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Tra esiti elezioni russe e tedesche e slancio diplomatico ucraino

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Tra esiti elezioni russe e tedesche e slancio diplomatico ucraino

Il contesto di politica internazionale in continua evoluzione

Premessa – Mentre l’autunno fa capolino e l’ora prematura del tramonto ci coglie impreparati, l’esito delle elezioni in Russia e nei due Land della Germania confermano sia la crisi della coalizione di governo guidata dal Cancelliere Merz, sia il successo del partito “Russia Unita” del Presidente Putin.

Lo sappiamo bene, per molti commentatori, da una parte c’è il feroce dittatore, per cui in Russia si sono svolte elezioni farsa, preconfezionate, mentre il nuovo successo di Alternativa per la Germania (AfD) in Pomerania e del partito socialista Die Linke a Berlino, non meritano troppe analisi, si tratta unicamente di elezioni locali, parziali, di valore relativo.

Eppure, come vedremo, anche questo risultato elettorale dovrebbe farci riflettere.

In Germania la crisi della CDU, dei cristiano democratici, appare grave e viene testimoniata dallo stesso cancellerie, mentre in Russia il risultato elettorale ci lancia un chiaro messaggio, facilmente prevedibile se, con umiltà, conoscessimo un minimo della storia della Russia, un minimo del proverbiale nazionalismo del popolo russo.

Mentre da Bruxelles non pervengono segnali diretti a favorire la pace nel conflitto in Ucraina, e la Presidente della Commissione si lancia in discorsi giudicati da molti critici come deludenti o assurdi, dipingendo una situazione economica dell’Unione non veritiera e perseguendo una imponente politica di riarmo, un recente sondaggio redatto dall’autorevole European Council on Foreign Relations, (ECFR), scuote nel profondo i palazzi di Bruxelles.

ECFR ci racconta, come leggeremo, che “la maggioranza degli europei soffre di una carenza di immaginazione. Molti desiderano vedere un’Europa forte e prospera, ma pochi riescono a immaginare un percorso credibile che, partendo dalle attuali difficoltà, conduca a tale obiettivo”.

Ovviamente questo studio, che per altro sarebbe stato commissionato proprio dalla UE, non ha trovato spazio nel dibattito pubblico.

Infine, in tale cornice, Zelensky cambia i toni, appare conciliante, chiede la pace e annuncia un prossimo incontro con Trump.

Germania: Merz lotta per la sopravvivenza dopo le sconfitte elettorali

“Un disastro per il cancelliere Friedrich Merz. Un’altra vittoria per il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), questa volta nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. A Berlino, il partito della Sinistra si aggiudica la vittoria, in un contesto di nuovi segnali di indebolimento del centro politico tedesco”.

Con questi toni, i media tedeschi stanno analizzando il voto nei due Land, soffermandosi sulla circostanza che la CDU non avrebbe raggiunto neppure la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento nel Land orientale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

Inoltre, nel Land di Berlino, lo stesso CDU che, non dimentichiamolo, guidava il governo regionale ha perso quasi un terzo dei suoi consensi, scendendo a circa il 20%.

Merita ricordare che a livello federale, Merz governa in coalizione con il Partito Socialdemocratico (SPD) di centrosinistra, che ha ottenuto risultati contrastanti nelle elezioni statali di domenica.

Con circa il 36% dei voti, la presidente regionale dell’SPD Manuela Schwesig, in carica dal 2017, si è piazzata subito dietro all’estrema destra AfD nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

L’AfD, d’altro canto, ha quasi raddoppiato la sua quota di voti rispetto alle elezioni regionali del 2021, conquistando il primo posto con il 38% dei consensi.

A Berlino, tuttavia, la percentuale di voti ottenuta dall’SPD è calata di un terzo, attestandosi al 12%, mentre l’AfD è diventata il terzo partito, conquistando il 16% dei voti.

Nel frattempo, il nuovo favorito nella capitale tedesca è il partito socialista Die Linke, con circa il 25% dei consensi. Anche questo partito è riuscito a raddoppiare la propria quota di voti, proprio come l’AfD nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Con il sostegno dell’SPD e dei Verdi , i socialisti – che la CDU ha etichettato come estremisti di sinistra e antisemiti – potrebbero formare una coalizione.

Gli analisti tedeschi concordemente affermano che entrambi i risultati elettorali riflettono una diffusa insoddisfazione della popolazione nei confronti del cancelliere Merz e della coalizione che guida con l’SPD.

Nei sondaggi d’opinione a livello nazionale, la coalizione di governo non ha più la maggioranza. Anche in questo caso, l’AfD è nettamente in testa, mentre l’SPD è solo di poco avanti rispetto al Partito della Sinistra.

I partiti marginali stanno guadagnando sempre più consensi sia a livello federale che statale rispetto ai partiti di governo, che sono spesso coinvolti in dispute a livello federale.

Queste controversie sorgono spesso in relazione al programma di riforme annunciato mesi orsono dalla cancelliera Merz, volto a contenere i costi in rapida crescita dell’assistenza sanitaria, dell’assistenza a lungo termine e delle pensioni.

Tuttavia, e malgrado questi risultati disastrosi, nella tarda serata del 20 settembre u.s. il cancelliere Friedrich Merz ha assunto un tono di sfida. Nonostante le sconfitte del suo partito nelle due elezioni statali, ha insistito di essere ancora la persona giusta per guidare l’Unione Cristiano Democratica (CDU) e la Germania, promettendo di portare avanti le riforme promesse dal suo governo.

Ma è improbabile – affermano gli analisti tedeschi – che tale atteggiamento di sfida allenti l’intensa pressione su Merz, che si trovava già in una posizione di svantaggio alla vigilia delle elezioni, a causa dei bassi indici di gradimento e dell’ascesa del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD).

https://www.dw.com/en/german-state-elections-deal-a-blow-to-chancellor-friedrich-merz/a-79348585

Germania: AfD ottiene consensi alle elezioni ma non ha un’opzione di governo

Hans Pfeifer, fine analista politico di Deutsche Welle, (DW), ci informa che il partito Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto notevoli successi alle elezioni nella Germania nord-orientale e nella capitale, Berlino, ma è probabile che rimanga all’opposizione in entrambi i Land.

In particolare, l’analista tedesco testualmente afferma che:

Domenica sera, Alternativa per la Germania (AfD) ha ottenuto un’altra vittoria elettorale, diventando il partito più forte nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore con il 38% dei voti.

Ciò ha portato il partito di estrema destra appena davanti ai socialdemocratici (SPD), la cui clamorosa rimonta nelle ultime settimane, guidata dalla premier uscente Manuela Schwesig, si è fermata di poco, con il 35,7% dei voti.

Ancor prima dell’annuncio dei primi risultati degli exit poll, il co-leader dell’AfD, Tino Chrupalla, aveva dichiarato all’emittente televisiva pubblica ARD: “Abbiamo chiaramente un mandato per governare qui”, aggiungendo poi che il partito avrebbe offerto colloqui di coalizione a tutte le altre formazioni.

Chrupalla ha anche affermato di aspettarsi le dimissioni del cancelliere Friedrich Merz. “Sarebbe davvero un sollievo per questo Paese”, ha dichiarato.

L’AfD ha ottenuto dei successi anche alla Camera dei rappresentanti di Berlino, il parlamento regionale della capitale tedesca, ma è rimasta ben al di sotto delle proprie aspettative la sera delle elezioni. Secondo infratest-dimap, ha conquistato il 16,2% dei voti, mentre solo la settimana precedente i sondaggi la davano al 18%.

La co-leader del partito AfD, Alice Weidel, ha affermato di considerare ora il suo partito come il successore della CDU.

“Siamo il nuovo partito del popolo in Germania”, ha dichiarato Weidel all’emittente pubblica ZDF , criticando poi i cristiano-democratici per essersi rifiutati di prendere in considerazione la possibilità di una coalizione con l’AfD: “Stiamo dialogando perché non abbiamo eretto alcun muro di separazione”. Weidel non ha però specificato in cosa consisterebbero i colloqui programmatici con gli altri partiti.

Dopo il trionfo dell’AfD nello stato della Sassonia-Anhalt il 6 settembre, è apparso chiaro che si sta faticando a trovare alleati politici.

In quelle elezioni, l’AfD ha mancato di poco la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento statale e pertanto non può eleggere da sola il presidente del parlamento. Nella lotta per formare una maggioranza di governo, al momento nessun partito sembra disposto a entrare in coalizione con l’AfD.

https://www.dw.com/en/afd-makes-gains-in-state-elections-but-has-no-government-options/a-79348308

Russia: “Russia Unita” in vantaggio alle elezioni della Duma con il 90,43% delle schede scrutinate

La TASS, alle ore 8:00 circa del 21 settembre afferma che il partito Russia Unita è in testa alle elezioni della Duma con il 57,86% dei voti, con il 90,43% delle schede scrutinate, secondo i dati della Commissione elettorale centrale.

Seguono il Partito Comunista della Federazione Russa (CPRF) con il 13,84%, il Partito Liberal Democratico (LDPR) con l’8,9%, Nuovo Popolo con il 7,94% e Russia Giusta con il 4,95%.

La Commissione elettorale centrale russa, nelle prime ore del 21 settembre, ha riferito che l’affluenza alle urne nelle elezioni parlamentari russe era stata del 45,1% .

Al momento i vertici dei partiti russi non hanno commentato l’esito del voto.

https://www.interfax-russia.ru/

https://tass.com/politics/2190153

https://tass.com/politics/2190479

Europa. Nostalgia del futuro: la canzone incompiuta d’Europa

Dall’analisi dello studio realizzato recentemente dall’ European Council on Foreign Relations, (ECFR), i cui risultati completi possono essere analizzati nel link in descrizione, emergono, secondo l’autorevole centro studi, i seguenti elementi fondamentali:

– Le interviste rivelano che la maggior parte delle persone ha opinioni ben precise sull’Europa e sul suo futuro; la ricerca complementare ha rilevato che il caos geopolitico e le guerre culturali stanno contribuendo a politicizzare maggiormente l’UE nei dibattiti interni.

– Il modo in cui le persone percepiscono l’Europa potrebbe quindi influenzare il loro voto nelle prossime elezioni nazionali, che si preannunciano di portata epocale, e in molte di esse l’estrema destra è in testa nei sondaggi.

– Dalle interviste è emerso inoltre che molte persone desiderano un’Europa più forte, più indipendente e più unita. Tuttavia, relativamente pochi riescono a immaginare un percorso credibile che, partendo dalle attuali turbolenze, conduca a tale obiettivo.

– Questo divario immaginativo è particolarmente diffuso in un gruppo chiave che definiamo “gli incerti”. I leader filoeuropei devono colmarlo, altrimenti le persone diventeranno più ricettive a politiche che reinterpretano il passato come futuro.

– Questi leader possono farlo sfruttando il potere della “nostalgia del futuro”, ovvero il desiderio di un’epoca in cui un futuro migliore sembrava a portata di mano.

Questa analisi che merita di essere letta nella sua interezza, ci consente di meglio comprendere il sentimento comune, troppo spesso ignorato dai leader e da molti opinionisti.

Unicamente per ragioni di spazio editoriale, desidero proporvi solo un breve stralcio della quinta sezione dello studio intitolata “Accordi di dubbio”.

Leggiamo:

Tre preoccupazioni ricorrenti sembrano frenare l’incertezza: i dubbi sulla capacità dell’Europa di agire quando necessario; sulla sua capacità di essere all’altezza dei valori che professa e di imporsi con rispetto; e sulla sua reale capacità di garantire la sicurezza degli europei.

Uno dei risultati più sorprendenti emersi dalle interviste è che gli intervistati citano spesso la “lentezza” dell’Europa come una delle sue caratteristiche più frustranti. Questo tema emerge con maggiore frequenza nei Paesi Bassi e in Germania.

Anche gli intervistati, sia quelli con un atteggiamento positivo che quelli con un atteggiamento negativo, menzionano la lentezza, ma gli incerti ne parlano ancora più di qualsiasi altro gruppo.

Per altri, il problema è di natura più strutturale. In un mondo che si muove più velocemente e che è più pericoloso, la lentezza diventa un indicatore della (in)capacità dell’Europa di agire. Pertanto, la lentezza rende difficile credere nel futuro che gli incerti desiderano.

Se l’Europa aspira a diventare più sovrana e competitiva, come promesso da diversi leader europei, allora gli incerti devono prima vedere prove concrete della capacità dell’UE di prendere decisioni e di attuarle, e della sua capacità di reagire con sufficiente rapidità al contesto globale in rapida evoluzione.

Ciò potrebbe richiedere all’UE di eliminare il diritto di veto nazionale in alcuni settori. Oppure, gruppi più ristretti di paesi potrebbero guidare alcune iniziative laddove sia impossibile raggiungere l’unanimità tra i paesi. Ma qualunque siano le azioni intraprese, queste devono sfidare l’impressione diffusa di un’Europa incapace di agire.

Ipocrisia europea

Il secondo motivo di dubbio riguarda la percezione di una mancanza di integrità in Europa. Questo tema è più comune tra i pessimisti, ma viene sollevato abbastanza spesso anche dagli incerti.

Tuttavia, i pessimisti e gli incerti si concentrano su aspetti diversi. I pessimisti tendono a focalizzarsi sulla disonestà e l’ipocrisia della classe politica; gli incerti sono più propensi a indicare i momenti in cui l’Europa li ha delusi.

Le lamentele tra gli incerti assumono due forme principali: l’incapacità dell’Europa di vivere secondo i valori che professa e la sua incapacità di tenere testa ad attori più potenti.

Questo è particolarmente dannoso, data la retorica dei leader europei in materia di sovranità e indipendenza. Gli incerti notano una distanza tra l’Europa che viene loro presentata come in procinto di entrare nel suo “momento di indipendenza” e quella che vedono cedere di fronte a una potenza più forte.

Ciò non significa che rifiutino i compromessi in quanto tali, poiché il compromesso è qualcosa che tutti gli attori politici devono fare. Ma per molti incerti, cedere sui valori è inaccettabile.

Come dimostrerà la sezione “Esempi di speranza”, i valori condivisi vengono prima di tutto quando si chiede a chi nutre dubbi su cosa significhi per loro essere europei. Pertanto, quando i leader europei sembrano compromettere questi valori nella loro politica estera, ciò non solo offusca l’immagine dell’Europa all’estero, ma comporta anche un costo politico a livello nazionale.

La sfida per i leader è dimostrare che le persone possono ancora prendere sul serio sia i valori che l’Europa professa sia le affermazioni che essa fa sulla propria potenza.

Insicurezza europea

Il terzo motivo di dubbio riguarda il senso di insicurezza delle persone. Metà degli incerti descrive la guerra e la sicurezza come la sfida più grande per l’Europa. Gli ottimisti ne parlano con una frequenza pressoché uguale, ma tendono anche a fare riferimento al concetto più strategico di “autonomia geopolitica” (cosa che viene menzionata da un numero minore di incerti); gli ottimisti, invece, dividono la loro attenzione in modo più equo tra inflazione, immigrazione e guerra.

Gli incerti tendono a collegare l’insicurezza a vulnerabilità europee più ampie, come la dipendenza dagli Stati Uniti. Parlano anche delle divisioni interne all’UE e dell’ascesa dell’estrema destra europea.

Il divario immaginativo tra gli incerti deriva dunque da ciò che credono di poter osservare. Vedono decisioni che richiedono troppo tempo, aspirazioni che suonano vuote e minacce che l’Europa potrebbe non avere i mezzi per affrontare.

Per colmare questo divario, i leader dovranno offrire più di una visione attraente del futuro. Dovranno dimostrare alle persone che l’Europa può agire, imporsi con rispetto e proteggerle.

https://ecfr.eu/special/future-nostalgia-europes-unfinished-song/

I presidenti dell’Ucraina e degli Stati Uniti hanno concordato di incontrarsi a New York

Mentre l’Ucraina è alle prese con la sempre piu’ dilagante corruzione, e a serie problematiche di bilancio, dal sito della Presidenza ucraina, verso le ore 2200 del 20 settembre u.s., viene pubblicata l’unita nota nella quale si annuncia un prossimo incontro tra Trump e lo stesso Zelensky.

Dalla lettura del testo che vi propongo integralmente, i toni lessicali di Zelensky sono radicalmente cambiati, si parla di “pace”, di “slancio diplomatico”, non si accenna minimamente alla situazione al fronte.

In tale quadro, si conferma la volontà statunitense di esercitare pressioni su Mosca e Kiev per avviare concretamente una road map che possa avviare le auspicate negoziazioni.

L’Europa in tutto questo?

Marginale sotto il profilo politico-diplomatico, ma assolutamente decisiva nel coprire il deficit di bilancio ucraino, i noti 27 miliardi, e a soddisfare in tempi brevi le ulteriori e pressanti ingenti richieste di armamenti provenienti da Kiev.

Ovviamente, ricordiamo ai pochi distratti del web, armamenti prodotti negli USA, pagati dall’Europa e diretti a Kiev.

Leggiamo:

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelenskyy ha avuto una conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

“È stata una conversazione importante, e abbiamo affrontato molti argomenti. Abbiamo concordato di incontrarci a New York, e questo incontro potrebbe cambiare molte cose. C’è un certo slancio diplomatico”, ha osservato il Capo di Stato.

Volodymyr Zelenskyy ha ringraziato il Presidente degli Stati Uniti per la visita a Kiev degli inviati presidenziali americani, Steven Witkoff e Jared Kushner, durante la quale sono stati illustrati i dettagli principali e gli ospiti americani hanno potuto constatare di persona la situazione in Ucraina.

Il Presidente ha sottolineato che il percorso di pace è la priorità assoluta. Secondo il Capo dello Stato, esistono idee per misure di de-escalation e per affrontare le questioni fondamentali di sicurezza: sicurezza energetica, sicurezza alimentare e protezione della vita umana.

“Stiamo collaborando con il team americano e siamo pronti a intraprendere azioni concrete. Ho ringraziato il Presidente americano per aver firmato la legge Lindsey Graham. Siamo tutti d’accordo: la pace è necessaria”, ha affermato Volodymyr Zelenskyy.

Il Presidente ha ringraziato tutti coloro che stanno aiutando l’Ucraina.

https://www.president.gov.ua/en/news/prezidenti-ukrayini-ta-ssha-domovilis-pro-zustrich-u-nyu-jor-106477

Da https://www.triesteallnews.it/2026/09/lanalisi-mentre-si-discutono-i-risultati-delle-elezioni-in-russia-e-germania-in-ucraina-i-toni-cambiano/

Autore

  • Stefano Silvio Dragani

    Stefano Silvio Dragani

    Stefano Silvio Dragani già Generale di Brigata dellìArma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, master di II livello in Studi Africani. Ha svolto incarichi operativi in Italia e varie missioni internazionali anche per l'UE. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale. È stato Special Advisor del Ministro della Sicurezza della Somalia e delle forze di polizia di Rwanda e Uganda. Autore di quattro saggi.

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