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GLOBALIZZAZIONE E WELFARE DELLA MORTE

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Alla domanda di chi si chiede per quale motivo il progressismo woke sia di fatto nazismo mascherato, la risposta è semplice: perché ha sostituito il welfare della vita (benessere) con il welfare della morte, l’uneasiness, l’illness.

Il progressismo ha compresso, nell’intenzione di ridurli ai minimi termini, i diritti sociali – diritto al lavoro, all’assistenza, allo studio, tutela della salute – ossia i diritti derivanti dalla maturazione di esigenze nuove, nate relativamente allo sviluppo della moderna società industriale, che rappresentano le conquiste della socialdemocrazia europea.

Questi diritti, implicano un comportamento attivo da parte dello Stato, il quale deve garantire ai cittadini una situazione di concretezza e certezza nella tutela degli stessi e nel riconoscimento delle relative garanzie, ma, soprattutto, prevedono uno sviluppo economico e occupazionale e relazioni tra datori di lavoro e lavoratori basati sulla compartecipazione decisionale, tesa alla massimizzazione dell’efficienza e della qualità produttiva.

La logica della globalizzazione ha avuto come conseguenza la delocalizzazione produttiva in aree di manodopera a basso costo, se non addirittura di schiavitù e, come corollario, la tendenziale eliminazione dei diritti sociali.

Ne è un esempio preclaro il servizio sanitario, sempre più carente nella parte pubblica, con un crescente obbligato ricorso a pagamento alle cure private e con una privatizzazione progressiva anche dei servizi essenziali.

Il welfare relativo alla salute è stato, inoltre, la testa d’ariete di una sperimentazione di controllo sociale che si vorrebbe perpetuare, trasferendo poteri all’Organizzazione mondiale della sanità, organismo ormai chiaramente nelle mani dei privati.

La espropriazione della sovranità sanitaria degli Stati per ora è stata bloccata, ma la tendenza alla verticalizzazione è continuamente riproposta.

Le case di riposo, in gran parte private, oltre ad essere costose, sono spesso ridotte a dei depositi di poveri vecchi pronti alla discarica.

La natalità è continuamente in calo in quanto il welfare ha abbandonato le madri.

In compenso crescono le assistenze alla morte.

Premesso che le questioni dell’aborto e dell’eutanasia non devono essere affrontate in chiave ideologica, ma con grande pragmatismo, ora sono diventate ben altro da quello che legislazioni prudenti hanno cercato di normare.

Un conto è consentire l’eutanasia a una persona ormai terminale o in condizioni di sofferenza insopportabile e irrimediabile e un altro conto è indicare la via del suicidio assistito a chi non ha casa, è disabile o, semplicemente, è depresso.

Il Canada, gestito con linee politiche decisamente naziste, è un esempio classico di welfare della morte.

L’inversione dei significati, del resto, è classico di tutti gli autoritarismi e il Canada è oggi l’esempio di come un Paese guidato da logiche naziste possa continuare ad essere considerato una democrazia.

Anche la questione dell’aborto, che comunque rappresenta un dramma, non può essere ridotta, come è evidente in alcune linee di pensiero americane, a contraccettivo anche quando è evidentemente un omicidio.

Anche in questo caso la norma deve, con saggezza e pragmatismo, affrontare la questione tentando di evitare opposti estremismi.

La distruzione del welfare con connotati evidentemente nazisti è poi evidente nell’assistenza crescente all’utero in affitto e alla scelta di un figlio da catalogo. Le SS, che erano riuscite a predisporre la nascita di figli di razza ariana con il Progetto Lebensborn, hanno degli ottimi imitatori.

Anche i diritti civili sono sottoposti a costante compressione. I diritti civili sono quelli che attengono alla personalità dell’individuo: libertà di pensiero e di espressione, libertà personale, di riunione, di religione, libertà economica.

All’individuo è garantito un ambito di arbitrio, purché il suo agire non violi i diritti civili degli altri soggetti.

Il pensiero unico politicamente corretto che cosa è se non il bavaglio alla libertà di espressione nella pluralità delle opinioni?

Il pensiero unico politicamente corretto è dittatura pura e semplice.

La libertà personale ha vissuto una sperimentazione con i lockdown da dittatura cinese ed è fortemente in pericolo.

La libertà economica è messa in discussione dal costante attacco alla proprietà, non solo con dichiarazioni esplicite come quella di Davos (sarete poveri e felici), ma con provvedimenti, come quelli del Green Deal, che mettono in discussione la proprietà, minandone le fondamenta. Il Green Deal ed il suo presupposto ideologico della falsa emergenza climatica sono i due elementi di un attacco massiccio alla proprietà privata che è il fondamento della libertà economica.

Infine, i diritti politici, ossia quelli che attengono alla formazione dello Stato democratico e comportano una libertà attiva, ossia una partecipazione dei cittadini nel determinare l’indirizzo politico dello Stato: tali sono, ad esempio, la libertà di associazione in partiti e i diritti elettorali.

Riguardo a questi ultimi, la questione si intreccia con il più grave pericolo per la democrazia: il potere delle multinazionali e dei cosiddetti filantropi che, con fondazioni e Ong dedicate, possono travolgere governi, attivare rivoluzioni, condizionare pesantemente gli Stati.

Un esempio tipico è il finanziamento di Soros a partiti, associazioni, Ong.

La questione è stata posta recentemente in modo netto dal parlamento della Georgia.

Il disegno di legge, approvato in seconda lettura mercoledì scorso, prevede che tutti quegli enti – tra cui mezzi d’informazione e organizzazioni non governative – che ricevono più del 20% dei loro fondi da istituzioni straniere debbano registrarsi come “organizzazioni portatrici degli interessi di una potenza straniera”.

Il motivo di queste norme risale a esperienze passate, quando il solito Soros finanziò movimenti di protesta, esattamente come fece a Kiev con la rivoluzione arancione del 2014.

A mio modesto parere la legge è fin troppo permissiva. In un Paese democratico dovrebbe essere proibito a qualsiasi soggetto straniero di finanziare partiti e movimenti politici per qualsiasi motivo.

Si è fatto tanto chiasso e giustamente sull’oro di Mosca al Pci e si dovrebbe fare altrettanto chiasso sullo scandalo dei finanziamenti di Soros a partiti e movimenti italiani.

Il ragionamento va esteso in senso generale.

Ovviamente nasce, o meglio rinasce, la questione del finanziamento ai partiti, perché la libertà politica la si esercita con la partecipazione e sapendo che o la si finanzia in proprio o la finanzia qualcuno che poi decide e condiziona.

Infine una considerazione necessaria.

Senza uno sviluppo economico, una base produttiva strutturata, una ricerca costante e l’accesso a materie prime e a fonti energetiche credibili, c’è solo declino economico e sociale. La globalizzazione, il Green Deal, la fuffa relativa all’emergenza climatica hanno messi in grave crisi la sopravvivenza economica dell’Occidente e, conseguentemente, del welfare e della democrazia.

Se non si vuole finire con il suicidio collettivo in omaggio a ideologie da manicomio, è necessario voltare drasticamente pagina.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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