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IL RITORNO DI COSTANTINO

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di Angelo Giubileo

Mi si perdonerà l’ardire che manifesto nell’accostare Donald Trump a Costantino.
Anche la mia è un’opinione, del resto come tutte le altre, e quindi mi sia pur concesso dire ciò che penso.
Donald Trump è l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America. Gli USA, dalla fine dell’URSS, hanno coltivato il progetto imperiale di “dominare” l’intero mondo.
L’etimologia suggerirebbe piuttosto che il termine dominus, ovvero “signore”, così come il termine “dominare” indichi il dominio o la signoria sulla casa (domus) e, solo successivamente, su altre persone o cose.
E tuttavia, il progetto del nuovo architetto e fabbro USA – erede della più antica tradizione “occidentale”, che deriva dalla divisione del mondo vedico originario e iniziale (Paradesha) in due parti – da Reagan a Biden, e con i dovuti distinguo: è fallito. Così che altro che “fine della storia e l’ultimo uomo” di più recente fukuyamana memoria. Lo stesso “ultimo uomo”, “Il Medesimo”, quale che fosse o che sia o sarà, umano, sovrumano o postumano.
E così, il nuovo impero del nuovo Costantino giace nuovamente in rovina. E quindi occorre che l’Imperatore, di Roma o dell’Occidente, rinforzi il proprio “dominio” e inizi il cammino verso una nuova terra ed edifichi una nuova città, come quella di Agostino (o Leone XIV ?!) di cui si parla nell’Apocalisse, acquisita al canone nel corso del IV secolo, dopo il tentativo vano di conciliare le opposte “anime terrene” – che Emanuele Severino chiamerebbe piuttosto “abitatori del tempo” – a Nicea. Di cui, peraltro, ricorre nell’anno il 1700esimo anniversario.
Nel suo ultimo libro, uscito postumo, “Sotto gli occhi dell’Agnello”, Roberto Calasso ha concluso e chiarito che: la terra, l’unica terra da abitare, è questa, ovvero quale che sia e “non c’è nulla che vada oltre”.
All’insediamento di Trump, Biden ha detto che “occorre amare l’America sia quando si vince che quando si perde”. In virtù del vecchio e nuovo patto testamentario, ovvero tutto ciò che ci è lasciato in eredità.
In un mondo fatto di simboli, più chiaro di così era probabilmente difficile dire.
Invece, in un mondo privo di simboli, non avremmo alcuna difficoltà nel dire che la storia è sempre la stessa, non cambia mai, tutto: “è”.
Ite, missa, est. 

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  • Redazione

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