
di Giulio Galetti
Sono poi sempre gli stessi, nostalgici dell’Arcadia, dediti al culto di ció che erano e di quello che i loro occhi fanciulli impressero nella memoria.
Gli acerrimi sostenitori del NO AUTOSOLE, che avrebbe devastato le campagne padane e i borghi appenninici, secondo la campagna dell’epoca con l’UNITÀ capofila nel ’59 seguita a ruota dalla stampa di area: Paese Sera, Rinascita e Mondo Operaio, arrivarono a vette irraggiungibili: «Velocità alte e comode sono soltanto per redditi più elevati».
Lo stesso pacchetto di pensatori contestó con veemenza la costruzione della M1 a Milano sostenendo, senza vergognarsene (o scoppiare a ridere) che la metro era uno strumento di trasporto dei ricchi mentre bisognava puntare sui tram più adatti ai trasporti degli operai.
I fieri antagonisti dell’ALTA VELOCITÀ che altera morfologia ed equilibri naturali fino e quelli piú recenti NO TAV talmente stupidi da non rendersi conto che le merci tra Piemonte e Savoia su rotaie piú veloci eliminerebbero i trasporti su gomma e il combinato disposto di disagi in Val di Susa.
Oggi i NO Ponte perpetrano tutti gli stereotipi dei genere:
1) non serve a nulla;
2) é pericoloso;
3) costa troppo;
4) altera l’ambiente;
5) é tutto un magna magna.
Questo quintetto, o meglio questo pacchetto di mischia si puó applicare ad ognuna delle opere contestate dai PFS (PASSATISTI FIACCHI e STOLTI)
Miopi contestatori di opere che sono sempre di REGIME (per definizione) alle prese con dei grossi problemi di comprensione della realtà che muta, senza il loro augusto permesso. Sempre riconducibili a un’area che si definisce progressista in un soprassalto di umorismo.
Per lor signori il progresso é cosa particolare di cui hanno visione ed esclusiva, e fosse mai per loro le comunità sarebbero ancora interconnesse con i tempi e i modi della loro infanzia: Milano Roma 6h 30′ con Espresso e Ponte di Messina con 90′ (non 30′ cara Elly che cronometri la percorrenza di navigazione dimenticando le file di imbarco e sbarco)
Nella foto l’illustre precursore comunista della campagna contro l’Autosole Dario Natoli, in compagnia del leader No Tav Alberto Perino e la recentissima seguace PFS per motivi elettorali Elly Schlein. Cambia la risoluzione fotografica, ma la sostanza (ahimé) no.





