressione selettiva” in grado di indurre nella razza umana una ennesima biforcazione evolutiva tale da indirizzare l’Uomo verso una nuova forma. Ma abbiamo visto che tale possibile leva selettiva agisce ad una velocità molto alta, incompatibile con i processi biologici che oggi conosciamo. Questo aspetto lascia seri dubbi sulla capacità del sistema uomo di assorbirne il senso per attuare delle linee di sopravvivenza, a meno di non pensare che tali mutamenti agiscano su rapporti spazio-temporali differenti da quelli sperimentati dal nostro senso comune, probabilmente in modi che ancora non controlliamo, eppure contemplati dalle ultime conoscenze scientifiche che vedono lo spazio ed il tempo come singola categoria unidimensionale e, fra di esse, reciprocamente deformabili. 

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  • Redazione

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