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Le proteste e le riforme che non ci sono state

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proteste e riforme

In attesa di una svolta

Le proteste dei giorni scorsi richiedono un’attenta riflessione.
In primo luogo da mattino a sera i centri commerciali sono stati invasi di gente, il che significa che la stragrande maggioranza degli italiani ha preferito sfruttare lo sciopero per lo shopping invece di sfilare per le vie della città con le bandiere rosse o peggio quelle della Palestina.

Lo hanno fatto per menefreghismo? Probabile.

Lo hanno fatto perché stanno economicamente ancora troppo bene? Possibile.

Lo hanno fatto per non farsi strumentalizzare dai sindacati politicizzati? Difficile.

Resta, però, che lo hanno fatto.

Questo non significa voler sminuire la portata delle manifestazioni, che sono state imponenti, ma solo dire che a protestare è stata comunque una piccola parte della popolazione, anche se numericamente importante.

Chi si è fatto gli affari propri probabilmente si è rotto le scatole, di blocchi stradali, picchetti, scontri, pezzi di città impraticabili, e devastazioni, ma ridurre tutto a questi atti incivili condotti da bande di delinquenti talvolta troppo compresi da qualche magistrato  e da certe parti politiche è sicuramente sbagliato.

Al netto della strumentalizzazione di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, dei quali Landini è la propaggine meno nobile, l’oggetto delle manifestazioni è sacrosanto: il carovita e il riarmo, che sono due elementi collegati.

A prima vista si potrebbe affermare che sono vessilli pretestuosi, perché fattori direttamente connessi alla congiuntura internazionale, sulla quale il governo ha ben poche possibilità di incidere.

Una simile manifestazione avrebbe avuto una sua logica se estesa a tutta l’Unione Europea, ma farla solo in Italia è priva di significato e trova la sua sola ragione nella volontà delle opposizioni di mettere in difficoltà il governo in vista delle prossime elezioni.

Vedendo la questione in questa ottica possiamo fare ulteriori considerazioni.
Se è vero che il governo italiano non può incidere su un contesto internazionale fortemente negativo e di guerra globale, è anche vero che ne è corresponsabile.

Caro vita e riarmo, infatti, dipendono in gran parte dalle politiche russofobe sposate dalla Meloni fin dal suo insediamento, politiche che hanno portato ad una enorme dispersione di risorse in cobelligeranza per una guerra che non era la nostra e non ci riguardava.

Politiche che hanno messo in crisi la nostra catena di approvvigionamento energetico a basso costo, portando ad un insostenibile aumento dei prezzi a 360 gradi, con ripercussioni letali sulle finanze delle famiglie italiane.

Politiche che, in quanto cobelligeranti, oggi ci obbligano ad una ulteriore ed importante distrazione di risorse a danno delle tasche di ciascun italiano per un riarmo altrimenti non necessario.

D’altra parte, la Meloni ha più volte ribadito la sua posizione a fianco di Zelensky, anche di fronte a sondaggi che mostravano la stragrande maggioranza degli italiani contrari al finanziamento bellico dell’Ucraina con denaro pubblico.

Questa sua indifferenza al sentimento popolare è emblematica per un Presidente del Consiglio espressione della sovranità popolare stessa.

Quindi sì! Le manifestazioni di ieri sono legittimamente contro il comportamento di un governo e di un Presidente che, invece di proporsi come mediatore di pace, ha fin da subito abbracciato l’escalation della guerra, impoverendo, bene che vada, ulteriormente gli italiani.

Alla Meloni non importa: “con Kjev anche a costo di perdere le elezioni”, lo ha detto lei, incurante dell’impatto economico che tale supporto provoca sui suoi cittadini ed elettori.

Quindi, queste manifestazioni, nella loro parte pacifica, sono coerenti, perfino dovute.

Peccato che chi manifesta in piazza non tenga conto che sta sponsorizzando il ritorno di chi già governava 4 anni fa e ci ha ridotto in mutande.

Peccato anche che, accanto a carovita e riarmo, non siano stati adottati come vessilli della protesta: il disastro della sanità, il diritto ad una retribuzione dignitosa, lo sperpero del denaro pubblico nelle politiche di accoglienza e sovvenzioni a pioggia, la corruzione delle Istituzioni, la sistematica distruzione dell’industria italiana, la criminalizzazione dell’imprenditoria, e lo scadimento culturale della scuola, e tanto altro.

Io questo governo l’ho votato, ma oggi non posso negare che, accanto a scelte internazionali discutibili, sul fronte delle riforme interne, che erano necessarie e pilastri del programma elettorale del Centrodestra uscito vincitore dalle urne di 4 anni fa, si siano persi 5 anni inutilmente, tempo prezioso gettato al vento.

Troppo comodo appellarsi a un preteso ostruzionismo del Presidente della Repubblica.

Tantissime riforme, perfino quella della Giustizia, con intelligenza si potevano fare a maggioranza semplice e, in caso di rinvio alle Camere da parte del Presidente, potevano essere approvate velocemente in seconda lettura e diventare legge a prescindere dal Capo dello Stato, vista la larga maggioranza parlamentare dei partiti di governo.

Un esempio su tutti è la legittima difesa, caposaldo del programma elettorale della destra, su cui non si è fatto nulla.

E su questi temi di anni se ne perderanno almeno altri 5, visto che i partiti oggi all’opposizione, e domani probabilmente al governo, non ne condividono le soluzioni e nulla faranno.

Le manifestazioni, anche se strumentalizzate, sono originate da un profondo malessere sociale e sono amplificate dalla delusione di chi come me questo governo lo ha sostenuto.

Peccato: avrebbe potuto essere una svolta, invece è stato il solito minestrone raffermo.

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