
d Marco Pugliese*
La BBC si sgretola: il più grande crollo morale del giornalismo occidentale
La crisi della BBC non è un incidente di percorso: è il collasso strutturale di un gigante che per decenni ha incarnato l’idea stessa di informazione imparziale. Le dimissioni del CEO Tim Davie e della direttrice delle news Deborah Turness sono solo la superficie. Il vero terremoto sta nel rapporto redatto da Michael Prescott, giornalista indipendente incaricato dalla stessa BBC di valutare tre anni di attività editoriale. Un dossier che oggi pesa come un atto d’accusa.
Prescott descrive un servizio pubblico che ha tradito la propria missione. Nel documento troviamo una serie di distorsioni gravi. La più clamorosa: la manipolazione del video di Trump relativo al 6 gennaio, un episodio che in qualunque democrazia matura dovrebbe chiudere la carriera di una redazione, non di un singolo giornalista. Subito dopo arriva la copertura faziosa della campagna elettorale americana, orientata sistematicamente verso i Democratici. Un archivio di servizi, ospiti e commenti che racconta una BBC che parteggia invece di informare.
Sul fronte delle questioni razziali, Prescott parla apertamente di “narrazioni prefabbricate”: reportage costruiti per mostrare discriminazioni anche dove non ve ne erano, perché quella era la linea editoriale gradita. Ancora peggio il capitolo dedicato al desk LGBTQ, che ha bloccato la diffusione di opinioni divergenti sull’identità biologica, fino ad arrivare alla sospensione di una giornalista colpevole solo di aver detto una frase di elementare realtà: “sono le donne a rimanere incinte”.
Poi c’è la doppia verità su Israele–Gaza: una BBC in inglese con una linea, una BBC in arabo con un’altra, spesso incompatibile. Un servizio pubblico che cambia versione a seconda del pubblico a cui parla non è un servizio pubblico: è un’agenzia di propaganda.
Prescott, di fronte al muro di gomma dei vertici, si è dimesso l’estate scorsa. Nessuno voleva intervenire. Nessuno voleva correggere. La rotta era voluta, non subita.
E i numeri confermano la frattura con il pubblico. Prima ancora dello scandalo, il sito della BBC aveva perso il 13% dei visitatori in un anno. Una diserzione. Un trend identico a quello che ha travolto quasi tutti i grandi media anglosassoni, che hanno perso fino al 90% del traffico degli anni d’oro. L’informazione mainstream si sta svuotando dall’interno, e non per colpa dei social: per colpa propria.
Ci riguarda da vicino. Lo schema è identico anche in Italia: chi non si allinea viene silenziato, chi critica viene tollerato solo finché non tocca i nervi giusti, la realtà viene “filtrata” per non disturbare certe sensibilità. Il prezzo? Credibilità azzerata. Audience in caduta. Un pubblico che si sente preso in giro.
La BBC non è caduta per caso. È caduta perché ha dimenticato la sua funzione. E quando l’informazione tradisce la realtà, è la realtà a presentare il conto. La prossima crisi non riguarderà un broadcaster, ma l’intero modello mediatico occidentale. È già iniziata.





