Aspettando sadicamente che chi lo sostiene possa sbattere la testa nel muro
Penso seriamente che bisogna votare Conte. Non Schlein che, per quanto del tutto improbabile, potrebbe improvvisamente rinsavire. No. Conte sulla cui coerenza non vi sono dubbi.
Ripete in questi giorni il percorso che anni fa lo rese protagonista di una stagione drammatica per le finanze italiane, distruttiva per il bilancio statale e di rapporti con il mondo tutti sbagliati.
Tutto questo detto dagli Enti competenti, non da me che conto molto poco. Banca d’Italia, Corte dei Conti, Ragioneria dello Stato, Ambasciatori e fino a qualche Università che ha dovuto precisare alcune “imperfezioni” del suo curriculum.
Ed ovviamente ha pesato quanto vale il personaggio.
Invito a votarlo non perché sono masochista, ma perché credo giusto incominciare a diventare sadico.
“Ora mi diverto io”, parafrasando Scarpetta. Se c’è chi lo applaude per le sue ultime uscite sul “programma” elettorale, c’è bisogno che questi sbattano con il muso contro il muro e si facciano tutto il male possibile. Forse rinsaviranno.
Evito di parlare di politica estera. Non mi va di sparare sulla Croce Rossa: si dovesse seguire la strada indicata ci troveremo in ottima compagnia del terrorismo arabo e delle mire egemoniche russe.
Insomma con il male vincente… o no?
Mi limiterò agli aspetti di politica economica.
Si ripropone il Reddito di Cittadinanza, che può arrivare a 10mila Euro/anno. Si tira fuori un Patto generazionale: 15mila euro a chi compie 18 anni.
Si propone una detrazione IRPEF aggiuntiva sui redditi per i primi cinque anni effettivi di occupazione, utilizzabile entro i 35 anni. E qualche altra perla.
Ovviamente il salario minimo, il rifinanziamento della sanità pubblica, qualche euro in più agli statali, un rilancio delle retribuzioni del corpo insegnante.
Ma su quest’ultima richiesta Renzi ha pensato di fare il + 1: bisogna parlare di quattordicesima.
Uno sguardo ai conti dello Stato dicono, senza ombra di dubbio, che una complessiva operazione di questo genere significa una manovra congiunturale: mettiamo alcune pezze sui buchi.
Ma, soprattutto, una manovra non solo espansiva ma anche in debito. Espansiva, mentre si cerca di frenare l’inflazione che viene pagata da tutti ma soprattutto si sa bene da chi; a debito, mentre l’intero mondo finanziario è terrorizzato dalla crescita dei rendimenti dei titoli del debito pubblico, cioè interessi che taglierebbe i bilanci, le prospettive di crescita e gli investimenti in tutto il mondo.
Italia compresa, fortunatamente un po’ meno di altri viste le operazioni fin qui compiute sul debito. Che ora si vorrebbe allargare.
Cottarelli ha recentemente sintetizzato con un “serve una manovra prudente” cosa ha davanti l’Italia. Non Meloni e il centrodestra, ma chiunque sarà alla guida del Paese.
L’Italia cresce poco ma cresce: tutte le agenzie di valutazione economica lo dicono.
Dunque una manovra a debito sarebbe ingiustificata. Un aumento del potere di acquisto va fatto perché la crescita prossima futura si baserà sui consumi interni e non sulle esportazioni: ma il tutto senza diminuire l’attenzione a tenere sotto controllo il debito.
Dunque prudenza.
Invece…
Le frottole che ho ascoltato e letto sulle manovre da compiere sono tante, e hanno un contenuto di populismo tale, che sarebbe impossibile – con l’attuale livello dell’informazione – avere lo spazio per smentire tutto. E non c’è alcuna voglia di ragionare e di confrontarsi.
Dunque: si applaude? Bene. Ed allora, per me, facciamocelo fare.
Prevedo sfaceli, ma i pianti greci sono ormai parte della cultura italiana. Il mugugno è ritenuto un “diritto costituzionale”. E, alla fine, qualcuno, dopo una musata storica, qualcosa si domanderà. Spero.





