
Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80 un nuovo soggetto di collegamento tra gli Stati Uniti ed il Pci entrò in campo: Robert Rackmales, ufficialmente Funzionario principale presso il Consolato degli Stati Uniti di Trieste dal 1973 al 1976 e, successivamente, a Roma dal 1980 al 1983 anche come incaricato d’affari.
Anni nevralgici della storia italiana nel grande contesto geopolitico internazionale.
In un’intervista a Charles Stuart Kennedy per l’importante “The Association for Diplomatic Studies and Training Foreign Affairs Oral History Project” dell’11 maggio del 1995 rivelò alcuni ignoti particolari sugli anni passati in Italia che diedero l’esatta dimensione della penetrazione americana nelle cose italiane:
“Qual era la situazione politica in Italia in quel periodo, secondo lei? gli chiese Stuart Kennedy e la sua risposta fu: Era il periodo successivo al rapimento e all’omicidio del Primo Ministro, Aldo Moro, avvenuto nel 1978, e il terrorismo, le Brigate Rosse erano ancora un problema importante. Infatti, durante il periodo in cui eravamo lì, ci fu un importante episodio di terrorismo diretto agli Stati Uniti quando le Brigate Rosse rapirono il generale Dozier e lo tennero prigioniero per diversi mesi.”
In quel periodo c’era ancora grande preoccupazione a Washington che, come risultato delle differenze tra i partiti della coalizione, i comunisti italiani, che a quel punto erano il secondo partito più grande in Italia in termini di sostegno popolare avevano una base elettorale molto forte e stabile nell’Italia centrale, sarebbero entrati nel governo. “Quindi il nostro reportage sul partito comunista italiano ricevette molta attenzione a Washington, e c’era continua preoccupazione al riguardo”.
Gli americani, al di là di quanto si ritenesse, erano in un periodo in cui potevano esercitare una maggiore flessibilità e avere contatti più ampi. Ma fu solo nel 1975 che ci fu un canale palese tra uno dei suoi predecessori, Martin Weenick, e un membro del partito comunista. Cominciò con qualcuno che non aveva una posizione ufficiale, ma era un giornalista.
Sempre in quell’intervista Rackmales rivelò chi fosse stato il suo contatto più importante con Botteghe Oscure nientemeno che Tonino Tatò, ufficialmente l’addetto stampa del partito, che fungeva anche da “assistente personale di Enrico Berlinguer, il massimo leader comunista, l’ufficio di Tatò era proprio dall’altra parte di quello di Berlinguer.”
Un rapporto impensabile in quell’epoca.
Ma è al centro di questa risposta che commise molti errori: il primo riguardò l’apertura al Pci già in atto da anni, anzi nel 1975 vi fu la “svolta epocale” con il dialogo portato a livello di segreteria nazionale e, addirittura, la predisposizione di uno sbarco dello stesso Enrico Berlinguer presso università americane.
Ad una successiva domanda Rackmales fece delle affermazioni che rivelarono quello che in realtà bolliva sui tavoli della CIA e del Dipartimento di Stato da un po’ di anni. Laddove un’accentuata autonomia in politica estera ed economica di diversi statisti italiani faceva pensare a ipotesi di dossieraggio sul piano della solita e vecchia, ma sempre efficacia “corruzione”. Infatti, così rispose:
““… a mia conoscenza nessun leader nazionale del PCI è stato implicato nella linea di corruzione che ha così macchiato i socialisti e la CDU (intende la Dc n.d.a.). Racconterò un episodio che risale al 1976, quando ero a Trieste. Aldo Moro, successivamente assassinato dalle Brigate Rosse, era allora Primo Ministro e stava facendo delle aperture ai comunisti italiani, che ci preoccupavano. E ricordo che tutti i nostri principali ufficiali che erano scesi per una conferenza dei principali ufficiali a Roma, ci hanno convocati tutti in una stanza di sicurezza, e il capo della stazione (la stazione è la CIA n.d.a.) ha detto, “Certo che non vogliamo che questo venga passato a nessuno, ma voi ragazzi dovreste sapere che Aldo Moro è coinvolto in…” e ha descritto un episodio di corruzione, o apparente corruzione (e qui venne il pezzo forte e conclusivo n.d.a.). Ma ha dimostrato che eravamo preparati ad usare accuse di corruzione contro persone che pensavamo stessero mettendo a repentaglio aspetti della nostra politica, anche se erano il Primo Ministro e un membro di un partito che altrimenti sostenevamo.”
Erano pronti e preparati ad usare accuse di corruzione contro persone che pensavano stessero mettendo a repentaglio gli aspetti della loro politica, anche se erano il Primo Ministro o un membro di un partito che altrimenti sostenevamo.
Tangentopoli?





