In attesa del prossimo capitolo del caso Lavitola – Ranucci
La vicenda che coinvolge Report e il suo conduttore Ranucci apre, ogni giorno, scenari impensabili e sorprendenti; al limite del reale e anche oltre.
Lavitola, detenuto in via cautelare, sarebbe secondo (anche) la sua “confessione” il mandante dell’attentato a casa del dott. Ranucci.
Scriviamo “sarebbe” perché, in primo luogo la confessione non è giuridicamente una prova e in secondo luogo perché il garantismo ci insegna che Lavitola è ora solo un indagato.
Non vi è, al momento, alcuna sentenza che lo definisca il mandate dell’attentato ma solo un interrogatorio (che sarebbe dovuto rimanere segreto) in cui egli si attribuisce il ruolo di mandante dell’azione criminale.
Fino a qui nulla di strano visto il contesto e gli attori tutti.
La cosa molto strana non è tanto la “confessione” di Lavitola quanto la sua risposta (filtrata dalle agenzie di stampa nazionali) alla domanda: perché egli abbia ordinato l’attentato a Ranucci.
La risposta sarebbe stata: perché volevo che fosse aumentata la scorta al dott. Ranucci.
Se non fossimo di fronte a un fatto gravissimo quale un attentato dinamitardo ci potremmo anche fare una risata sopra, ma così non è.
La risposta, oltre a essere illogica, è fuorviante e pone l’attenzione volutamente su Ranucci.
Appare plausibile che il sig. Lavitola, tutto fuorché uno sprovveduto, potrebbe stare giocando una partita a scacchi al rialzo dall’interno del carcere con interlocutori esterni.
I segnali appaiono questi: io parlo con i giudici, per ora ho detto fesserie ma se voglio io parlo e porto le prove di quello che dico.
L’arresto di Lavitola, peraltro, era stato previsto da lui stesso oltre 3 settimane fa in diverse interviste; si veda, per tutte, la trasmissione Filo Rosso della Rai.
Lavitola, in pratica, pare che dica: fate presto a tirarmi via da qui, a farmi uscire da questa vicenda o io parlo e dico cose che vi potrebbero inguaiare.
Lavitola è questo e sarà bene maneggiare le sue dichiarazioni con la dovuta attenzione perché il rischio è di rimanere con un pungo di mosche in mano.
Quello che però è molto singolare è come un giornalista estremamente preparato e navigato come Ranucci abbia fatto a cadere nella rete di Lavitola e a fare di lui un valido informatore e fonte giornalistica.
È un mistero che potrà sciogliere solo il dr. Ranucci e nessun altro.
In questo agosto condito da poche notizie allettanti il “caso Lavitola – Ranucci” tiene facilmente banco.
E siamo certi che su questa pagina bianca (e assolata), in senso fisico e virtuale, il sig. Lavitola saprà scriverci cose che nemmeno ci immaginiamo…
Siamo curiosi.





