
Segue da: IL SERPENTE HA DUE TESTE (5) – IL PARADIGMA INGLESE
https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/opinioni/20795-il-serpente-ha-due-teste-5-il-paradigma-inglese.html
C’è un’evidenza palmare, inequivocabile, indiscutibile: l’America di Donald Trump (quella dei lavoratori, della classe media) vuole chiudere le guerre, mentre l’America dei neoconservatori, legati a doppio filo con i nostalgici dell’impero inglese, vogliono continuare la guerra con la Russia, con la quale da sempre hanno un rapporto di amore odio.
Per capire cosa ci sia nelle corde degli anglo-americani o, meglio, degli americani che non sono al servizio del loro Paese, ma del sogno tardo e impossibile degli inglesi di perpetuare il loro impero, è necessario fare i conti con la Fabian Society: un mondo che si dichiara socialista, che ha amato Stalin e il bolscevismo e che, come scrive Davide Rossi, nel suo Fabian Society e la pandemia (Arianna editrice) “era legata trasversalmente a tutti i più importanti circoli della cosiddetta destra (doppia appartenenza di molti alla Fabian e al British Fascism Party). Deve essere chiaro che il mondo dei circoli politici angloamericani, indipendentemente dalle denominazioni ufficiali di liberali o socialiste, persegue gli stessi obiettivi di controllo e di governo delle masse”.
La Fabian Society ha sempre agito di concerto con un’altra associazione denominata Round Table, composta da anglofili della nuova destra.
Rossi riporta il giudizio di Arnold Ehret, il quale sostiene che “società politiche come la Fabian, la Round Table e il Rhodes Trust abbiano agito come piattaforme di azioni internazionali miranti a influenzare gli apparati di forza e le burocrazie (deep state) degli Stati Uniti d’America, secondo i disegni dell’Impero britannico”.
Il Rhodes Trust, con sede presso l’Università di Oxford, riunisce e forma persone ritenute eccezionali provenienti da tutto il mondo e da tutti i campi di studio.
La Round Table è stata fondata nel 1927 da Louis Marchesi, un giovane membro del Norwich Rotary Club, che sentiva la necessità di creare un club più adatto alle idee e ai progetti dei giovani uomini in carriera.
Durante un congresso industriale a Birmingham nel 1927, il Principe di Galles incoraggiò i giovani professionisti a riunirsi intorno a un tavolo per adottare e adattare metodi di lavoro efficaci e migliorarli. Questo incoraggiamento ispirò Marchesi che diede il via alla fondazione di Round Table. Nel giro di un anno dalla sua fondazione, l’adesione a alla RoundTable crebbe fino a 85 membri. Fin dalle prime fasi, si era deciso che la Round Table sarebbe stata un club apartitico e aconfessionale, e questa caratteristica è rimasta fino ad oggi. Una seconda Round Table fu fondata a Portsmouth e la crescita successiva fu rapida, con 125 Tavole e un totale di 4.600 membri allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale nel 1939.
Oggi, RoundTable prospera in molti paesi europei, africani, del Medio Oriente, dell’India, di Hong Kong, della Nuova Zelanda e degli Stati Uniti.
La prima insegna della Round Table fu una tavola rotonda su una base solida, ma l’Assemblea Generale Nazionale del 1929 giudicò questo emblema piuttosto poco originale e adottò la proposta di Neville Headon, della RT Manchester, che presentò un disegno ispirato da un disco in legno appeso al muro della Great Hall del Castello di Winchester. Fu ben presto deciso di formare un’associazione nazionale che doveva chiamarsi “The Central Council of the Round Table” – in seguito chiamata “The National Association of Round Tables of Britain and Ireland” (RTBI) – di cui John Webb di Portsmouth fu il primo presidente e Louis Marchesi fu il primo Segretario e Tesoriere Onorario. Nel 1929 le tavole erano già 16.
Nel 1948 le differenti associazioni nazionali della Round Table decisero di organizzarsi in un’associazione internazionale. Nacque così la “Round Table International” (RTI) della quale fupresidente Reg Bates. Questa organizzazione fu sciolta nel 1961 per poi essere rifondata nel 1991 a Klagenfurt, quando fu alzata l’età limite dei suoi membri a 45 anni e si favorì l’unione dei club di servizio femminili.
La Fabian Society ha continuato a crescere fino a divenire una società accademica leader nel Regno Unito durante l’era edoardiana ed è stata caratterizzata dai membri del suo club d’avanguardia: “I Coefficienti”.
“La vicenda del Coefficients Club- scrive Rossi -, il suo mettere assieme politici, economisti e pensatori che dovrebbero essere agli antipodi gli uni con gli altri, rappresenta un’ulteriore dimostrazione del fatto che le élite si compenetrano e collaborano, riservatamente, al raggiungimento di comuni obiettivi di potere.
Di particolare interesse risulta il rapporto tra la Fabian Society e la Teosofia e il background positivista di Annie Besant, con il suo ruolo cruciale nella diffusione dell’ateismo e nella propaganda neo-malthusiana.
Questo aspetto è di particolare interesse, in quanto sembrerebbe in contrasto con la vocazione socialista, ma che il socialismo della Fabian Society sia solo una copertura è indicato anche dalla sua ideologia eugenetica, che affronteremo in altro articolo.
Il malthusianismo, come noto, è un’ideologia che considera l’aumento numerico della popolazione come la principale causa della fame, della scarsità delle risorse, della povertà e del degrado ambientale, proponendo di conseguenza, quale soluzione a detti problemi, una politica di controllo delle nascite.
Logica resa concreta ed attuale dall’americana Planned Parenthood, che un report del 2017 di 451 pagine ha reso pubblica nei suoi disastri come dimostrato dall’inchiesta del Congresso statunitense sulla compravendita di tessuti e organi di bambini abortiti. Inchiesta che contiene diverse accuse nei confronti di aziende, cliniche, organizzazioni e università in vario modo coinvolte in un mercato dalle dimensioni enormi.
L’inchiesta, durata oltre un anno, è stata condotta dal Select Investigative Panel on Infant Lives, una commissione parlamentare creata ad hoc per indagare sul caso.
Al centro dello scandalo, venuto alla luce grazie alla diffusione di una dozzina di video girati di nascosto da attivisti pro-life del Center for Medical Progress c’è, appunto, la multinazionale degli aborti Planned Parenthood Federation of America (Ppfa), che ogni anno riceve oltre 500 milioni di dollari in finanziamenti pubblici, pari a circa il 40% del suo fatturato.
Il colosso abortivo è uno dei principali finanziatori delle campagne elettorali della Clinton e di Obama.
“Il report – come scriveva Avvenire nel 2017 – svela quattro differenti modelli di business relativi alla raccolta di tessuti e organi fetali. Il primo è il “modello dell’intermediario”, basato su un mediatore che si procura il tessuto da una clinica abortiva o da un ospedale e poi lo rivende a un cliente. Il secondo e il terzo sono il “modello università/clinica” e il “modello azienda biotech/clinica”, che prevedono una stretta relazione con una vicina clinica abortiva, la quale vende periodicamente tessuto fetale ad aziende o università per asseriti scopi di ricerca. Il quarto modello, verso cui il panel esprime particolare preoccupazione, prevede un insieme di attività aberranti e illegali svolte da una data clinica, quali gli aborti tardivi realizzati tra il secondo e il terzo trimestre di gravidanza, gli aborti a nascita parziale (con l’aspirazione del cervello del feto vivo, fatto partorire parzialmente per estrarne un maggior numero di organi intatti) e il conseguente “trasferimento di tessuti o di interi cadaveri da quella clinica a enti di ricerca”.
Se aggiungiamo il proliferare di inviti all’eutanasia, così come avviene in alcuni Stati particolarmente sensibili ai richiami malthusiani, è chiaro che siamo di fronte ad un piano scellerato di sterminio ben nascosto dietro ideologie che si presentano come progressiste.
Nel 1798 Thomas Robert Malthus pubblicava il suo “An Essay on the Principle of Population”, in cui gettava le basi della propria teoria.
Egli, in particolare, riteneva che le riforme sociali fossero altamente dannose per la società, poiché il miglioramento delle condizioni economiche delle classi più disagiate avrebbe inesorabilmente stimolato l’incremento demografico, che egli individuava come il peggiore dei mali. Ogni iniziativa governativa di aiuto ai poveri era per Malthus motivo di ira, ogni misura sociale o miglioramento della condizione sanitaria della popolazione povera, era visto da lui e dai suoi seguaci come un crimine. Arrivò a raccomandare ogni azione che favorisse la riduzione e l’eliminazione dei poveri. Ogni proposta che andasse nella direzione del miglioramento delle condizioni delle classi più disagiate, come per esempio la riforma sanitaria, la cura medica dell’infanzia garantita a tutti, gli alti salari, erano misure immorali e antipatriottiche.
Gli strumenti per migliorare la condizione degli individui, delle famiglie e della sanità pubblica, contrastavano in maniera decisiva con le leggi dell’economia. Fu in seguito alle teorie maltusiane che per molti la discriminazione dei poveri divenne una legge.
Se facciamo mente locale a quanto è avvenuto in questi anni, con la riduzione del welfare, l’impoverimento progressivo della classe lavoratrice e della classe media e, addirittura, la teorizzazione proveniente dal pensatoio globalista di Davos del World Economic Forum della felicità connessa alla povertà, ci rendiamo conto di quanto la Fabian Society abbia seminato e infestato.
“Non avrai nulla e sarai felice” è uno dei più celebri slogan prodotti dal World Economic Forum, organizzazione finanziata dalle più grandi multinazionali del pianeta, che ogni anno raduna a Davos, in Svizzera, esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionale con intellettuali e giornalisti accuratamente selezionati.
Povertà e felicità annessa, ovviamente governate da un governo mondiale, come ipotizzato e teorizzato dai fabiani di tutte le epoche: non più singoli Stati sovrani, ma un Nuovo Ordine Mondiale, dai connotati orwelliani.
E, giusto per concludere questa riflessione, arriviamo al progressismo.
Scrive Paolo Zanotto su “Il merito”: L’epidemia intellettuale dei tempi moderni, il “progressismo”, è stato descritto da vari studiosi come una sorta di deformazione mentale. Nella limpida analisi del filosofo, storico e politologo statunitense di origini ungheresi Thomas Steven Molnar, ad esempio, la sinistra si configurava come “l’epidemia intellettuale dei nostri tempi”. Nello smontarne pezzo per pezzo la meccanica ideologica, l’autore forniva prova: «1) che la filosofia della sinistra (la sua “visione del mondo”) è in radicale contrasto con la realtà; e 2) che, una volta pervenuta al potere (o prossima a conseguirlo), la sinistra, una certa sinistra, si sottomette […] alla concreta struttura del mondo reale», tradendo quindi con machiavellico cinismo i propri ideali così come le aspettative della sua stessa base elettorale. La political correctness, in particolare, rappresenta forse l’avanguardia più insidiosa di questa ideologia post-ideologica in cui di fatto si è convertito il progressismo nella “società liquida” del ventunesimo secolo”.
Dell’eugenetica, madre del nazismo, parleremo in seguito.
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