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Cina e ASEAN rilanciano l’integrazione regionale

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Cina e ASEAN

Con la CAFTA 3.0 commercio, digitale e catene di fornitura al centro della nuova fase

La 23ª edizione della China – ASEAN Expo e del Vertice Cina – ASEAN su affari e investimenti si è aperta, il 18 settembre 2026, a Nánníng (南宁) nella regione autonoma cinese del Guǎngxī(广西), con un messaggio politico ed economico molto chiaro.

L’Area di libero scambio Cina – ASEAN entra in una fase più avanzata, orientata non solo alla riduzione delle barriere commerciali, ma anche all’integrazione delle catene produttive, alla cooperazione digitale e alla transizione verde.

Al centro dell’evento c’è il Protocollo di aggiornamento dell’Area di libero scambio Cina – ASEAN alla versione 3.0, già firmato e ora in fase di ratifica da parte dei Paesi coinvolti.

Nel suo intervento inaugurale, Dīng Xuēxiáng (丁薛祥), membro del Comitato permanente dell’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito comunista cinese e vice primo ministro del Consiglio di Stato, ha indicato l’accordo come uno strumento destinato a imprimere nuovo slancio allo sviluppo economico regionale.

La CAFTA 3.0 rappresenta l’ultima tappa di un percorso avviato nel 2002 con l’accordo quadro di cooperazione economica tra Cina e ASEAN, proseguito con l’entrata in vigore della prima area di libero scambio nel 2010 e con il successivo aggiornamento alla versione 2.0, pienamente operativo dal 2019.

La nuova fase punta a costruire un mercato regionale più aperto, inclusivo e fondato su regole condivise, rafforzando il coordinamento su standard tecnici, regolamenti, procedure doganali e facilitazione degli scambi.

Secondo Dīng, l’obiettivo è innalzare il livello di apertura regionale, consolidare la cooperazione commerciale e degli investimenti, garantire la stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento e accelerare la connettività terrestre e marittima.

Un’attenzione particolare è riservata ai settori emergenti: intelligenza artificiale, economia digitale, prodotti e servizi ambientali diventano parte integrante della nuova agenda economica tra Pechino e i Paesi del Sud-est asiatico.

La novità più rilevante della CAFTA 3.0 è il passaggio da una logica prevalentemente tariffaria a una cooperazione più ampia e strutturale.

L’accordo si affianca al Partenariato economico regionale globale, il RCEP, creando quello che Dīng ha definito un “doppio impulso” per la crescita dell’Asia orientale e sud-orientale.

In tale scenario, il commercio non è più solo scambio di merci finite, ma diventa integrazione produttiva, coordinamento logistico e collaborazione tecnologica.

I dati confermano la profondità del legame economico.

Nel 2025 gli scambi bilaterali tra Cina e ASEAN hanno superato per la prima volta la soglia di 1.000 miliardi di dollari, arrivando a circa 1.050 miliardi.

Nei primi otto mesi del 2026, il commercio bilaterale ha raggiunto i 5.950 miliardi di yuan, con un aumento del 20,6% su base annua.

Ancora più significativo è il peso dei beni intermedi, che rappresentano ormai circa due terzi del valore totale degli scambi: un indicatore della crescente interdipendenza tra le filiere produttive della regione.

La cerimonia di apertura ha avuto anche un forte valore diplomatico. Alla presenza di rappresentanti di diversi Paesi dell’ASEAN, tra cui il vicepresidente del Myanmar U Nyo Saw, il vice primo ministro vietnamita Pham Gia Tuc, il vice primo ministro laotiano Saleumxay Kommasith e il segretario generale dell’ASEAN Kao Kim Hourn, è emersa la volontà di rafforzare la cooperazione con la Cina in ambiti strategici, dalla connettività infrastrutturale agli investimenti, fino alla Nuova Via della Seta.

Il messaggio politico dell’Expo è dunque duplice: da un lato, Pechino intende consolidare il proprio ruolo di partner economico centrale per il Sud-est asiatico; dall’altro, l’ASEAN vede nella cooperazione con la Cina un canale per attrarre investimenti, rafforzare la base industriale e migliorare la propria capacità di partecipare alle catene globali del valore.

Accanto alle dichiarazioni ufficiali, emergono già segnali concreti dal mondo produttivo. Secondo i dati dell’Amministrazione generale delle dogane cinese, Ruijie Networks, società controllata da Fujian Star-Net Ruijie e specializzata in apparecchiature di rete, ha registrato nei primi otto mesi dell’anno un aumento del 93% delle esportazioni verso i mercati ASEAN, raggiungendo 1,44 miliardi di yuan.

La crescita è trainata dalla domanda di infrastrutture digitali nel Sud-est asiatico, dove la trasformazione tecnologica procede rapidamente.

Anche altri settori mostrano una dinamica simile. Un produttore di apparecchiature di stampa con sede a Weihai, nello Shandong, ha visto crescere del 320% le importazioni di componenti industriali da Cambogia e Malesia nello stesso periodo.

Numeri che confermano come l’integrazione regionale non riguardi soltanto i grandi flussi commerciali, ma stia modificando nel concreto l’organizzazione delle filiere produttive.

Per sostenere questa transizione, le autorità cinesi intendono affiancare le imprese con strumenti più mirati. Il viceministro del Commercio Yan Dong (鄢东) ha spiegato che i governi locali saranno incoraggiati a predisporre “liste di servizi” costruite a partire dalle esigenze espresse dalle aziende, così da aiutarle a comprendere meglio le opportunità offerte dalla CAFTA 3.0 e a trasformare il quadro politico in occasioni operative di mercato.

Il tema scelto per l’edizione 2026 dell’Expo, “Condividere le opportunità della CAFTA 3.0, creare una vita migliore”, sintetizza l’ambizione politica dell’iniziativa. In un contesto internazionale segnato dal ritorno del protezionismo, dalla riorganizzazione delle catene globali di approvvigionamento e dalla competizione sulla tecnologia, Cina e ASEAN puntano a presentarsi come un polo regionale capace di offrire stabilità, apertura e prospettive di crescita.

L’entrata in vigore del Protocollo sarà il passaggio decisivo per misurare la portata reale di questa strategia.

Se le procedure di ratifica procederanno rapidamente, la CAFTA 3.0 potrà diventare uno dei principali strumenti di integrazione economica dell’Asia, rafforzando il legame tra commercio, innovazione e sviluppo sostenibile in una regione sempre più centrale negli equilibri globali.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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