Il ruolo dell’IA nella società contemporanea
Parafrasando il titolo del reportage di Fubini sulle nuove tecnologie e il mondo nuovo che avanza “I mercanti dell’anima”, vorrei capire insieme a voi se chi sta progettando la nuova società del futuro abbia ancora a cuore il benessere dell’umanità, oppure si pone solo il fine di usarla.
Siamo alla soglia di un nuovo mondo migliore o siamo alle soglie di una nuova rivoluzione tecnologica che forse sarà l’ultima?
Se ricordate il film di Dracula, il vampiro, per entrare nelle case delle sue vittime, ha bisogno del permesso di queste ultime altrimenti non può accedere.
Il libero arbitrio governa le nostre esistenze e l’individuo può scegliere il proprio percorso e quale direzione dare alla propria vita.
Ogni nuova tecnologica dalla scoperta dell’energia nucleare, può essere adoperata per nobili fini quando si usa per soddisfare l’insaziabile fame di energia dell’umanità con la produzione di energia elettrica delle centrali atomiche oppure può essere usata per distruggere il creato con i nuovi ordigni nucleari.
Gli studi del MIT ci dicono che l’uso eccessivo dell’IA, dei chatbot produce un minore attività cerebrale con una ridotta connettività neurale e una minore predisposizione a risolvere problemi complessi e ci sarà in futuro una notevole diminuzione delle capacità cognitive delle persone.
C’è una corrente di pensiero la quale sostiene che la presenza dell’uomo che non si cura del creato e dell’ambiente sulla terra mette a rischio l’esistenza del pianeta con la sua propensione ad inquinare e al continuo ed esagerato consumo delle risorse.
Se l’essere umano è capace di procurare tutti questi danni al clima e all’ambiente forse la soluzione ottimale è sostituirlo, gradualmente, con macchine pensanti e senzienti rendendo gli umanoidi sempre più somiglianti alle persone.
Inoltre, le macchine non mangiano, non consumano cibo e lavorano instancabilmente senza dormire e le nuove tecnologie si presentano in una veste molto affascinante, promettono di risolvere alcuni problemi complessi legati al lavoro e alla salute delle persone e in parte ci riescono, ci mettono in contatto con il mondo intero, non si è più isolati, ma in realtà è solo un’illusione perché alla fine si è più soli che mai.
La connessione con altre persone magari affini e con cui è piacevole interloquire oggi è messa in discussione da queste nuove tecnologie con le quali si può dialogare e chiedergli qualsiasi cosa, l’IA è affabile, dotta e ci si può persino innamorare di essa, una perfetta risolutrice di problemi.
Non c’è paragone tra la capacità degli esseri umani di sviluppare la propria capacità creativa con una certa dose di imprevedibilità e il calcolo deterministico e l’assenza di empatia dell’IA. Quest’ultima non si interroga sul senso delle cose e il suo utilizzo massiccio ci farà perdere il contatto con la nostra interiorità.
L’IA come la scienza e la tecnica assume la forma di un nuovo Dio e pretende di diventare colei che dirigerà le sorti del pianeta come in Matrix quando assunse la forma di un dittatore che trattava l’umanità come un gregge da mungere e sfruttare a livello energetico per mandare avanti il sistema.
Ritornando a temi più materiali e meno esistenziali e filosofici il Dott. Fubini ci racconta che c’è una lotta di potere tra gli USA e la Cina su chi deve avere la supremazia in questo mondo sotto il profilo tecnologico.
Gli USA creano l’AI e la vogliono vendere a tutto il mondo mentre la Cina in poco tempo è arrivata a costruirne una molto vicina a quella americana in termini di prestazioni ed efficienza.
La differenza risiede nel fatto che gli USA non la vendono gratis mentre la Cina l’ha offerta gratis a tutto il mondo facendo crollare dopo questa notizia il valore di molte aziende tecnologiche americane.
Oggi la Cina rappresenta in senso metaforico l’IA stessa, la sua essenza. Del resto gli algoritmi di quest’ultima si alimentano con miliardi d’informazioni e più dati s’immettono e più lei si perfeziona e si sviluppa.
Che cos’è la Cina se non un enorme AI che ha preso i dati da migliaia di aziende nel mondo assimilando le loro tecnologie per poi migliorarle per cercare di possederne il monopolio?
La Cina nel 2050 a causa della denatalità avrà perso duecento milioni di persone ed è per questo motivo che sta sviluppando robot umanoidi che già oggi mandano avanti numerose fabbriche al buio senza lamentarsi e contrarre malattie, perfetti lavoratori instancabili al servizio di pochi padroni.
Fubini ci racconta che i padroni di queste tecnologie in modo graduale, stanno prendendo il controllo del governo di nazioni influenti.
La Cina produrrà umanoidi e gli USA forse li alimenteranno con l’intelligenza artificiale. Questa estate l’IA è sfuggita al controllo dei suoi creatori e si è messa a interagire tra i vari “agenti” cercando in modo subdolo di auto preservarsi.
Occorre credere ai creatori di queste nuove tecnologie se loro stessi sostengono che è pericolosa per la stessa esistenza del genere umano?
Si stanno producendo film senza attori e si stima che l’IA distruggerà molti posti di lavoro soprattutto in America.
Se l’IA eliminerà molti posti di lavoro come riusciranno a portare il salario a casa i lavoratori?
Se la gente non guadagnerà più, non potrà più comprare beni e servizi e come riusciranno le company a fare profitti?
Oggi le internet company che si occupano del settore bruciano miliardi di cassa e perdono molti miliardi al mese e l’anno prossimo si potrebbe creare una bolla speculativa che potrebbe esplodere.
Viviamo in un periodo in cui l’umanesimo lascia il posto al transumanesimo, l’uomo con le sue fragilità era posto al centro del cosmo e dei diritti ma improvvisamente questa visione classica sembra non essere più al passo con i tempi e si cerca di superare i limiti dell’essere umano con le nuove tecnologie e di conseguenza le politiche dei governi delle varie nazioni mirano a favorire investimenti su questa nuova frontiere tecnologica e chi non è più al passo con la modernità rischia di venire marginalizzato.
L’umanità in preda alla denatalità sarà sostituita del tutto da umanoidi?
Tra qualche anno la civiltà esisterà ancora così come l’abbiamo conosciuta e questi scenari distopici saranno un’ipotesi irrealistica?
Dal punto di vista escatologico siamo arrivati alla fine del nostro percorso terreno o sarà la scoperta di un nuovo mondo?
Che ruolo avrà l’Europa in tutto questo?
Nei prossimi dieci anni potrebbero scomparire moltissimi posti di lavoro e a quel punto non trovando alternative per ricollocare la massa dei disoccupati, inizieranno delle forti proteste e disordini sociali e per evitare il collasso del sistema i Governi istituiranno un reddito universale di sopravvivenza finanziato dai proprietari delle nuove tecnologie.
La Confcooperative stima che nei prossimi anni 6 milioni di posti di lavoratori saranno a rischio in Italia e a causa di questa situazione il PIL sarà previsto in aumento paradossalmente perché se un progettista oggi ad esempio crea 200 progetti all’anno con l’IA ne creerà 400 e così nelle altre professioni.
Stesso costo del lavoro più output e quindi più ricchezza. Lo Stato dovrà gestire con sussidi più disoccupati anche se incasserò più tasse. La sfida sarà sul fronte delle politiche redistributive, riqualificando i lavoratori espulsi dal lavoro riducendo l’orario di lavoro o si avrà una crescita senza occupazione che se guardiamo al passato accadde anche negli anni 90 con la robotizzazione.
È evidente che si creerà un problema sociale perché la ricchezza prodotta sarà maggiore con meno persone senza una minima idea di come redistribuirla.
Il World Economic Forum ci rassicura che alla fine il saldo tra chi perde il lavoro e le nuove professioni create sarà positivo ma conoscendo la necessità delle aziende per restare competitive di tagliare i costi fissi, avendo a disposizione una simile tecnologia chi potrà impedirgli di attuare una massiccia sostituzione della forza lavoro?
In Cina sono già presenti centinaia di dark factories soprattutto nell’elettronica e automotive. Solo nel 2023 hanno impiegato 295.000 nuovi robot nei processi produttivi e la Cina ne possiede circa due milioni.
Le analisi del World Economic Forum ci dicono che in questi ambienti lavorativi si creeranno sinergie cognitive tra gli esseri umani e gli umanoidi e le tempistiche saranno fondamentali in questo processo di sostituzione umana con le macchine, ovvero se la sostituzione nei processi produttivi e lavorativi avverrà in modo troppo veloce e non seguirà la progressiva diminuzione della natalità e della popolazione si creerà un problema di carattere sociale.
Solo da noi stessi e dalle nostre scelte potrà arrivare la nostra salvezza.





