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QUANDO L’ENI ERA UN SOGGETTO PUBBLICO

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di Marco Pugliese

L’Eni nell’ottobre 1995 era ancora del tutto statale:

– terza posizione mondiale fra le società petrolifere (ora è fuori dalle prime 5);
– garantiva il 51% del fabbisogno energetico italiano (oggi è scesa sotto il 30%…).

I guadagni erano tutti del contribuente italiano e le forniture energetiche a costi di produzione convenienti, in pratica Eni garantiva le piccole aziende con contratti decenti.

La snazionalizzazione fu imposta da USA e Gran Bretagna (Craxi fu abilissimo a lavorare al contrario per tutti gli anni ‘80), secondo gli Alleati l’economia italiana andava normalizzata è resa più neoliberista, lo capirono anche in Ue dove si lavorò ad una debolezza italiana…

Del resto l’Italia del capitalismo progressista aveva:

– superato Londra per Pil, Italia quarta al mondo;
– garantito agli italiani uno stato sociale forte è superiore a quello medio occidentale;
– garantito in potere d’acquisto elevato;
– garantita una manifattura specifica e di qualità (terza al mondo).

I governi Dini e Prodi (D’Alema intuì e bloccò) cedettero le quote Eni fino al 1998, anno in chi Eni fu più privata che pubblica.

Nello statuto è possibile nazionalizzare (e andrebbe fatto di corsa, del resto francesi e tedeschi…) in regime di golden share, ovvero in presenza di periodi come quello che stiamo vivendo.

Pensate che Fernand Braudel disse: “l’Italia non si è neppure accorta di quel che fosse Eni, di cosa fece, perché non ha sentimenti di superiorità”.

I traguardi italiani (giudicati impossibili nel 1945) raggiunti tra 1946 e 1992 in tanti campi sono spesso dimenticati, dello stesso Mattei si parla ma tutto riferito alla morte.

Io vi racconterò l’Enrico Mattei vivo, il Mattei che trasformò una nazione sconfitta in potenza industriale. Entrammo nel G7 nel 1975, da quel momento qualcosa contiamo e lo dobbiamo all’Eni, a Mattei e a De Gasperi (che fece sforzi immensi per darci autonomia).

De Gasperi fece il contrario di Prodi, puntò sull’industria di stato per renderci autonomi, Romano invece (con un certo Draghi…) liquidò per renderci dipendenti.

In Algeria abbiamo dei nuovi contratti grazie ai contatti che creò Mattei, in Italia ci comportiamo da occidentali industrializzati e all’estero non ci considerano quattro straccioni perché c’è stato Enrico Mattei a darci peso specifico.

Enrico Mattei non è morto ricco, è stato assassinato per questo progetto, ora sarebbe il caso di riprendere terreno, iniziando proprio a nazionalizzare Eni.

Nasce per questo motivo il “Progetto Energia” di https://lnkd.in/d6PprDwP

Serve riportare al centro la cultura industriale del Paese.

Autore

  • Redazione

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