di Marco Pugliese
Questo signore è Mario Tchou, nato a Roma il 26 giugno 1924, figlio di Evelyn Wang e del diplomatico Yin Tchou, rappresenta una figura chiave nella storia dell’ingegneria elettronica italiana. Dopo aver completato gli studi superiori al Liceo ginnasio Torquato Tasso di Roma, si dedica all’ingegneria elettrotecnica, ottenendo un Bachelor of electrical engineering negli Stati Uniti nel 1947. La sua carriera accademica lo porta a insegnare al Manhattan College, a specializzarsi al Politecnico dell’Università di New York e, successivamente, alla Columbia University.
La Olivetti anticipa la IBM
La svolta professionale avviene nel 1955, quando Adriano Olivetti lo recluta per sviluppare il calcolatore elettronico Olivetti Elea, un progetto all’avanguardia che segna l’ingresso dell’Italia nell’era dell’informatica. Tchou sposa l’innovazione e l’entusiasmo giovanile, convinto che solo i giovani possano guidare il progresso tecnologico. La sua visione industriale lo porta a sostenere che l’Italia possa competere a livello globale nel settore delle macchine calcolatrici elettroniche, nonostante le sfide poste dalla mancanza di sostegni statali rispetto ad altri paesi. Gli ultimi anni della sua vita sono segnati dal tentativo di integrare le divisioni meccanica ed elettronica dell’Olivetti, ma la sua prematura morte nel 1961 interrompe bruscamente queste ambizioni. Tchou avrebbe voluto più stato nella ricerca, sovvenzioni come in USA e Uk, che non badarono a spese. Fu anche il suggerimento di Enrico Fermi che con la sua intuizione su Tochou volle dare vantaggio tecnologico al nostro Paese.
Le tre morti eccellenti che bloccheranno lo sviluppo industriale tecnologico italiano
La scomparsa di Tchou, unitamente a quella di Adriano Olivetti, rappresenta un punto di svolta per l’elettronica italiana, conducendo alla dismissione della divisione elettronica di Olivetti, simbolo del potenziale tecnologico italiano, venduta poi a General Electric nel 1964. La storia di Mario Tchou è un racconto di passione, innovazione e tragica interruzione, che riflette le dinamiche e le sfide dell’industria tecnologica italiana del XX secolo.
Nel 1962 morirà anche Enrico Mattei, l’Italia perderà in breve tempo un patrimonio tecnologico all’avanguardia e superiore ai paesi del futuro G7, questo non piacque alla Francia, surclassata dall’Eni di Mattei e finirà male anche Aldo Moro, ovvero tutti fautori “della terza via”, ovvero una collocazione dell’Italia “autonoma” a livello energitico, non dipendente dagli Usa e dialogante con Africa, Asia e Russia. Una via osteggiata da più parti…




