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MEMENTO PER UNA NAZIONE

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di Paolo Falconio

Indro Montanelli disse che saremmo divenuti una Nazione di Camerieri. Splendidi e sofisticati, ma pur sempre camerieri. Ero piccolo quando udii questa intervista ad uno dei giornalisti più grandi che l’Italia abbia avuto e ricordo il fastidio e quasi un certo astio per quel grande uomo colpevole ai miei giovani occhi di “disfattismo”. Ecco perché Indro Montanelli è entrato a pieno diritto nell’elenco dei grandi italiani. Aveva la capacità di guardare oltre il presente

I motivi sono banali, quanto profondi. In primis, come sempre lo stesso ebbe a dire, “siamo un popolo di contemporanei” ossia ignoriamo la nostra storia. E la società premia questa ignoranza, il sistema scolastico quasi la incentiva dedicandogli poche ore ogni settimana. Un’orda di uomini senza passato costituisce il primo dei fattori di debolezza geopolitica, perché fuori dai confini di un’Italia che forse non sarà neanche più (e non è una battuta), la storia la conoscono e la usano a loro vantaggio, cosa che nella maggior parte dei casi non coincide con i nostri interessi.

E’ la stessa ignoranza che ha mandato al macero un’intera classe dirigente, per sostituirla con dei commissari liquidatori del sistema industriale italiano. Che con una prosopopea che davvero lascia basiti, è riuscita a perdere l’estero vicino che era nella nostra sfera di influenza e che oggi è gestito da nazioni che hanno una idea imperiale di sé come la Turchia (il richiamo all’impero Ottomano è forte e dato che dubito che qualcuno approfondisca, guardate almeno qualche titolo delle loro serie su Netflix) o la Russia che guarda a stessa come la Terza Roma.

A proposito di Roma (Una potentissima immagine, eredità, e forse fattore geopolitico tra i più rilevanti con oltre 60 città nel mondo con questo nome) , mentre nel mondo i motti latini sono il simbolo di Università e città, da noi i cosacchi nostrani hanno persino pensato di farlo divenire un acronimo in inglese, abbandonando il glorioso e fiero SPQR (operazione che spero sia abortita). Dopo il bombardamento di San Lorenzo, un’ondata di sdegno di tutte le classi intellettuali in America e in Inghilterra fece sì che quei bombardamenti non si ripetessero.

Per tornare al nostro estero vicino, vuol dire aver perso la Libia in nome di una primavera araba inesistente e di ispirazione anglo francese. Una Libia che è una invenzione italiana e dovrebbe essere il dossier più importante sul tavolo del governo, chiunque esso sia. I motivi? Rinvio a riviste di settore come Limes o Domino, ma tanto per darvi il quadro 1) Rilevanza strategica in termini di difesa essendo la nostra quarta sponda; 2) Rilevanza strategica in termini energetici, essendoci petrolio; 3) Rilevanza strategica per il controllo dei flussi migratori.

Il problema di riprendersi la Libia non è imputabile ad un alleato americano, che forse potrebbe dettarci alcune tempistiche, ma fondamentalmente credo sarebbe anche favorevole vista la capacità di poter pacificare la zona oltre il ruolo di una marina che è la più importante nel mediterraneo. Il punto è che non riusciamo ad andare oltre l’espressione di un desiderio. Quando il nostro alleato ci chiede come intendiamo riprenderci la Libia, cala un imbarazzante silenzio, quasi che pretendessimo che fossero gli americani a mettere gli scarponi nel deserto. Abbiamo degli ottimi servizi segreti che potrebbero incidere fortemente tra le varie tribù che costituiscono le genti libiche. Esiste un concreto rischio terrorismo e sanitario da quei flussi che potrebbero giustificare un intervento con l’appoggio della comunità internazionale (gli USA), ma gli scarponi ce li dobbiamo mettere noi.

Sul Piano Mattei non è possibile avere un giudizio, molte parole pochi i fatti. Al momento assomiglia a un grande sipario sul quale campeggia tutto e il contrario di tutto.

In questo breve escursus vorrei citare la bellezza, che è anch’essa fattore geopolitico, e anche di grande rilevanza. La nostra arte, le nostre città, il nostro design ha dominato il mondo e ha inciso nella formazione delle élite intellettuali del mondo. Noi stiamo dismettendo questo patrimonio inestimabile senza neanche riflettere.

In ultimo, dispiace dirlo, questa cultura del complotto imperante che dilaga a tutti i livelli. Le cose, molto spesso sono come appaiono, i famosi poteri forti per carità esistono ed incidono, ma non determinano i grandi eventi. Nel diritto penale esistono anche i reati di omissione. Quando sentite l’espressione “la guerra di Putin” è l’ennesima prova di una visione teocentrica della storia. Come se dietro alla storia ci siano solo pochi poteri malvagi che piegano i popoli. La guerra è dei russi, altrimenti Putin a quest’ora sarebbe solo un ricordo.

In un mondo dove si registra una progressiva tendenza alla violenza, non prendere atto di quanto sopra è criminale. Non fare nulla è criminale perché non c’è bisogno di scendere all’inferno, in quanto è “l’inferno che sta salendo da noi“.

*Membro della “Faculty” dell’Università Luiss Guido Carli- Vice Presidente Centro Studi Paradigma

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