
di Elio Truzzolillo
In una delirante intervista rilasciata a “l’Antidiplomatico” (al primo commento il link) il fisico Carlo Rovelli si sente un po’ più libero di quando appare in TV dove finge di mostrarsi moderato cercando di contenersi (con poco successo tra l’altro).
Intervistato da un giornalista più fazioso di lui, Rovelli ci fornisce il grado del suo disprezzo per l’Occidente e della sua visione distorta della realtà. Consiglio di leggerla perché una disamina completa richiederebbe uno spazio non compatibile con un post su Facebook.
Mi pregio di sottolineare un passaggio in particolare che rivela come sia inguaribilmente e intimamente attratto dai regimi totalitari e antidemocratici.
Rovelli magnifica il fatto che la Cina in 40 anni ha aumentato il suo benessere azzerando anche l’analfabetismo (piccola coincidenza: proprio da quando ha prodotto più ricchezza aprendosi parzialmente all’economia di mercato, perché anche l’educazione statale ha un costo). Inoltre, ci spiega che ciò è avvenuto grazie alla presenza di un partito comunista che pone l’interesse collettivo al di sopra di quello dei singoli.
Farei notare che l’eliminazione dell’analfabetismo e il raggiungimento di un certo benessere sono stati raggiunti anche in Occidente, ben prima e in misura maggior che in Cina. Questo anche se secondo lui da noi non ci sono i magnifici meccanismi cinesi che assicurano il perseguimento dell’interesse collettivo.
Mi corre anche l’obbligo di sottolineare al nostro fisico confuso che 40 anni fa, quando l’analfabetismo e la povertà in Cina erano molto più diffusi, non vigeva uno spietato “neo-liberismo”. C’era, infatti, sempre il partito comunista al potere (in Cina c’è sempre quello al potere).
Ma Rovelli non si ferma qui, sbraca completamente e afferma che proprio il fatto che la Cina persegue il bene collettivo è il motivo per cui è odiata dall’Occidente (che quindi odierebbe l’interesse collettivo). Chiosa quindi con un delirante:
“Non è perfetta, tutt’altro, ma è decisamente meglio di quanto abbiamo qui.”
Il sistema cinese, quindi, nel suo complesso è decisamente meglio (non meglio, “decisamente meglio”) di quello che sperimentiamo in Occidente.
La totale noncuranza nel suo giudizio di concetti come le libertà civili, la democrazia, la divisione dei poteri o la libertà di espressione (che in Occidente crea una “cacofonia” come dice in un altro passaggio), ci dimostra come sia intimamente a favore di un regime totalitario che secondo lui (e secondo i veri fascisti e i veri comunisti) sia l’unico in grado di raggiungere il bene collettivo.
Quello che non ha capito Carlo Rovelli, e non hanno capito i fascisti e i comunisti totalitari, è che nei regimi totalitari il bene comune lo decidono un ristretto numero di funzionari e non c’è modo di discutere se la loro scelta sia condivisa o meno dalla maggior parte delle persone.
Moltissimi intellettuali, al di là delle loro dichiarazioni di circostanza, sono intimamente totalitaristi, perché l’idea di dover sopportare questa “cacofonia” della plebe che parla di tutto li mette a disagio. Non gli passa neanche per la testa che la “cacofonia” sia un male minore e necessario. Non hanno introiettato il concetto che nessuna organizzazione può arrogarsi il diritto di decidere quale sia il bene comune al riparo da libere e democratiche elezioni. Fosse anche il magnifico partito comunista cinese.
Eppure l’uomo dovrebbe essere dotato di un’intelligenza almeno discreta visto che è un fisico. Ma questo è il mistero del concetto di intelligenza di cui non abbiamo ancora una definizione e una misurazione soddisfacente, se non relativamente ad alcuni suoi aspetti specifici.





