Il cortocircuito mediatico-giudiziario ormai innescato
Siamo tutti commissari tecnici di pallone e di polizia giudiziaria. Il Caso Garlasco, secondo episodio: ci risiamo.
Una volta che s’innesca il cortocircuito mediatico-giudiziario, non c’è più nulla che si possa fare. Andrea Sempio è spacciato.
Sul commesso della provincia di Pavia ci sono trecento paginette di indagini dei carabinieri per l’auspicato rinvio a giudizio (auspicato dagli araldi del giornalettismo italico) in cui troviamo deduzioni, interpretazioni, scarsi indizi, la parola “suggestione” usata più volte sui soliloqui e sugli scritti di Sempio.
La stampa di cronaca nera va in brodo di giuggiole quando le procure le fanno recapitare indiscrezioni “piccanti” da sbattere in prima pagina rimuovendo qualsiasi contesto.
Allo stato attuale sappiamo che il sospettato teneva un diario (ma guarda che cosa curiosa), dove annotava di aver “vissuto cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno” (tipica espressione di ‘Literally Me Syndrome’: quella tendenza ironica o talvolta seria a immedesimarsi profondamente in personaggi cinematografici o televisivi, spesso nichilisti, solitari, problematici o socialmente disadattati, arrivando a dire “quello sono letteralmente io”), poi che avrebbe acquistato delle fotografie osé da una “amica” (cento euro tre scatti) e che, infine, avrebbe girato di nascosto un video col telefonino sotto la gonna di una cliente all’interno del negozio di telefonia in cui è impiegato (forse memore delle eroiche gesta dello Stasi, quando riuscì di soppiatto a fotografare decine di piedi di giovani donne in cui si era imbattuto durante la sua trasferta londinese).
Le idee balzane di Sempio lo inchioderebbero; le parole dette in libertà in auto lo condannerebbero. Un po’ poco.
Da noi i processi e le sentenze si fanno prima in televisione ed eventualmente in tribunale. Errori son stati commessi. Innocenti in carcere e criminali a spasso. Riaperture tardive di indagini dopo sentenza in giudicato.
Sbagliare è umano, certo, ma qui si esagera. Poi ci si mettono i conduttori di programmi TV con i loro ospiti specializzati (mah) che per ore dibattono su tutti e tutto: CSI alla amatriciana.
I Processi indiziari sono la maggioranza, la pistola fumante manca quasi sempre. Per condannare una persona ci vorrebbe la prova oltre ogni ragionevole dubbio (art. 533 del Codice di Procedura Penale).
Lo scenario è tipicamente italiano e fatto di innocentisti e colpevolisti, Coppi vs Bartali. Intanto, persone comuni vengono sottoposte a linciaggi verbali, spulciati i loro vizi e tendenze, la vita compromessa e anche se non avessero niente a che fare col crimine addebitato, peggio per loro, ormai il mostro è fatto.





