Home Economia e finanza AGRICOLTURA CENERENTOLA DELL’ECONOMIA, QUANTO POTRA’ DURARE?

AGRICOLTURA CENERENTOLA DELL’ECONOMIA, QUANTO POTRA’ DURARE?

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di Ugo Busatti

Lo scopo dei miei scritti in pratica quotidiani, é la ricerca di una chiave di lettura non conforme ai dictat del Sistema, ma sempre basandosi su dati e considerazioni concrete. Per riflettere insieme.
Oggi vorrei parlare di agricoltura. E di come le societá moderne sono organizzate.
L’incidenza del settore agricolo sul PIL italiano é ridicola: 2,2% con i suoi 41,7 miliardi di euro (dati 2022). Ovvero chi ci fa mangiare, chi non va in vacanza mai perché i terreni vanno seguiti, chi deve guardare il cielo perché da esso dipendono mesi lavoro, produce il 2,2% della ricchezza del Paese. Si dirá, certo, siamo un Paese industriale e quindi sono le fabbriche a fare la parte del leone.
Errore. É di 391 miliardi la quota parte di PIL relativa alle industrie. Il 20,5% della ricchezza del Paese. Sono invece 1377 i miliardi prodotti dai servizi, il 72,2% della ricchezza del Paese.
Non voglio certo passare per un oscurantista negatore del progresso o della societá, non per nulla, definita dei consumi. Ormai ci siamo abituati. Ma se ci fermiamo a pensare che il 2,2% della nostra ricchezza é prodotta da chi ci fa mangiare, ed il 72,2% da chi ci offre “servizi”, dovrebbe farci pensare. Anche perché quando vediamo che il “Sistema agroalimentare” invece di miliardi ne fattura oltre 600, allora ti chiedi: ma come é possibile?
Tutti noi abbiamo notato che la frutta soprattutto, ma anche le verdure non sono piú ” quelle di una volta”. E alcuni, furbi, ci marciano con la scusa del “bio” che fa quadruplicare i prezzi al consumo, dando solo l’illusione, il piú delle volte, di un prodotto migliore. Ormai la frutta puó essere usata dalle barricate degli studenti ( si fanno ancora?) al posto dei sanpietrini, tanto é dura. Per non parlare del sapore.
In Francia stanno facendo ( tanto per cambiare) le barricate gli agricoltori per protestare contro il caro gasolio e le importazioni dall’Ucraina ( sempre questa disgrazia che ci é capitata). Lo stesso hanno fatto gli agricoltori Polacchi, Ungheresi, Slovacchi, per le politiche della UE che dopo aver regalato ( ingiustamente) miliardi agli agricoltori con un pagamento tanto ad ettaro anche di terreni non coltivati, ora sta recuperando il terreno perduto con delle leggi fuori da ogni logica.
Lungi dal voler fare un discorso articolato su tutti i problemi agricoli, non sarebbe forse il caso di ripensare al modello che ci stanno imponendo? Frutta e verdura che arriva da altri continenti, stoccaggi in magazzini grandi come una cittá, trasporti diffusi  ed inquinamento conseguente), camion ,navi, di tutto e di piú, e contadini (quelli che si fanno il culo) che vedono il 10% quando va bene del costo al dettaglio.
Dobbiamo fare un passo indietro. Fermarci un momento e fare un profondo respiro. Basta andare in giro per il Mondo a dare sanzioni, fomentare guerre, aumentare i commerci ed i trasporti, far girare un paio di jeans per cinque continenti.
Senza fare troppe rivoluzioni, cerchiamo di andare verso una cultura del km zero, non solo in agricoltura. Cominciamo ad occuparci dei fatti nostri, consumando prodotti nostri, e facendo girare i soldi tra di noi. Certo, senza chiudere le porte agli altri, ci mancherebbe. Se io do una mela a te, tu dai una pera a me. Allora tutto va bene. Ma sembra proprio che ci sia chi vuole arraffare tutto, e la politica sembra indirizzata piú ad aiutare questi pescicani, che noi parco buoi. Forse dobbiamo fare una pausa di riflessione.

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  • Redazione

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