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LA STORIA DEL MONDO E’ DI NUOVO AD UNA SVOLTA? – PARTE II

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di Antonino Macrì Pellizzeri

Se ad una guerra si toglie l’elemento razionale si arriva solo alla distruzione totale ed all’annientamento.

Infatti io considero un miracolo, merito di chissà quali trattative o minacce occulte di terze parti, se questa guerra non è ancora esplosa in una catastrofe generale capace di coinvolgere l’intero Medio-Oriente e forse allargarsi di nuovo a tutto il mondo. Ma non può durare ancora per molto. La recentissima azione di Israele che ha violato un Paese sovrano (la Siria), bombardato una sede diplomatica (il consolato iraniano a Damasco) e ucciso dei militari di alto grado lì riuniti, potrebbe esserne l’esca. Dobbiamo sperare solo nella saggezza del governo iraniano, se deciderà di reagire “solamente” con un attentato analogo da qualche parte nel mondo. Se invece deciderà un attacco diretto al territorio israeliano probabilmente assisteremo all’incendio generale dell’intero Medio Oriente. E’ bizzarro però dover fare conto più sulla teocrazia iraniana che sulla democrazia israeliana.

ISIS. La seconda guerra del Golfo, frutto scellerato della menzogna americana della presenza di “armi di distruzione di massa” in possesso di Saddam e della necessità di distruggerle, come una gigantesca pestilenza ha diffuso ovunque i suoi germi distruttivi. Ormai c’è un consenso generale sul fatto che a pochi fanatici si unirono ufficiali, di per sé laici e ben addestrati, che facevano parte dell’esercito irakeno. Essi diedero nerbo al primo sultanato e, una volta decapitato questo, si dispersero ancora di più all’interno di Paesi già instabili di per sé. Un esempio è proprio l’Afghanistan, dove hanno situato una cellula rivoluzionaria che si oppone agli stessi talebani, e organizza attentati ovunque ne abbia occasione. Ben presto queste cellule infette entreranno nei giochi misteriosi delle grandi potenze. Alcuni per la verità sussurrano che ciò stia già avvenendo. Non ci sarebbe da meravigliarsi, se guardiamo proprio alla storia recente di quella parte del mondo. Quando la Russia occupava l’Afghanistan, i talebani erano “buoni” agli occhi dell’occidente e ricevevano finanziamenti e armi dall’America. Poi, dopo l’11 settembre in cui i Talebani non erano direttamente coinvolti, gli USA e la NATO hanno occupato l’Afghanistan e, da un giorno all’altro, i Talebani sono diventati il demonio. Anche queste cellule infette possono creare problemi al mondo intero.

Africa. I paesi oggi coinvolti in guerre, scontri armati, o instabilità di vario tipo, sono nel mondo circa 70   e di questi circa 30 sono in Africa. E’ fuori dallo scopo di questo scritto entrare nel merito della situazione di quel grande, turbolento, e ricchissimo continente, preda da secoli degli interessi delle potenze che si sono via via succedute nel mondo. Si può dire, senza tema di essere smentiti, che alla Francia che sta uscendo, e all’Occidente ancora molto presente nello sfruttamento delle risorse di gas e petrolio, si sono affiancate Russia e Cina, le nuove grandi potenze, interessate anch’esse a stabilire “la loro porzione d’influenza” nel continente. Le guerre, le rivolte, i colpi di stato che si susseguono in continuazione, non sono altro che elementi della “guerra mondiale a pezzi” da parte di chi supporta, o osteggia, i vari potentati locali per interessi che niente hanno a che fare con le necessità e le aspirazioni delle popolazioni locali.

America latina. E’ il feudo storico degli USA, che, secondo la “dottrina Monroe” di ottocentesca memoria hanno stabilito di essere, e rimanere, i “protettori e supervisori” delle politiche locali. Esistono i nemici ormai storici, Cuba e Venezuela, dove il tentativo americano di sovvertire la situazione locale con misure economiche che riducono la popolazione allo stremo, non ha mai avuto successo, ma a questi si aggiungono altre aree d’instabilità. E non è sufficiente che la presenza russa e cinese sia pressoché scomparsa  per riportare alla pace quei Paesi.

Potrei continuare a lungo, menzionando l’Asia centrale, i Paesi dell’ex impero turco, oggi considerati il nuovo “Turkestan” che creano instabilità locali ed anche direttamente in Russia e in Cina. Mi fermo qui. E’ importante però osservare come stiano cambiando, al di fuori delle guerre, gli stessi rapporti internazionali.

Tentiamo una conclusione

Finita la guerra fredda, gli USA, dopo della scomparsa dell’ultimo “partner” della spartizione di Jalta, si ritenne, e fu ritenuta dal mondo, come una sorta di unico gestore di un impero universale “basato sulle regole”: il vero problema era, ed è a maggior ragione oggi, che l’unico interprete e giudice di tali regole era un solo Paese, gli USA, in un momento in cui tutti gli altri erano troppo deboli per potere realisticamente opporsi all’interpretazione di tali regole, alle priorità relative in realtà internazionali estremamente diverse, ed al valore stesso di tali regole. La Cina, la Russia, l’India, il Brasile, l’Arabia Saudita, l’Iran ma anche, in un certo senso il Giappone, la Germania etc. potevano fare ben poco per opporsi all’enorme supremazia economica e militare del Grande Fratello americano. Esisteva, ed esiste tuttora, un asse delle democrazie liberal-capitalistiche che hanno goduto, e godono tuttora della protezione militare USA. Essa li esime dalla necessità di preoccuparsi troppo di una deterrenza militare, sempre necessaria in caso di crisi internazionali. La stessa guerra in Ucraina rivestirebbe un ben diverso pericolo per l’Europa intera se non ci fosse il gigantesco ombrello americano che la protegge da eventuali, e teoricamente possibili, ambizioni russe. Tutto ciò non è però gratuito, e si manifesta ad esempio in una sudditanza economica nei confronti degli Stati Uniti che applicano in maniera discrezionale regole di puro protezionismo che certamente ci danneggiano. Questo schema di ordine mondiale avrebbe potuto reggersi se si fosse realizzata la tesi (di cui ho parlato varie volte) di Francis Fukuyama, secondo cui l’evoluzione sociale, politica ed economica del mondo avrebbe portato al trionfo universale della democrazia liberale: il primo indizio era proprio la caduta del muro di Berlino. Tale teoria, in seguito modificata dallo stesso Fukuyama, non faceva i conti però con alcuni aspetti fondamentali. Il primo di essi era l’esistenza nel mondo di culture differenti in maniera sostanziale. Non è un caso se la quasi totalità delle democrazie nasce all’ombra del Cristianesimo con il concetto di uguaglianza degli uomini davanti a Dio, e, secoli dopo, con l’Umanesimo e il Rinascimento che pongono, l’Uomo in quanto tale, al centro del mondo. L’unica eccezione è forse il Giappone, Paese in cui però la democrazia è stata sostanzialmente imposta quando sul ponte di una portaerei americana fu costretto a rinnegare in un giorno tutto il suo passato. Giganti come la Cina, e l’India, che niente hanno a che fare con la nostra storia, non appena raggiunta una propria indipendenza economica hanno rivendicato il proprio diritto  ad essere “polo di se stessi” senza doversi aggregare a nessun carro. La stessa India, che viene da molti considerata “la più grande democrazia del mondo” in realtà ne è molto lontana (basta pensare alle caste, ai matrimoni combinati ed al suprematismo indù. Inoltre si rifiuta di aderire ad alcun blocco di alleanze. Aderisce infatti al QUAD, assieme a USA, Australia e Giappone, ma allo stesso tempo non ha accettato le sanzioni occidentali alla Russia, con la quale commercia liberamente. Fa inoltre parte, del gruppo dei BRCS, e dell’organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Secondo un sondaggio condotto fra dicembre 2022 e gennaio 2023 dall’European Council of Foreign Relations nei maggiori Paesi non-occidentali, una significativa maggioranza della popolazione ritiene che non saranno mai costretti a scegliere fra Cina e Stati Uniti. Da questo punto di vista la Cina è considerata come il “campione di una multi-civilizzazione mondiale”. Basta questo per rendersi conto che il mondo unipolare è sostanzialmente scomparso e ci sono ormai le basi per un mondo multipolare in cui una molteplicità di idee e interessi devono comporsi o contrapporsi in maniera variabile caso per caso. Dopo la caduta del muro di Berlino, che ci portò dal bipolarismo a un sostanziale mondo unipolare, anche quest’ultimo bastione del XX secolo è sostanzialmente crollato.

Siamo quindi ritornati al XIX secolo quando la pace era garantita da un equilibrio, basato sulla forza, di alleanze variabili fra le grandi potenze europee? Mi auguro di no, perché, a differenza di allora, oggi esiste l’arma atomica e, di fronte ad una guerra mondiale, è possibile che un Paese, prima di soccombere, la userebbe, come avrebbe fatto certamente Hitler se fosse arrivato in tempo, e comunque fecero gli Americani per chiudere definitivamente la partita della seconda guerra mondiale.

Mi sento però di affermare che il mondo è di fronte ad una nuova grande svolta. Come essa si presenta? e con quali prospettive?

Da questo punto di vista sono più ottimista. Gli esseri umani, quando si sentono minacciati, sia a livello individuale che collettivo tendono a dividere il mondo in due categorie: giusto o sbagliato, bene o male; chi non sta di qua, sta automaticamente di là: ciò vale anche in politica. Il senatore Ted Cruz, dopo l’attacco del 7 ottobre, dichiarò “questa è la lotta di barbarie contro civiltà, il bene contro il male”. George W. Bush, all’inizio delle due guerre disastrose che avvennero durante il suo mandato, pose gli Usa e i loro alleati come partner in una lotta del “bene contro il male”. Biden, poco dopo l’invasione russa in Ucraina disse “è una battaglia tra democrazia e autocrazia, tra libertà e repressione, tra un ordine basato sulle regole e uno governato dalla forza bruta”. Questo modo di pensare, comune a tutto l’Occidente, direi a ciascuno di noi, fa di ogni guerra una crociata, che quindi non si possa risolvere se non con la distruzione totale del nemico, senza alcuna possibilità di composizione utile a preservare gli interessi di entrambe le parti. In alcuni casi ciò è vero. Quando Hitler prese il potere, fu in parte agevolato dalle terribili condizioni imposte alla Germania nel trattato di Versailles del 1919, ed infatti ottenne l’appoggio di grandissima parte della popolazione. Il suo scopo però non era quello di ottenere condizioni più eque e compatibili con l’idea di Germania largamente diffusa nel Paese. Era tutt’altro: era l’idea folle di dover assoggettare l’Europa intera al dominio germanico, la “razza ariana”. Non aveva richieste razionali, ma portava avanti una sorta di “crociata perversa”. Essa non poteva essere fermata se non schiacciando la testa del serpente. Oggi invece si invoca di nuovo il concetto di “ordine basato sulle regole”. E devo tornare quindi su questo punto. Cito il Washington Post “Blinken ha trovato un pubblico più ricettivo quando ha invocato la Carta delle nazioni Unite e i principi di sovranità per criticare l’accaparramento delle terre da parte di Mosca ….. ma i diplomatici brasiliani hanno invocato quegli stessi principi per criticare la guerra in corso a Gaza, dove invece gli Stati Uniti hanno fornito copertura politica e miliardi di dollari di bombe e attrezzature militari”. Continuo con il Washington Post, che cita lana Nusseibeh, ambasciatrice degli UAE all’ONU “ Il diritto internazionale non può essere un menu à la carte. Deve applicarsi a tutti allo stesso modo, ed è più essenziale nella lunga ombra proiettata dalla questione palestinese e dall’ingiustizia che persiste da più di sette decenni”. Agnes Callamard, segretaria Generale di Amnesty International, scrive su Foreign Affairs “L’ordine internazionale basato sulle regole che ha governato gli affari internazionali dalla fine della seconda guerra mondiale è in via di estinzione e potrebbe non esserci modo di tornare indietro”.

Samuel Huntington, grande politolo americano, professore a Harvard, fondatore di Foreign Affairs, e autore di numerosissimi saggi, scrisse, in opposizione a Fukuyama un saggio, diventato poi nel 1996 un libro “Lo scontro delle civiltà e la nuova costruzione dell’ordine mondiale”. Egli dice “L’Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione (a cui pochi membri di altre civiltà si sono convertiti) ma piuttosto per la sua superiorità nell’applicare la violenza organizzata. Gli occidentali spesso dimenticano questo fatto; i non-occidentali non lo fanno mai”. Il motivo di questa mia citazione è il seguente: noi, tutti noi diciamo spesso “I valori democratici occidentali sono sotto assedio. Un gruppo di Paesi fra cui Russia, Cina, Iran, Nord Corea etc. sta cercando di distruggere la nostra sicurezza. La civiltà occidentale viene distrutta da forze che stentiamo a controllare …” Se esiste una sensazione così diffusa è necessario capirne il motivo. Di che cosa ci preoccupiamo? Riteniamo che i governi, le culture e le società non occidentali stiano attivamente sfidando e cercando di sovvertire a casa nostra i nostri valori, oppure semplicemente li rifiutano? Più chiaramente, riteniamo che i Cinesi (considerati oggi, più dei Russi, il vero nemico) vogliano distruggere la democrazia in USA ed Europa, oppure semplicemente che ciò non riveste per la Cina alcun interesse, ma non accettano che noi cerchiamo di sovvertire il loro sistema politico? Nel primo caso ci troveremmo di fronte ad un nuovo Hitler cinese che si sta preparando ad invadere l’Europa con le sue truppe e sovvertire i nostri ordinamenti. Se è così, dovremmo iniziare subito una guerra senza aspettare che i soldati cinesi arrivino a Parigi e mandino al potere un nuovo Petain! Non credo che qualcuno pensi  ciò.  E allora? Forse siamo noi a essere ossessionati dall’idea (di Fukuyama) che i nostri valori siano universali e vogliamo imporli alla Cina e al mondo intero. La realtà invece è che l’Occidente si è trovato per la prima volta a essere consapevole che esiste un Paese, la Cina (e presto ci sarà anche l’India) che insidia la nostra supremazia tecnologica, finanziaria ed economica. Ci resta, questo si, la supremazia militare, ma sappiamo di non poterla utilizzare direttamente per non correre il rischio che una nuova guerra mondiale si trasformi in una catastrofe nucleare che distruggerebbe la specie umana. Prendiamo atto, così mi auguro, che lo scontro, giustificato, è puramente economico. Alziamo barriere, poniamo dazi, prendiamo in considerazione ogni forma di guerra COMMERCIALE se pensiamo che essa non finisca per danneggiare noi stessi.

ADOPERIAMO LA RAGIONE, NON GLI ISTINTI, E LASCIAMO PERDERE LE ARMI.(fine)

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