Home Politica estera NETANYAHU: “NO A SOLUZIONE DUE STATI”

NETANYAHU: “NO A SOLUZIONE DUE STATI”

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Con un tempismo come al solito sghembo, l’Alto commissario per la politica estera dell’Unione Europea, il socialista Josep Borrell, ha proposto ieri una road map in 12 punti per la soluzione a due Stati.

Il documento avrebbe lo scopo di porre fine alla spirale di violenza tra israeliani e palestinesi, ma la proposta principale, ossia la soluzione a due Stati, non tiene conto del totale diniego del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale, non più tardi di sabato, ha detto a chiare lettere che respinge una soluzione che veda la creazione di uno Stato Palestinese.

Nei giorni scorsi era stato lasciato intendere che nei colloqui con Joe Biden, Benjamin Netanyahu avrebbe detto al presidente degli Stati Uniti di non escludere la creazione di uno Stato palestinese.

Durante una conferenza stampa, dopo un incontro con i sindaci statunitensi, a Biden è stato chiesto direttamente se una soluzione a due Stati fosse impossibile con Netanyahu ancora in carica.

No, non lo è”, ha risposto il presidente.

Pensare a dimissioni di Benjamin Netanyahu o a un suo allontanamento è fuori discussione.

Ieri, come riferisce ‘The Times of Israel, la mozione di sfiducia contro il primo ministro israeliano è stata bocciata, ricevendo solo 18 voti e, quindi, non raggiungendo il quorum necessario. La mozione, presentata dal partito laburista, citava il “fallimento” del governo nel garantire il ritorno dei 136 israeliani ancora tenuti in ostaggio nella Striscia di Gaza da Hamas, dopo l’attacco del 7 ottobre. Argomentando a favore della mozione, il parlamentare laburista Efrat Rayten ha sostenuto che “il dovere fondamentale di uno Stato nei confronti dei suoi cittadini è quello di proteggere le loro vite e la loro sicurezza. Non c’è e non ci può essere fiducia in un governo che ha fallito così miseramente” durante e dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre.

In ogni caso, quindi, piaccia o non piaccia, i conti si fanno con Bibi Netanyahu e qualsiasi road map che non tenga conto di questo fatto è pura presa di posizione politica senza alcun effetto reale.

A Joe Biden è stato anche chiesto se riconsidererà “le condizioni degli aiuti a Israele, dato ciò che Bibi [Netanyahu] ha detto sulla soluzione a due Stati?”.

Biden ha detto: “Penso che saremo in grado di trovare una soluzione”.

Alla domanda su come ciò potrebbe essere fatto, il presidente ha lasciato intendere che potrebbero esserci vari “tipi” di soluzioni a due Stati a cui Netanyahu potrebbe non essere contrario: “Esistono diversi tipi di soluzioni a due Stati. Ci sono un certo numero di paesi membri delle Nazioni Unite che non hanno ancora i propri eserciti. Numero di stati che hanno limitazioni… E quindi penso che ci siano modi in cui questo potrebbe funzionare”.

Il giornalista ha poi detto a Biden che “Bibi ha appena detto di essere contrario a qualsiasi soluzione a due Stati”.

“No, non ha detto questo”, ha affermato Biden.

Tuttavia, Netanyahu ha respinto la visione di Biden per una Gaza del dopoguerra che sarebbe riunita politicamente con la Cisgiordania sotto il governo dell’Autorità Palestinese – dopo le riforme – come parte di una più ampia iniziativa diplomatica mirata a un’eventuale soluzione a due Stati e ad un ampliamento degli Accordi di Abraham.

“Chiunque parli del ‘giorno dopo Netanyahu’”, ha detto Netanyahu durante la sua conferenza stampa di giovedì, “sta essenzialmente parlando della creazione di uno Stato palestinese con l’Autorità Palestinese”.

“Tutti i territori che evacuiamo subiscono il terrore – un terrore terribile contro di noi”, ha detto Netanyahu, citando Gaza, il Libano meridionale e parti della Cisgiordania. Pertanto, “in qualsiasi accordo futuro, o in assenza di un accordo”, ha affermato, Israele deve mantenere il “controllo di sicurezza” di tutto il territorio a ovest del fiume Giordano – ovvero Israele, Cisgiordania e Gaza. “Questa è una condizione vitale.”

Netanyahu ha riconosciuto che questo contraddice l’idea di sovranità per i palestinesi. 

“Dico questa verità ai nostri amici americani”, ha aggiunto Netanyahu.

Ciononostante, Netanyahu ha affermato che la sua posizione non impedirà a Israele di espandere il cerchio della pace a nuovi paesi arabi, “insieme ai nostri amici americani”.

Le precisazioni di Netanyahu, nel giorno di sabato, durante lo Shabbat, sono arrivate dopo che la CNN , citando una persona che avrebbe avuto contezza della conversazione, ha riferito che Netanyahu aveva detto a Biden che i commenti pubblici che aveva fatto il giorno prima – in cui il primo ministro sembrava respingere l’idea di creare uno Stato palestinese – non intendevano escludere del tutto tale risultato.

Nella dichiarazione dell’Ufficio di Netanyahu, si legge: “Nella sua conversazione di ieri sera con il presidente Biden, il primo ministro Netanyahu ha ripetuto la sua posizione coerente da anni, espressa anche in una conferenza stampa il giorno prima: dopo l’eliminazione di Hamas, Israele deve mantenere il pieno controllo di sicurezza della Striscia di Gaza per garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele – e questo è in conflitto con le richieste di sovranità palestinese”.

La dichiarazione attentamente formulata non esclude definitivamente la possibilità di uno Stato palestinese, ma senza la piena sovranità.

Israele, a quanto si capisce, non ha nessuna intenzione di farsi condizionare dagli usa, figuriamoci se si fa condizionare dell’inesistente politica estera dell’Unione Europea.

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  • Redazione

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