
Prendo a prestito il concetto fondamentale di deterrenza dal bel libro di Niccolò Petrelli, “La Deterrenza del XXI secolo” (Start/Insight)”: “Ogni strategia di deterrenza consiste in altre parole in tre elementi: capacità; minaccia; comunicazione. La deterrenza dipende quindi in primo luogo dalla presenza di effettive capacità di mettere in atto la minaccia che si intende comunicare”.
Partiamo da qui per cominciare a distinguere tra comunicazione e cialtroneria.
Se vuoi comunicare qualcosa a qualcuno per attivare nei suoi confronti quella che per deterrenza si intende come: “la manipolazione, da parte di un attore, del calcolo costi/benefici di un avversario/competitore circa una determinata azione” e se non vuoi essere classificato come cialtrone, blagueur o, peggio, bugiardo, devi essere in grado di avere le capacità effettive per minacciare, facendo sì che, “riducendo i benefici o aumentando i costi potenziali (o entrambi)” un avversario/competitore desista dall’intraprendere un’azione i cui effetti siano potenzialmente per lui dannosi.
“La credibilità – afferma Niccolò Petrelli – è legata alla «reputazione», alla percezione di risolutezza rispetto al prezzo da pagare per impedire una determinata azione da parte di un avversario”.
Per non essere classificato come cialtrone, chi comunica, dovrebbe pensare che ci sono documenti, analisi, rapporti che mettono nero su bianco la reale situazione o, quanto meno, una situazione che si avvicina alla realtà.
Riprendo il rapporto della Rand corporation, che ho già citato in un precedente articolo, nel quale si effettua un interessante esame di realtà che fa giustizia di tutti i chiacchieroni di un mondo dove ormai scarseggiano gli statisti e abbondano cialtroni e influencer. Il rapporto è stato predisposto da David Ochmanek con Anna Dowd, Stephen Flanagan, Andrew Hoehn, Jeffrey Hornung, Michael Lostumbo e Michael Mazar ed è intitolato Punto di inflessione: come invertire l’erosione del potere e dell’influenza militare degli Stati Uniti e degli alleati. (https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA2555-1.html).
Il rapporto, che risale al luglio 2023, sostiene che “la natura della guerra si è evoluta a partire dalla Guerra Fredda, ed è diventato sempre più chiaro che la strategia e l’atteggiamento di difesa degli Stati Uniti sono insolventi. La strategia di difesa degli Stati Uniti si è basata su forze militari statunitensi che erano superiori in tutti i campi a quelle di qualsiasi avversario. Questa superiorità è scomparsa. Gli Stati Uniti e i loro alleati non hanno più il monopolio virtuale sulle tecnologie e sulle capacità che li hanno resi così dominanti contro le forze avversarie. Gli Stati Uniti e le forze alleate non necessitano di superiorità per sconfiggere l’aggressione anche da parte dei loro nemici più potenti. Gli Stati Uniti, agendo di concerto con alleati e partner chiave, possono ripristinare posizioni credibili di deterrenza contro le principali aggressioni senza dover riconquistare il sopravvento in qualsiasi ambito operativo contro Cina o Russia”.
Dottrina, strategia, tattica attuali dovranno essere cambiate e dovranno essere cambiate anche le linee produttive.
Nel frattempo la Cina, come scrive il South China Morning Post, ha costruito un prototipo di motore per un’astronave a propulsione nucleare diretta.
“Una collaborazione di oltre 10 istituti di ricerca e università in tutta la Cina – scrive il South China Morning Post – ha fatto passi da gigante verso i viaggi interplanetari con lo sviluppo di una tecnologia di fissione nucleare che potrebbe alimentare l’esplorazione su larga scala di Marte. In un articolo pubblicato dalla rivista Scientia Sinica Technologica dell’Accademia cinese delle scienze, il gruppo di ricerca ha affermato che il suo prototipo di sistema di reattore nucleare raffreddato al litio ha superato alcuni test iniziali a terra. I risultati hanno confermato alcune delle soluzioni tecnologiche chiave inventate da scienziati e ingegneri cinesi per ridurre un reattore della classe dei megawatt – sette volte più potente di un sistema rivale costruito dalla Nasa – a dimensioni senza precedenti.
La questione apre nuovi orizzonti per la gara nello spazio e vede l’Occidente in difficoltà.
La Russia ha due navi rompighiaccio con una centrale nucleare a bordo capace di collegarsi con cavi a qualsiasi realtà in difficoltà, fornendo la necessaria energia elettrica.
Passando ad altro scenario, gli Huthi hanno in dotazione missili ipersonici forniti dall’Iran, la qual cosa ci fa capire che un insieme di poveracci, con nemmeno tanti soldi, può mettere in scacco le marine, tenendole in porto e può inibire le vie di traffico delle merci con danno enormi ai Paesi che insistono sul Mediterraneo.
Per inciso, in una classifica mondiale relativa alla produzione di ingegneri, l’Iran è al terzo posto.
Noi produciamo influencer e chiacchieroni.
A proposito di missili ipersonici, è di qualche giorno fa il fallimento di un esperimento inglese e gli Usa per i missili ipersonici sono, per ora, in panne.
C’è inoltre una sproporzione tra i missili usati, ad esempio da Hamas, e le difese Airondrom. Una salva di centinaia di missili da quattro soldi è capace di confondere le difese, di saturarle e di aprire il varco a colpi decisivi su obiettivi importanti.
Veniamo ai carri armati. In questi giorni un T72 russo, ossia un ferro vecchio, ha centrato e spaccato un M1 Abrams, la qual cosa dovrebbe preoccupare gli strateghi nostrani.
Se passiamo alla marina, fondamentale per le talassocrazie Usa e inglese, le flotte sono obsolete per stessa ammissione dei centri studi occidentali e le recenti cantierizzazioni sembrano obbedire a vecchi criteri.
Alcuni all’interno del Pentagono ritengono che la produzione di nuove navi da guerra sia troppo legata a strategie militari obsolete.
E’ pur vero che in un avamposto della Marina americana in Bahrein, un team, ha messo insieme barche drone, navi sommergibili senza equipaggio e veicoli aerei in grado di monitorare e intercettare le minacce su centinaia di miglia del Golfo Persico, come le imbarcazioni veloci iraniane che cercano di dirottare le petroliere. Ma la Marina, dicono gli analisti e gli ufficiali attuali e passati, rimane legata a forze politiche ed economiche che hanno prodotto politiche di approvvigionamento orientate al lavoro, producendo navi da guerra potenti, ma ingombranti, che potrebbero non essere ideali per la future missioni.
La questione aperta è quanto rapidamente la Marina riuscirà a cogliere le opportunità tattiche armandosi anche di una nuova generazione di armi più manovrabili, più economiche da costruire e meno devastanti da perdere.
Infine, per fare un altro esempio, la guerra elettronica vede la Russia capace di disturbare i segnali elettronici con una specializzazione elevatissima.
In buona sostanza, e per arrivare ad una possibile conclusione, c’è una reale arretratezza dell’Occidente che va recuperate non con le cialtronerie e con la propaganda di giocolieri e buffoni da circo, ma con un piano capace di elevare la deterrenza degli armamenti convenzionali.
Nessuno, salvo che non si arrivi ad una follia collettiva capace di eliminare gli esseri umani dal pianeta, può pensare all’uso delle atomiche, ma la deterrenza atomica oggi pare non bastare più, visto che si accendono focolai di guerra in varie parti del globo.
Qui c’è molta strada da fare.
Un’ultima notazione relativa alla questione della credibilità legata alla «reputazione», ossia alla “alla percezione di risolutezza rispetto al prezzo da pagare per impedire una determinata azione da parte di un avversario”.
La guerra innescata da Hamas nei confronti di Israele era intesa a mettere in discussione la «reputazione» e la risolutezza e anche la crudeltà con la quale Israele reagisce a Gaza, è legata al recupero della «reputazione», ossia a far capire a chi vuole attaccare gli israeliani che il prezzo da pagare è altissimo.
La «reputazione» è un problema politico, prima ancora che militare, e in termini di «reputazione» la propaganda dei ciarlatani non serve assolutamente a nulla, se non a tentare di imbonire le masse per condurle a considerare la necessità di fare sacrifici, senza che questi abbiano a che fare con una strategia. Strategia che pare non esserci, quantomeno stando alle analisi che dallo stesso Occidente vengono elaborate e rese pubbliche.





