
di Giovanni Fasanella
Al di là dei giudizi di merito sull’ultima puntata di Report, c’è da chiedersi perché un’inchiesta sul caso Moro, trasmessa in prima serata dalla Rai, abbia riscosso tanta attenzione sui social e sia stata molto vista. Certo, l’abile battage pubblicitario che l’ha preceduta ha contribuito a creare un’attesa spasmodica. Posso testimoniarlo anche personalmente sulla base dei messaggi di amici e lettori che mi chiedevano addirittura giudizi preventivi. Ma questo non spiega tutto. C’è qualcos’altro, a mio avviso.
Innanzitutto, nell’opinione pubblica c’è la diffusa percezione che l’assassinio di Moro abbia prodotto conseguenze profonde nella storia italiana. In secondo luogo, c’è l’altrettanta radicata convinzione che un evento di quella portata, a quasi mezzo secolo di distanza, non abbia ancora delle spiegazioni soddisfacenti: né sul piano giudiziario, né su quello giornalistico, né su quello storiografico. In terzo luogo, questo deficit di verità ha alimentato una ridda impressionante di ipotesi e ricostruzioni in cui è diventato estremamente difficile separare il vero dal verosimile, il verosimile dal falso.
Si è creata una tale confusione (terreno fertilissimo per depistatori, ciarlatani e mestatori) che l’opinione pubblica ha finito per perdersi. Ha fame di notizie, ma non crede più a nulla. Paradossale, però è così. E come sempre accade quando si è privi di riferimenti e si è in balìa delle onde, ci si aggrappa a qualsiasi zattera che prometta un approdo.
E’ un problema che l’informazione e la storiografia non possono ignorare. Si può discutere sul “come” ricostruirla, quella storia, sulla base di quali fonti e con quali metodologie. Ma non si può far finta che si sappia tutto. O, per essere più precisi, che sia già stato raccontato tutto. No.
PS NESSUNA CENSURA DA PARTE DI REPORT
Molti lettori mi hanno scritto lettere indignate (diversi commenti dello stesso tenore sono stati pubblicati anche sulla mia pagina) per «non essere stato sentito» nell’inchiesta di Report sul caso Moro. Sono obbligato a dare una spiegazione, dal mio punto di vista ovviamente. Anche perché non vorrei che alcune mie critiche alla trasmissione fossero interpretate come una ripicca dell’escluso, e che Report apparisse come un tribunale della censura. Così non è.





