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LA SINDROME MOSCOVITA.

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di Bruno Chiavazzo

Credo di aver capito da chi si abbevera Salvini e i suoi leghisti per capire la Russia: Irene Cecchini. Ieri la studentessa che ha avuto l’onore di porre una domanda allo Zar riscuotendo un’eco internazionale, si è appalesata in una intervista alla Stampa, distillando il suo pensiero: «Quella che vedete in Italia non è la realtà della Russia: qui si sta benissimo. È un paese libero che dà opportunità a tutti».

Figlia di un coltivatore di lavanda della Bassa Lodigiana che esporta in Russia, Irene ha sempre avuto il pallino della diplomazia, non si sa bene come, vince un concorso per una borsa di studio allo MGMO, l’Istituto statale di Mosca per le relazioni internazionali sotto l’egida del Ministero russo degli Affari Esteri: non proprio il massimo, diciamo, dell’autorevolezza e della libertà di pensiero. Ma Irene è giovane è appassionata della letteratura russa, in soli tre anni anni parla fluentemente in russo, vive a Mosca, mica al di là del Circolo Polare Artico dove era detenuto Navalny, frequenta i locali e, giustamente, vuole difendere la terra che l’ha «accolta» e nella quale si è «subito sentita a casa».

La brava studentessa non si è chiesta come mai la televisione russa ha mandato nei circuiti internazionali proprio la sua domanda e la risposta di Putin. Lo si può capire seguendo il filo dell’intervista a La Stampa, prima richiamata: “Il racconto della Russia illiberale, dittatoriale è una costruzione dell’Occidente che da anni attacca Mosca per guadagnare sempre più terreno.

L’Occidente ha sempre considerato questo paese come la pecora nera. La Russia non ha fatto altro che difendersi attaccando l’Ucraina”. La speranza di Irene è quella di ottenere il prima possibile la cittadinanza russa. Siamo sicuri che dopo la performance televisiva il “Presidente” Putin, come lo chiama lei, metterà una buona parola. Dasvidania Irene!

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  • Redazione

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