
di Antonio Foccillo
Di fronte a quello che succede, ogni giorno, nel mondo, sorge una domanda: cosa si fa quando una nazione, in nome della libertà, porta la guerra in un paese straniero?
Credo che sia una domanda molto difficile perché coinvolge a sua volta troppi altri interrogativi e, a loro volta, avrebbero bisogno di molte valutazioni di vario ordine: filosofico, morale, sociale, etico, economico e, infine, sulla gestione del potere.
Non avendo l’ambizione di approfondirli tutti, si può cercare di rispondere, valutando la domanda dal punto di vista dell’azione che si può svolgere per tentare di limitare la possibilità che ciò possa continuare ad accadere.
Che non sembri un’utopia! L’umanità è riuscita, in tante occasioni, a migliorarsi, grazie alle utopie. Pensiamo alla grande utopia dell’Illuminismo.
Un primo aspetto riguarda il passato quando si è stati capaci di trasferire gli ideali di fratellanza, libertà ed uguaglianza in bisogni collettivi che hanno reso, almeno il mondo occidentale, più libero, democratico ed in grado di soddisfare le richieste di diritti e tutele che hanno portato allo stato di diritto e alla legislazione sociale.
Sono state battaglie di grande civiltà che hanno accompagnato i processi economici e di sviluppo della democrazia, riducendo di molto violenze e soprusi nei confronti delle parti più deboli della società.
Questi valori sono stati un collante che hanno portato i cittadini a realizzare società tolleranti, democratiche e libere. Tutto questo lo troviamo in tanti momenti che hanno segnato la storia del Mondo: dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e dei cittadini alle tante conquiste dei diritti che si sono affermate in molte Costituzioni come valori fondanti. Basta rileggere la nostra storia per capire.
All’interno della Costituzione italiana del 1948, infatti, sono stati inseriti, oltre ai principi e i valori dell’uguaglianza e della libertà, altri, quali la tutela della persona in tutte le sue prerogative e libertà (pensiero, parola, associazione, partecipazione, lavoro, giusto stipendio e sovranità), come pure la solidarietà e la coesione (fisco, sanità, assistenza, previdenza).
Oggi, purtroppo, viviamo in un mondo in cui tali valori sono stati, spesso, sostituiti da disvalori. La logica economica, attraverso la globalizzazione e la finanziarizzazione ha prevalso sulle mediazioni degli interessi ed ha affermato solo l’esigenza del singolo, attraverso anche un dogma quello di una competizione esasperata fra individui.
Tutto quello, inoltre, che non risponde ai bisogni dell’economia viene considerato ramo secco da tagliare e con questa impostazione si sono cancellati o si sono ridimensionati tanti diritti collettivi che affermavano, se non pienamente l’uguaglianza, almeno vicinanza fra deboli e forti.
Quando in una società vengono meno valori condivisi, essa si spezzetta in tanti gruppi ed ognuno, senza valutare le ragioni dell’altro, si affanna a far prevalere le proprie, attraverso le singole rivendicazioni ed il conflitto e quindi si precipita nell’insicurezza e nella lacerazione dei rapporti sociali.
Oggi, non esistono neanche le distinzioni fra modelli diversi di società che, comunque sostanziavano il confronto o lo scontro su ideali, che vedevano, alla fine, il prevalere di un modello sull’altro.
Per fortuna nel nostro mondo occidentale hanno prevalso, almeno fino a qualche tempo fa, principi di solidarietà, coesione, equità e giustizia sociale, anche se non proprio pienamente. Infatti, non sono, comunque, mancate povertà ed emarginazione.
Purtroppo, dopo un lungo periodo di pace dovuto all’equilibrio dei due blocchi, in cui, dopo la guerra, a Yalta si era diviso il mondo, si è sfaldato tutto e sono ritornate le guerre.
Questi processi, essenzialmente economici-finanziari, sono stati dai più vissuti come ineluttabili, ed è venuta meno la partecipazione, in quanto si è innescata nelle menti la convinzione che non si possono in ogni modo cambiare le cose. Si è creato, come conseguenza di questo modo di vedere, apatia e disinteresse. Ha prevalso l’egoismo, l’edonismo, la ricchezza dei pochi, l’apparire più che l’essere.
I sacerdoti della globalizzazione, infatti, hanno disegnato un nuovo mondo in cui avrebbe prevalso la ricchezza ed il benessere, ma ciò non è avvenuto, anzi, si è distrutta la solidarietà, la coesione e si sono ridimensionati diritti e tutele, facendo aumentare povertà ed emarginazione.
Tutto questo porta le nuove generazioni a trovare conforto in visioni alternative. Esse diventano sempre più soli e trovano rifugio in disvalori molto deleteri: la ricchezza subito e veloce; la partecipazione a violenze o guerriglie cittadine; le droghe o il bullismo, la bulimia o l’indifferenza verso il prossimo, i social.
Nel mondo scoppiano conflitti religiosi, in essi prevalgono i fondamentalisti che, addirittura, arrivano a sacrificare la loro vita per uccidere altre persone innocenti per affermare i loro fanatismi.
Ma nascono anche eccidi sempre più ampi fra etnie che si contrappongono, o guerre che si contrabbandano come guerre di liberazione, ma alla fine, spesso, si dimostrano tentativi di accaparrarsi le ricchezze di quei paesi.
“Il principe”, ancora oggi, chiunque esso sia, ordina di andare in guerra, sulla base dei suoi intendimenti e sulla base delle leggi che egli stesso ha imposto. Nessuno si può rifiutare.
Noi, convinti che diritto e morale siano connessi e che il primo debba essere influenzato dalla morale e dagli ideali, ma anche da forme di critica morale illuminata.
Il contrasto che si forma fra azione e diritto nello svolgere la propria attività di violenza o di guerra viene giustificata con l’obbedienza all’ordine del principe e delle leggi.
Su questo contrasto si sono spese tantissime parole e sono stati scritti tantissimi manuali di diritto. Si definisce contrapposizione fra diritto naturale e diritto positivo.
Infatti, dal punto di vista giuridico, ha senso tale contrasto, quando chi è obbligato a svolgere un’azione sulla base della legge che si applica, in quel momento nel proprio paese, anche se essa sia in contrasto con il diritto naturale. Allora, i giuspositivisti considerano la legge, anche se ritenuta ingiusta, da applicare, mentre i giusnaturalisti la ritengono non valida e quindi da disapplicare o da disobbedire.
In tal senso, la distinzione avviene fra due visioni: la legge deve essere applicata solo perché è legge oppure esistono principi della condotta umana con i quali la legge umana deve conformarsi se vuole essere valida.
Questa teoria permette a coloro i quali considerano l’ordine sbagliato rispetto alla propria morale di opporsi ai comandi frutto della legge, essendo l’uomo solo fra le creature dotato di ragione e libero arbitrio.
Hume sosteneva: “La natura umana non può assistere affatto senza l’associazione degli individui, e quella associazione non si attuerà mai se non si ha rispetto per le norme dell’equità e della giustizia[1]”.
Gli uomini non sono demoni, dominati dal desiderio di sterminarsi, a vicenda, ma non sono neppure angeli: e il fatto che gli uomini sono una via di mezzo tra questi due estremi è qualcosa che rende un sistema di reciproche astensioni tanto necessario quanto possibile.
“Così come stanno le cose – sostiene Hart ne ‘il concetto di diritto’ – l’altruismo umano ha un’estensione limitata ed è discontinuo, e le tendenze all’aggressione sono sufficientemente frequenti per essere fatali alla vita sociale se non vengono limitate”. Poi continua: “Gli esseri umani hanno bisogno di cibo, di vestiti e di un tetto; e che questi non sono alla portata in una quantità senza limiti, ma sono scarsi e devono essere fatti crescere o venir conquistati. […]. La stessa inevitabile divisione del lavoro, e il continuo bisogno di cooperazione, sono pure fattori che rendono necessarie nella vita sociale altre forme di norme”.
Norme che, a parer nostro debbono essere intrise di nuovo di valori, per creare una forma minima di fiducia e per assicurare la necessaria cooperazione fra gli individui.
In questo mondo se non si vuole far prevalere la barbarie bisogna fare una “nuova battaglia culturale” per ripristinare valori e ideali, per dare speranze e certezze, per ripristinare azioni collettive, fondate sul dialogo e sulla tolleranza, per ridare “l’utopia” – come già si sosteneva – all’umanità di creare un mondo migliore, dove la fratellanza e l’uguaglianza siano accompagnate da sentimenti di libertà dai bisogni e dalla povertà.
Bisogna ripercorrere la lezione del passato, quando non solo si è reso l’uomo, il soggetto intorno a cui ruotano gli altri principi: economici, sociali e politici. A questo hanno contribuito, tanti soggetti, politici, economici, sociali, a far diventare la legislazione una conquista di civiltà del mondo occidentale.
L’uomo ha bisogno di qualcosa in cui credere, ma anche di ordine e sicurezza, di leggi che tutelino i diritti che sono essenziali nella sua vita.
Ancora, proprio per modificare le nostre democrazie, deve essere fatta un’azione anche a livello individuale, dove ogni persona deve partecipare ed essere d’esempio con il suo comportamento per gli altri.
La morale è quella kennediana: non bisogna mai chiedersi cosa gli altri possono fare per te, ma quello che te stesso puoi fare per gli altri.
Se ci si attiene a questo precetto si possono cambiare molte situazioni che si vivono giornalmente e si può migliorare il Mondo.
[1] Hume – A Treatise of Human Nature – III, 2, “Of Iustice and Injustice”. Tratto dal Libro: H. L. A. Hart – Il concetto del diritto – cit. pagg. 222-223 – Einaudi – Torino 1965. .





