
di Marco Palombi
C’è qualcosa che sfugge quando si parla di Intelligenza Artificiale, ed è l’individuazione di chi è più interessato ad applicarla.
I ricercatori per velocizzare il proprio lavoro?
I giornalisti per scrivere più rapidamente il pezzo di cronaca?
Gli avvocati per stilare memorie e arringhe?
Le società di assicurazione per prevedere il rischio di un evento?
I portuali per prevedere quando arriverà la nave da far attraccare con il suo carico da gestire?
Nessuno di loro, e tutti loro. O meglio, tutti loro possono usarla traendone vantaggi, ma chi in realtà e interessato ad usarla è… Il direttore finanziario dell’azienda.
Egli, infatti, è chiamato ad ottimizzare l’uso del denaro nell’azienda e per l’azienda. Sistemi come la IA sono di enorme aiuto per migliorare la resa degli altri fattori di produzione a cui si applica il denaro.
Ad esempio, immaginiamo un call center bancario. Contrariamente a quel che si pensa, un direttore finanziario non sceglierà di impiegare la IA al posto delle persone: sappiamo tutti quanti sia fallace un bot che ti risponde e quanto sia fastidioso per noi interloquire con un “coso” artificiale. Il direttore finanziario, piuttosto, integrerà la IA generativa nel processo, fornendo supporto alla forza lavoro e permettendo così ai meno performanti o ai novellini di performare quanto un operatore esperto, ottimizzando la resa del dipartimento, rendendo anche il cliente più felice perché non solo trova la risposta alla sua domanda, ma perché la trova da un essere umano capace di empatia, di adattare il proprio tono e ritmo alle esigenze di chi ha dall’altra parte del cavo telefonico.
Ecco un esempio di ibridazione uomo-macchina all’azione.
Potremmo fornirne molti altri, ma per il momento ci basti questo: ovunque ci sono settori labour-intensive, che richiedano comunicazione o che richiedano cooperazione tra individui, la IA generativa può render più efficiente il sistema stesso, senza sostituirvisi.
La gente comune ha paura di due cose: la perdita di referenzialità di chi possiede know-how e lo sa usare e il fatto che la AI possa ad un certo punto fare a meno degli uomini.
Per il primo punto, un avveduto direttore finanziario affiancherà all’esperto la IA, al fine di avere un sistema resiliente, di know how trasmissibile e quindi far perdurare l’azienda, diffondendo skills, favorendo il progresso (in quanto si combattono i colli di bottiglia della circolazione delle informazioni e conoscenze importanti).
Per il secondo punto, dovremmo guardare alla finalità. L’uomo usa gli strumenti per delle finalità. La IA non ha una finalità autonoma. Quindi perché dovrebbe fare a meno dell’uomo, o ridurlo a strumento?
Il problema semmai è nella dimensione del pericolo che l’uomo usi la IA per assoggettare o sfruttare l’altro uomo. Un po’ come – nei bui periodi della schiavitù – erano gli africani che vendevano gli altri africani agli schiavisti.
Sarà quindi l’uomo a dover prendere delle decisioni, sempre.
In questo senso si orienta l’elaborazione della legislazione USA in materia (diversa da quella UE), che impone la trasparenza della “scatola nera”: si deve sempre sapere quali dati alimentano la IA, come vengono trattati e perché la IA restituisce determinati risultati. Inoltre, il legislatore ha vietato l’uso della IA in alcune fasi della selezione del personale, nella interpretazione della mimica delle persone, nella identificazione non cooperativa e nella definizione di allarmi quando una persona si discosta dai propri pattern comportamentali.
È quindi palese che per il legislatore la IA sia un “apparato digerente” che trasforma dati disparati in informazioni utili – utili all’Uomo e all’uomo che la applica.
Al contrario la UE si è orientata verso la gestione e limitazione dei dati che possono alimentare la IA, nella convinzione che gestendo l’acqua, la pianta cresca nella direzione voluta, voluta dal legislatore – non da chi la IA la applica.
Quale sistema si rivelerà più efficace?
Secondo me il modello meno autoritario e meno centralizzato americano sopravvivrà allo shock sociale e culturale che noi europei stiamo iniziando a vivere. Inoltre, la IA non è fissa come un albero, che cresce solo in un posto: essa si forma ovunque perché è ovunque, frustrando la barriera artificiale dello spazio imposta dall’uomo, e del tempo imposta dalla vita di una persona.
Comunque la si possa pensare, la IA è già fra di noi, e sta a noi scegliere come ibridare la nostra realtà.





