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I NEMICI DEL MODERNO

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di Giovanni Bernardini

Da sempre le guerre fanno emergere le contraddizioni latenti, rendono esplicito ciò che era solo implicito.
Nel 1914 lo scoppio del primo conflitto mondiale portò alla distruzione della seconda internazionale, le divergenze da tempo esistenti fra riformisti e rivoluzionari esplosero, il movimento socialista si divise e non a caso fallirono tutti i tentativi di ricomposizione.
Oggi la guerra in Ucraina prima e quella fra Israele e Hamas dopo hanno riportato alla luce moltissimi personaggi fino a ieri ai margini della politica ed oggi rumorosamente presenti un po’ ovunque.
Michele Santoro, Vauro, Rula Jebreal, Alessandro di Battista, Moni Ovadia, Donatella Di Cesare, Marco Travaglio, Alessandro Orsini, Diego Fusaro, Massimo Fini, tanti altri, tutti personaggi che è difficile non considerare di partei.
E, accanto a loro, personaggi che hanno preso in passato su vari argomenti posizioni anche condivisibili ma su cui la guerra ha esercitato un autentico richiamo della foresta… penso a Massimo Cacciari, Marcello Veneziani, Piero Sansonetti…
Alcuni di loro possono essere collocati a sinistra, altri a destra, ma, al di là di tutte le distinzioni, anche rilevanti, qualcosa li accomuna.
Detestano la modernità. Alcuni, come Massimo Fini o Diego Fusaro in maniera radicale, altri, come Cacciari o Veneziani, in maniera moderata, piena di distinguo.
Società aperta, diritti umani, liberalismo, individualismo, razionalità strumentale, economia di mercato, pensiero scientifico, pluralismo, sono guardati con aperta ostilità, addirittura con odio da quelli che ho definito “poco rispettabili”, con sospetto dagli altri.
Sono contrari a tutto ciò che può apparire come divisione, legame astratto fra gli esseri umani. Alcuni, i più ferrati in filosofia, identificano l’individualismo liberale con la “alienazione”, altri, meno raffinati, si limitano a strillare contro il “Dio denaro”.
Tutti, chi più chi meno, vagheggiano o guardano con nostalgia ad una società “unificata”, organica, un tutto di cui i singoli altro non siano che parti subordinate.
Non è un caso quindi che provino una istintiva antipatia, se non odio implacabile, verso paesi come gli USA o Israele e che, malgrado le condanne, anche sincere, dei “rispettabili”, guardino con simpatia giustificatoria, quando non con profonda ammirazione alla Russia, alla Cina ed allo stesso fondamentalismo islamico.
Molti si loro sono onnipresenti sui media e si atteggiano a nuovi maestri del pensiero.
Cattivi maestri…

Autore

  • Redazione

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