
di Giovaanni Negri
E’ un po’ penoso vedere come gli stessi giornali che ci davano Putin per morto (cancro , leucemia, epilessia, si è letto di tutto) o per sconfitto (golpe, attentato, crollo per mano di Kiev) ci propongano oggi l’immagine – altrettanto grottesca – di Vladimiro Braccio di Ferro.
La verità stava, e sta, altrove .
La Russia ormai non ha più una forza navale, (completamente distrutta), ha perso sul campo 40.000 uomini, ha visto finire al cimitero (in circostanze misteriose o per suicidio) decine di generali e di top manager del petrolio, il cuore della classe dirigente russa.
La Russia, soprattutto, ha perso la vera guerra che temeva: quella del monopolio energetico sull’Europa. Quella in corso non è la “guerra d’Ucraina” bensì la Guerra del Gas: ed è sostanzialmente già finita con il crollo dell’asse Mosca-Berlino che governò il continente europeo per 20 anni di stagione Putino—Merkeliana.
L’Ue per sostituire la Russia petrolifera ha dovuto ricorrere a Usa, Gran Bretagna (da cui quadruplica l’import) e Norvegia. Quanto al gas l’esempio dell’Italia vale per tutti. Le importazioni dalla Russia sono scese da 30 miliardi di metri cubi nel 2019 (il 40 per cento del consumo), ai residui 2,9 miliardi del 2023 (circa il 5 per cento ), destinati a sparire del tutto.
Ancor più’ rozza la propaganda che racconta il Regime di Vladimiro come un grande potentato dell’Economia Globale .
Il Pil russo e’ oggi ridotto a 1.862 miliardi, trecentoventiquattro miliardi più piccolo di quello italiano, ma soprattutto del 58 per cento inferiore a quello tedesco e del 93 per cento inferiore a quello americano.
Vladimiro Due ha ancora l’atomica . Ma è un piccolo politico-economico circondato dalle macerie .





