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MAURIZIO LANDINI, OVVERO IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA

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di Bruno Chiavazzo

Ho cominciato a lavorare nel lontano 1978 alla Cgil di Prato, mentre facevo l’Università a Firenze, nel 1985 sono stato chiamato a Roma alla Fiom-Cgil Nazionale come capoufficio stampa e ci sono rimasto per altri 5 anni. Posso dire che la mia formazione politica l’ho costruita nel sindacato. Certo che c’erano le differenze tra comunisti e socialisti, la mia componente, ma il clima era sicuramente sereno, si litigava, ma non si trascendeva mai sul personale. E, soprattutto, c’era una forma democratica sostanziale nei rapporti interni.

Il “padrone” era nelle fabbriche, non nelle sedi sindacali. Nell’ultima Assemblea Generale della Cgil svoltasi in questi giorni a Roma, il segretario generale, Maurizio Landini, ha sottoposto alla votazione il nuovo contratto dei dipendenti CGIL, scaduto da un anno, dove la norma che regolava il trattamento dei dipendenti e la mobilità interna e che prevedeva il consenso del lavoratore interessato, è stata sostituita con la dicitura: “il trasferimento potrebbe comunque essere disposto”.

In altre parole o bevi o affoghi. D’altra parte il “delirio d’onnipotenza” di Landini si era già manifestato pochi mesi fa con il licenziamento in tronco del suo portavoce, il giornalista Massimo Gibelli, attuando il contenuto del Job Act di Matteo Renzi, tanto contestato nelle piazze. Mi risulta che l’ufficio accanto al suo, dove stava Gibelli , è stato trasformato in un salottino per ricevere gli ospiti. Come dire: io so io e voi non siete un…. La Cgil di Lama, Di Vittorio, di Trentin è diventata una specie di azienda dove chi dissente viene “traferito” come nella Fiat di Valletta negli anni ’50,  nei famigerati “reparti confino”, nel migliore dei casi, o buttato fuori.

In questi giorni i giornali parlano di Landini come nuovo capo della sinistra esaltando ancora di più il suo ego già fuori misura. Continua a proclamare scioperi generali “a gogò”, ma senza alcun risultato politico. Il Governo sta ancora là e non accenna minimamente a cedere, anzi. Fonti interne alla Cgil dicono che in realtà lui non ci pensa per niente a fare il leader politico, lui è “più oltre”, come diceva Stefano Satta Flores nel film “C’eravamo tanto amati”. Lui pensa di passare alla storia come il sindacalista che non solo faceva approvare le leggi “erga omnes”, ma le scriveva e le discuteva non con il Parlamento, ma direttamente con i tipografi della Gazzetta Ufficiale della Repubblica per decidere il carattere e l’impaginazione, prima della pubblicazione.

La firma del Presidente della Repubblica? Quisquilie, pinzillacchere, direbbe Landini, ma con l’accento emiliano.

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  • Redazione

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