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Oleshky, una tragedia umanitaria di cui nessuno parla

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Oleshky

Dopo la tregua si teme l’inferno. Chi sono le persone che vivono in questa città dimenticata?

Ho seguito un servizio televisivo che mi ha profondamente colpita.

Raccontava la tragedia di Oleshky, una cittadina ucraina occupata dai russi, dove migliaia di persone hanno vissuto per anni in condizioni sempre più drammatiche.

E mi sono chiesta: perché di questa tragedia si parla così poco?

Perché queste persone sembrano scomparse dall’attenzione internazionale?
Oleshky è Ucraina, non Russia.

Oleshky si trova nell’Ucraina meridionale, nella regione di Kherson, sulla riva sinistra, cioè orientale, del grande fiume Dnipro. Dall’altra parte, sulla riva destra, occidentale, si trova la città di Kherson.

Prima dell’invasione russa del 2022 contava circa 24.000 abitanti.
Una normale cittadina ucraina, con le sue scuole, le attività commerciali, le famiglie, gli anziani e i bambini.

Nel marzo 2022 è stata occupata dall’esercito russo.
Nel novembre dello stesso anno gli ucraini sono riusciti a liberare Kherson, sulla riva destra del fiume.

Ma Oleshky, sulla riva sinistra, è rimasta nelle mani dei russi.
Immaginate questa situazione: due città vicinissime, separate da un fiume. Una liberata dagli ucraini, l’altra rimasta sotto occupazione militare russa.

E attenzione a un punto fondamentale: gli abitanti di Oleshky non sono diventati russi perché la loro città è stata occupata.

Sono persone che continuano a vivere in territorio ucraino, ma sotto il controllo di un esercito straniero.

Molti sono fuggiti. Altri non hanno potuto farlo. Soprattutto anziani, malati, persone con disabilità e famiglie che non avevano i mezzi per abbandonare tutto.

Poi è arrivata un’altra catastrofe: la distruzione della diga di Kakhovka.
Nel giugno 2023 la distruzione della diga ha provocato un’immensa inondazione lungo il Dnipro. Interi quartieri sommersi, abitazioni distrutte, persone morte, servizi essenziali compromessi.

Oleshky è stata una delle località più duramente colpite.

Come se l’occupazione militare, i bombardamenti e la separazione dal resto dell’Ucraina Nel 2026 la situazione è diventata ancor più terribile.

Le vie di rifornimento si sono progressivamente interrotte. Secondo le testimonianze raccolte dal Washington Post, dal 26 maggio non arrivavano più regolarmente generi alimentari.

Ci sono state famiglie costrette a dividere una sola tazza di riso o di grano saraceno per sopravvivere un’intera giornata.
Pensate a questo mentre noi discutiamo di geopolitica, trattative, confini e concessioni territoriali.

Da una popolazione di circa 24.000 abitanti si era arrivati, secondo le stime riportate, a circa 1.700-2.000 persone ancora presenti prima delle ultime evacuazioni.

Persone che non possono semplicemente prendere un’automobile e andarsene. Perché vivono in un territorio occupato, militarizzato, attraversato dalla guerra.

La tregua umanitaria del 27 ottobre 2026.

Secondo le notizie riportate, è intervenuta una mediazione internazionale nella quale sono stati segnalati anche il coinvolgimento di Melania Trump e quello di Papa Leone XIV.

Una sospensione temporanea dei combattimenti finalizzata a consentire l’arrivo di acqua, cibo e medicinali e soprattutto l’evacuazione dei civili.

Il 31 ottobre alcuni abitanti sono riusciti finalmente a raggiungere il territorio controllato dall’Ucraina, attraverso un lungo percorso che ha attraversato anche la Russia e la Bielorussia.

Tra loro un bambino di poco più di un anno e una persona di 94 anni.
Un bambino che ha conosciuto soltanto la guerra. Una persona anziana che ha visto la propria città trasformarsi in un luogo di occupazione, distruzione e isolamento.

Ma ora si teme che, terminata la tregua, ricominci l’inferno.
La sospensione temporanea è stata prevista in scadenza il 1° novembre.

Le autorità ucraine temono una ripresa e un’intensificazione degli attacchi russi contro Kherson e la possibilità che gli abitanti rimasti a Oleshky vengano nuovamente isolati, senza possibilità di ricevere aiuti o di essere evacuati.

Sono timori che devono essere verificati alla luce degli sviluppi militari, ma il pericolo umanitario è reale.

E qui arriviamo alla questione fondamentale.

La Russia sostiene di aver annesso la regione di Kherson. Ma l’annessione non è riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale.

Oleshky rimane territorio ucraino, indipendentemente da chi lo occupi militarmente.

Gli abitanti devono poter scegliere liberamente dove vivere, senza essere costretti ad accettare la cittadinanza russa, senza trasferimenti forzati e senza essere perseguitati per la loro identità nazionale.

Non sono pedine da spostare su una carta geografica. Sono esseri umani.

Quando si parla di pace in Ucraina, quacuno si ricorda di queste persone?

Qualcuno pensa a che cosa significhi vivere per oltre quattro anni sotto occupazione, senza poter decidere liberamente del proprio futuro, senza sapere se domani arriveranno il pane, le medicine o un altro bombardamento?

Oleshky è una piccola città, ma racconta una tragedia enorme: quella dei civili rimasti intrappolati nei territori ucraini occupati dalla Russia.

La tregua ha permesso di salvare alcune vite.

Ma non ha restituito a quella popolazione la libertà, la sicurezza e la propria terra.

Non si può parlare seriamente di pace dimenticando gli ucraini che vivono ancora sotto occupazione russa.

E, soprattutto, non possiamo permettere che Oleshky e i suoi abitanti scompaiano nel silenzio.

Perché anche questa è la guerra di Putin. E anche queste sono le sue vittime.

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