
di Giulio Galetti
(con endorsement logico, e per questo utopico)
Ora che non è più in corsa vale la pena di stendere un consuntivo del 46° mandato presidenziale degli Stati Uniti d’America.
In questi 3 anni e 5 mesi gestito dal terzetto BKB (Biden-Kamala-Blinken) l’America ha ottenuto risultati inaspettati:
L’economia non è mai cresciuta tanto e, soprattutto, mai così tanto rispetto a Europa e Cina. Inflazione al 4,9% rispetto al 9% lasciato da the Donald.
Sul piano internazionale ha ripreso a contare dimezzando la Russia, placando la Cina su Taiwan dopo le minacce di Trump, e riprendendo il dialogo con l’Europa, compromesso dalle sparate subordinate al “Americans First”. È riuscito ad allargare il perimetro NATO a Svezia e Finlandia. Vale inoltre la pena di ricordare che la vergognosa ritirata in Afghanistan, con migliaia di vittime massacrate dai Pasdaran, dopo l’abbandono di Kabul, non è a lui attribuibile, in quanto le operazioni di smantellamento erano state decise e attuate durante il 45° mandato gestito da Trump.
Disoccupazione miracolata: dal 14,7% (il tasso nell’ultimo mese di governo da parte di Donald Trump) al 4% un risultato incredibile in poco più di 3 anni.
Premetto che i meriti di una amministrazione vengono spesso concentrati in un’unico personaggio ovvero nel ‘Commaner in Chief’ ma cosí non è mai stato.
È assai più cruciale il ruolo del segretario di Stato, mentre quello del Vice presidente è spesso virtuale, in quanto funzionale alla fase di raccolta dei voti. Per quanto attiene, all’amministrazione, il ruolo del Vice si può reputare nullo.
In altre parole, i meriti sono di Anthony Blinken, il miglior Segretario di Stato dai tempi di Kissinger con un curriculum ineguagliabile.
A volte il candidato presidente è lì sotto gli occhi di tutti e nessuno lo considera, e si vagheggia di candidature fantasmagoriche come quella di Taylor Swift o piuttosto quella di George Clooney.





