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Quando la finiamo con l’antisemitismo?

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Chi ha trasformato Eithan Bondi in un terrorista?

Il caso di Eithan Bondi, il ragazzo con pistola ad aria compressa che ha sparato a due militanti dell’ANPI, ripropone un fenomeno che è letteralmente spaventoso.
Non è il primo caso, e né l’unico, nel quale appaiono scintille di antisemitismo, un sottile fil di fumo che, come nelle speranze della Batterfly, dice però di un grosso piroscafo in arrivo.

I personaggi, non solo politici, che si sono avvicendati nel gonfiare l’episodio fino all’inverosimile – c’è dentro anche Led Gardner – sono nomi importanti.

Sono stati smentiti in pratica su tutto: Bondi non voleva uccidere e, anche volendolo, non avrebbe potuto; quella che aveva in mano non è neanche considerata arma e, invece, a casa di armi ne aveva; non è fascista; non è della Brigata Ebraica.

Ed è soprattutto su questo aspetto che l’ANPI ha sollevato polveroni. E Bersani ne ha fatta la cornice politica. A favore di chi ritiene “festa privata” una manifestazione pubblica.

Perciò, ovviamente, contro il pericolo di destra.

Domandiamoci, allora, chi ha trasformato un ragazzino in un terrorista. Chi ha usato questo episodio per tentare di criminalizzare l’intera comunità ebraica italiana. Con sospetti dei quali manca ogni prova. Anzi, vi sarebbero prove contrarie.

Era già successo con “l’attentato” allo chef Rubbio. Gli Ebrei come clan di destra che ordisce trame.

Nell’aria c’è la collettivizzazione della colpa. Le accuse vengono da un’area ben individuata, quella che manifesta – dicono – per qualsiasi cosa sia contro gli orrori della guerra di Israele; ma poi si smentiscono e allargano l’odio verso orizzonti più ampi. Perpetuando distinzioni pro domo sua sul labilissimo e sottilissimo confine tra antisemitismo e antisionismo.

Tuttavia, non è questione di destra o sinistra. Smettiamola. Guardiamo ai fatti. Questo gioco di utilizzare persino gli Ebrei nella rissa politica è non solo una aberrazione, ma anche pericolosissima.

Nel clima di odio che respiriamo, l’antisemitismo è tornato ad essere socialmente legittimato. Che questo sia patrimonio di pochi individui – ma non ne sarei sicuro – è poco importante. Ormai ci si può permettere di attaccare gli ebrei senza timore di essere chiamato razzista. Si arriva a chiamarli saponette mancate.

(A proposito: ebrei e destra assieme? Vallo a dire a quelli che il forno crematorio l’hanno avuto in famiglia). E, con cartelli e slogan di questo tipo, si può essere applauditi. E sta accadendo.

L’Italia è il Paese che fu quello delle leggi razziali, della criminalizzazione degli ebrei. Non sono passati nemmeno cento anni. Questo, non un preteso fascismo in arrivo, è pericolo reale.

Non sottovalutiamo cosa accade: il modello sembra ripetersi. Smettiamola, anzi smettetela.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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