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I lemming della sinistra

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I lemming della sinistra

La folle corsa verso il baratro dei sedicenti progressisti

I recenti episodi di violenza omofoba di matrice islamica mettono a nudo il corto circuito delle cosiddette politiche progressiste.
L’attentato dello scorso 25 luglio a Berlino, quando un estremista islamico, Abdul Ballout, si è lanciato con un furgone sui partecipanti ad un pride, causando un morto e ventinove feriti.

Diversi atti di intolleranza anche in Italia, un paio a Bologna, dove gruppi di immigrati hanno pestato dei ragazzi per il solo fatto che fossero gay.
La sinistra continua a nascondersi dietro un dito.

O facendo finta che non sia mai successo. Strategia molto cara ai progressisti italici e non solo. Basti pensare al caso Palamara, tanto per citarne uno clamoroso.

Oppure, laddove la questione viene posta in modo ineludibile, arriva chi si chiede come mai non ci sia tanto clamore quando, invece, l’aggressione avviene per mano di italiani.

Ignorando, o fingendo di farlo, una differenza fondamentale.
L’italiano che aggredisce un omosessuale è un deviante. La nostra cultura lo etichetta, tratta e condanna come tale.

L’islamico che malmena un omosessuale, al contrario, è perfettamente socializzato.

La sua religione e, di conseguenza, la sua cultura e le sue leggi, prevedono la pena di morte per gli omosessuali, nei casi più gravi, o il carcere, nei “Paesi più tolleranti”.

A sinistra la differenza può sfuggire, ma questo non significa che non ci sia.

O che non sia enorme.

E questa differenza porta diritto alle grandi contraddizioni della sinistra.

Che, praticando una sorta di democrazia d’accatto, per anni, ha strizzato l’occhio agli omosessuali e a chi li vuole morti, li malmena o li ammazza, come a Berlino, appunto.

E quando la contraddizione è esplosa in modo stridente, il mondo Dem ha fatto una precisa scelta di campo. Ha abbandonato la causa LGBTQ+ a favore del progetto di islamizzazione dell’Occidente.

Questa è l’ennesima dimostrazione, sempre che ce ne fosse bisogno, che a loro dei diritti non importa niente.

Applicano solamente delle amorali strategie di marketing politico.
Come si dice in gergo, ‘aggrediscono’ solo dei target che hanno scelto in base a dati e a sondaggi, in un’ottica di convenienza.

Non vedono elettori, vedono consumatori, come si fa per una bibita o per l’ultimo modello di smartphone.

Non vedono il popolo, ma semplicemente delle categorie a cui offrire un prodotto che prescinde da etica e da ideologie.

Un prodotto costruito a tavolino e lontano dalle reali esigenze della gente.

Alla luce di queste considerazioni, il loro schierarsi si spiega molto facilmente.

Nei loro calcoli, sono evidentemente arrivati alla conclusione di avere un maggiore vantaggio elettorale appoggiando l’islam.

I fatti sembrerebbero dare loro ragione. Almeno apparentemente.

In Svezia il cartello guidato dai socialdemocratici ha vinto, per un pelo, grazie ai voti dei migranti.

Anche se, è notizia delle ultime ore, non sono riusciti a formare un governo.

Cosa che succede quando l’unico collante è solo la smania di potere e si mettono assieme anime molto diverse, mascherando fanatismo, ignoranza e ambizione con lo specchietto per le allodole del pericolo di presunte ultradestre.

Dove l’onda da arginare non è quella nera, ma del buon senso.

Le ragionevoli istanze della popolazione spacciate per fascismo.
Per non parlare delle prime manifestazioni, sempre in Svezia, che vorrebbero l’introduzione di meccanismi alieni rispetto alla cultura occidentale.

A Stoccolma è già nato un ‘tribunale della Sharia’, un organo che può emettere sentenze giuridicamente vincolanti in materia civilistica, secondo delle regole religiose islamiche.

A Berlino, invece, ha vinto un sindaco di origini turche musulmano. Sarà un’esperienza fallimentare come sta capitando altrove?

Non sarebbe una sorpresa.

Distorsioni a parte, il problema vero è che i progressisti non hanno fatto un ragionamento di fondo.

Molto semplice.

Quando gli islamici non avranno bisogno più di loro, li scaricheranno senza pensarci su nemmeno la prima volta. Esattamente come hanno fatto loro con la comunità LGBTQ+.

Quella della sinistra, in altri termini, è una democrazia usa e getta.

Dove la ricerca del consenso segue le stesse identiche logiche del consumismo che finge di contrastare, in modo, ormai, sempre più blando.

Ma se, per quanto perversa, la strategia dei partiti di sinistra è funzionale alla conservazione degli apparati di antistato costruiti negli ultimi decenni, almeno a breve termine, risulta, invece, inquietante la totale incapacità dell’elettorato sedicente progressista di cogliere queste dinamiche.

Con conseguenze pesanti, che spesso vive sulla propria pelle.

Sì, perché è difficile da spiegare il comportamento di un omosessuale che scende in piazza per il Fakir di turno o che continua a votare chi sta sostituendo i valori italiani con una cultura che, per motivi religiosi, prevederebbe per loro l’impiccagione, come effettivamente accade in parte del mondo islamico.

Come ci sembra surreale far finta di niente e sperare che ‘sia bianco e cattolico’.

Significa semplicemente nascondere la testa sotto la sabbia.

Sono comportamenti che fanno tenerezza, come la farebbe un ebreo scampato ai campi di sterminio che inneggia al nazismo.

Sembra estremo, come paragone, ma si tratta dello stesso corto circuito logico dei pride, dove si sfila con bandiere palestinesi e iraniane.

O degli omosessuali che indossano la maglietta di Che Guevara. Ma questa è un’altra storia.

Ci viene in mente un articolo del filosofo Giorgio Agamben, Uomini e lemmings, pubblicato sul blog Quodlibet il 28 luglio 2021.

Noi diamo per scontato che tutti gli esseri viventi desiderino continuare a vivere: nei lemmings per qualche ragione questa volontà è venuta meno e l’istinto che li spingeva a vivere si è rovesciato in un istinto di morte.

Io credo che qualcosa di simile stia oggi accadendo a un’altra specie di viventi, quella che noi chiamiamo homo sapiens. Il suicidio collettivo avviene qui – come si conviene a una specie che ha sostituito all’istinto il linguaggio e a un impulso endosomatico una serie di dispositivi esterni al corpo – in modo artificioso e complicato, ma il risultato potrebbe essere lo stesso.
Giorgio Agamben – Uomini e lemmings

Non importa se la leggenda metropolitana ha origine da un documentario del 1958 in cui i comportamenti suicidi di questo roditore furono inventati di sana pianta per fare sensazionalismo.

Non importa nemmeno che l’articolo di Agamben facesse riferimento ad altro.

Quello che ci interessa, invece, è il concetto di fondo, che il filosofo ribadisce a chiusura del suo scritto.

È perfettamente possibile – anche se non è in alcun modo certo – che fra qualche anno il comportamento degli uomini risulterà simile a quello dei lemmings e che la specie umana si stia in questo modo avviando alla sua estinzione.
Giorgio Agamben – Uomini e lemmings

La sinistra occidentale, nella violenta negazione della sua stessa cultura, delle sue stesse radici, sta rendendo reale il falso etologico dei lemming.

Sostituendo i roditori con se stessa.

Sta velocemente correndo verso il baratro.

E per davvero. Non nella narrazione falsata di un documentario.

E, in prima fila, a un passo dal dirupo, ci sono proprio gli omosessuali.

Autore

  • Pietro Riccio

    Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.

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