L’ombra a servizio della Grande Opera per il Disegno Superiore
Nel cuore di Roma, al centro di via Nazionale, accanto a Palazzo delle Esposizioni, c’è una chiesa che la maggioranza di noi conosce solo per l’eccellente e risaputo valore artistico: la Basilica di San Vitale al Quirinale.
Questa Basilica, situata 6 metri al di sotto del livello stradale, ha origini paleocristiane, risalenti al IV secolo d.C. e, a differenza di altre strutture coeve, non nasce dal recupero di preesistenti vestigia pagane, ma dall’espressa dedica al martire San Vitale e alla sua famiglia.
Con l’affido ai Gesuiti, nel 1595, la chiesa diventa sede di studentato, subendo un rinnovamento artistico, dal gusto controriformista, che vede la ridefinizione di un linguaggio artistico votato a rendere le immagini sacre strumenti di speculazione introspettiva.
A motivo di questo, la Basilica diventa, per noi, scrigno di numerose assonanze con il Percorso Iniziatico, a cominciare dalla discesa dei 33 scalini che prelude all’accesso del luogo sacro e che, richiamando il numero degli anni Cristo, evoca il V.I.T.R.I.O.L. in tutta la sua monumentalità.
Vorrei, però, fermare l’attenzione sul singolare affresco che decora l’abside della chiesa. Tale affresco, dipinto da Andrea Commodi, un pittore fiorentino vissuto a cavallo tra 500 e 600, raffigura la salita al Golgota di Gesù, il quale cade sotto il peso della croce.

La centralità della scena, messa in risalto da un fascio di raggi luminosi, non è occupata solo da Cristo, ma anche da un singolare Cireneo, che presenta fattezze demoniache.
Il Commodi, proprio in bella vista, ma celato dalla pluralità delle figure, inserisce Satana, il grande Antagonista, in lotta perenne con il Bene, nell’atto di servizio verso un evento che è necessario venga compiuto, calandolo nei panni di Simone da Cirene, colui che, secondo i Vangeli, fu obbligato a portare la croce insieme a Cristo.
Il contenuto esoterico si rivela nella raffigurazione non di una lotta ciclica e perenne, ma di una anticonvenzionale collaborazione tra Bene e Male, che servono uno scopo comune.
A rendere più singolare la scena è l’incrocio di sguardi che, inevitabilmente, si crea tra il Diavolo dell’affresco e l’osservatore.
Mentre tutti i personaggi, compreso Gesù, sono raffigurati di profilo, del tutto indifferenti a quanto si sta verificando, il Demonio è l’unico, in postura frontale, che osserva direttamente lo spettatore, con uno sguardo carico di intensità e consapevolezza, mentre i muscoli si tendono nello sforzo di sollevare la croce.
Costui chiama lo spettatore, lo interroga, lo mette di fronte al dovere dell’iniziato, un dovere fatto di lavoro e fatica, destinati a svolgersi nell’indifferenza del mondo profano, ma necessari al compimento della Grande Opera.
Satana, guardandoci, ci ricorda che il Male è necessario, che il Lavoro può compiersi solo se Luce e Ombra si pongono a comune servizio.
Non può esistere una Resurrezione senza una morte, non può esistere una morte senza integrazione dei due opposti. Bene e male, bianco e nero, sono insieme, fianco a fianco, a servizio del Disegno Superiore.
Non c’è altro modo di percorrere il Calvario: anche l’Ombra deve servire.
Proprio come San Michele incatena Satana al Cocito, senza ucciderlo, così l’iniziato deve controllare, gestire e integrare l’ombra perché anche essa è necessaria al Disegno e senza di lei il Percorso non può essere compiuto.
Nessun applauso, nessun’attenzione dal mondo profano, la vita materiale prosegue come se nulla accadesse, ma l’Ombra ci guarda e noi guardiamo lei, interrogandoci ogni giorno sul lavoro che stiamo facendo: stiamo davvero percorrendo la Via Iniziatica?






