di Savino di Scanno
“Le imposte indirette sulle merci, riscosse durante la loro circolazione dall’intermediario che ne assume il trasporto o l’introduzione nei singoli comuni o nello stato, si dicono generalmente dazi e si dividono in dazi interni ed esterni, a seconda che si percepiscono al momento in cui gli oggetti tassati passano il confine amministrativo del comune o il confine politico dello stato.”
Questa è la definizione che ritroviamo su varie enciclopedie come la Treccani o testi di economia e finanza circa i “dazi doganali”.
Scriviamo principalmente di imposte e tributi applicati su prodotti di importazione.
Siamo alla vigilia delle elezioni statunitensi ed è necessario ricordare che il 22 marzo 2018 l’allora Presidente USA Donald Trump, ai sensi dell’articolo 301 del Trade Act statunitense del 1974, impose ben 50 miliardi di dollari di dazi verso prodotti importati dalla Cina, con particolare riguardo a materiali definiti sensibili come semiconduttori, auto elettriche, derivati industriali ad alta definizione tecnologica, il tutto finalizzato a destabilizzare la cosiddetta rete supply chain managment ovvero l’intera rete di approvvigionamento che sostiene il commercio estero cinese.
La Cina, ovviamente, rispose applicando a sua volta dazi sulle importazioni statunitensi avviando quella che è la più imponente guerra commerciale dell’ultimo secolo.
Gli analisti, sempre quelli bravi, hanno sempre sostenuto che la Cina con il suo ingresso nel WTO abbia “barato” sulle dinamiche commerciali, opponendo nei fatti una economia capitalista assoggettata al “partito unico cinese” verso la traballante economia capitalista occidentale.
Su questo versante si regoleranno i conti all’interno della attuale e futura amministrazione della Casa Bianca, con l’aggiunta delle pressioni delle grandi major industriali e finanziarie di oltre oceano.
Da noi problemi non ne dovremmo avere circa eventuali ripercussioni sui dazi. La cronaca economico finanziaria narra che il fondo KKR ha acquistato 2 settimane fa la rete strategica TIM, e qualche ora fa il Sole 24 Ore ha pubblicato la notizia di un accordo tra ENI ed il colosso di private equity per la cessione di un pacchetto di minoranza di Enilive.
Voler ricordare la normativa sul Golden Power è inutile.
Da Enrico Mattei ad oggi, passando dalla distruzione dell’ IRI, siamo un paese in vendita.
Questo è il Paese più bello, pacifico, laborioso a voler riflettere sulle nostre PMI, altamente competitivo per capacità ed ingegno, e continuiamo ad essere il supermercato del sistema economico occidentale.
Si contesta l’idea di voler riconoscere la superiorità di altri paesi non solo europei ma altri paesi a livello globale.
L’ Italia ha le più qualificate risorse, ma allora perché ci siamo ridotti con il più elevato debito pubblico occidentale, una pubblica amministrazione che definire incapace è un complimento, una classe media ridotta sul lastrico, meriti e competenze umiliati di continuo?
Ognuno si dia le spiegazioni che ritiene opportuno.
Siamo tutti al mare.
A proposito delle polemiche sulle concessioni dei lidi si invitano I sempre illuminati scienziati che pensano di essere i padroni del mondo, che di recente un anziano ed esuberante maresciallone gestore del solito lido del Carabiniere chiedeva lumi in merito, al fine di potersi organizzare.
Per lor signori “non è una buona notizia “.




