Home Opinioni IL SESTO DITO, IA E L’ILLUSIONE PRESA PER REALTA’

IL SESTO DITO, IA E L’ILLUSIONE PRESA PER REALTA’

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di Carlo Di Stanislao

“Arthur Clarke scrive che “qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”.
 
Se applichiamo questo pensiero all’intelligenza artificiale (IA), i programmatori sono come maghi o stregoni, gli algoritmi sarebbero i loro incantesimi e le IA equivalgono a complessi artefatti magici che possono essere usati per il bene o per il male a seconda delle mani in cui cadono.
Fabrizio Caramagna
 
Firenze 1400, Accademia Platonica di Marsilio Ficino: umanesimo e riscoperta di tutte le materie di studio andate perdute nei secoli bui. Si introduce il concetto del “homo universalis” una persona, particolarmente erudita e sapiente, che eccelle in molteplici campi, nell’arte così come nella scienza e nella letteratura, avendo profonde conoscenze su svariati argomenti. Ed è proprio a Firenze non lontano dall’accademia platonica, nella bottega del Verrocchio si forma l’homo universalis per eccellenza: Leonardo Da Vinci.  Non fu l’unico uomo geniale del 400 infatti ricordiamo altri mostri sacri del rinascimento italiano: Michelangelo, Donatello, Botticelli, Raffaello, Tiziano, Brunelleschi …  l’elenco potrebbe continuare a lungo. 
 
Isoliamo però la figura di Leonardo Da Vinci. Di lui sappiamo che aveva conoscenze approfondite di qualsiasi argomento scientifico, la razionalità di un ingegnere e la creatività di un’artista, precorse i tempi di almeno 500 anni. Dicevano che tutto ciò che realizzava “era perfetto”. Poteva far concorrenza all’odierna intelligenza artificiale? Che dire invece di noi comuni mortali che non abbiamo di certo né il tempo né la testa per diventare un “homo universalis”? Ricorrere all’intelligenza artificiale ci aiuterà oppure intorpidirà le nostre menti e il nostro lavoro?
 
Molte cose, la più parte in realtà, sono positive o negative a seconda dell’uso che si decide di farne. Un esempio banale è il coltello, si usa per tagliare i cibi, ma taluni ahimè l’hanno usato anche per uccidere le persone. Per avvicinarci al mondo della tecnologia pensiamo anche ai social network: possono accorciare le distanze e i tempi di comunicazione, creare delle forme di business alternativo ma anche creare dipendenza e peggiorare significativamente il nostro rapporto con la vita reale. Quindi la doverosa premessa è proprio questa: non vogliamo stigmatizare l’intelligenza artificiale ma semplicemente evidenziare questo: è l’uso che ne si fa a determinare la validità di questo strumento. 
 
In questi giorni Saidot, azienda leader nella governance dell’intelligenza artificiale, ha lanciato una campagna globale per sensibilizzare sui rischi nascosti dell’IA. L’azienda finlandese ha inviato guanti a sei dita su misura a figure di spicco nel mondo della tecnologia, della politica e dello spettacolo,  trasformando una metafora digitale in un tangibile promemoria dei pericoli potenziali dell’IA.
 
La campagna intitolata “Qual è il tuo sesto dito?”, prende spunto da un noto difetto dei modelli di IA generativa: la tendenza a produrre immagini di persone con dita extra. Questo “sesto dito” diventa così un potente simbolo dei rischi spesso trascurati nello sviluppo e nell’implementazione dei sistemi di IA.
 
Tra i destinatari di questi inquietanti manufatti figurano nomi di primo piano come Sam Altman, CEO di OpenAI, Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, e Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Meta. Anche l’attrice Scarlett Johansson, recentemente coinvolta in una controversia sull’uso improprio della sua voce da parte di un chatbot IA, ha ricevuto il singolare omaggio. La lista dei destinatari include anche altre figure chiave come Clément Delangue di Hugging Face, Sebastian Siemiatkowski di Klarna, e politici come il Primo Ministro britannico Keir Starmer e il Commissario designato dell’UE Henna Virkkunen.
 
Indubbiamente li’ntelligenza artificiale potrebbe significare una migliore assistenza sanitaria, automobili e altri sistemi di trasporto più sicuri e anche prodotti e servizi su misura, più economici e più resistenti. Può anche facilitare l’accesso all’informazione, all’istruzione e alla formazione e in ambito economico può consentire lo sviluppo di una nuova generazione di prodotti e servizi. 
 
Nel grande dibattito sull’IA, si parla spesso dell’IA stessa come di qualcosa che abbia una vita propria, e che possa influire su di noi in modo inevitabile. Si pensi al tema della disoccupazione tecnologica e dei possibili licenziamenti di massa dovuti alla sostituzione di operatori umani con corrispondenti IA: non è l’IA a licenziare persone, siamo, eventualmente, noi stessi a farlo. Questa confusione di fondo porta spesso a un dibattito acritico sul tema, come se non potessimo fare nulla per decidere del nostro stesso destino.
 
Ma se non pensiamo noi a noi stessi, chi dovrebbe pensarci? La letteratura sta approfondendo sempre di più temi centrali come quelli dell’allineamento e del controllo – per garantire che IA sempre più sofisticate e performanti rimangano in linea con i nostri obiettivi, e garantiscano che le decisioni ultime siano comunque sotto la nostra responsabilità. Sta ora a noi approfondire tali questioni e responsabilizzarci nel guidare questa nuova rivoluzione. 
 
Ma per farlo bisogna porre le giuste domande. 
 
Lo studio sulla coscienza nell’AI evidenzia che, nonostante i progressi, manca la “corporeità” essenziale per la vera coscienza. Filosofi e scienziati concordano: l’intelligenza artificiale, pur avanzata, non possiede sensazioni o istinti come gli esseri viventi. La differenza chiave dunque risiede nell’esperienza corporea, fondamentale per la percezione e la reazione al mondo esterno. Quindi mai nessuna macchina senza un corpo come l’umano potrà sostituirsi all’uomo.
 
I rischi sono altrove secondo me.
 
Il Nobel per la Medicina 2024 è stato assegnato a Victor Ambrose e Gary Ruvkun per la scoperta dei micro Rna. È il meccanismo che ha aperto la via a molte terapie. Gli mRna sono piccole molecole che – come è stato spiegato all’annuncio degli scienziati vincitori di quest’anno – hanno aperto un nuovo campo nella regolazione e possibile manipolazione  dei geni e questo è davvero molto più preoccupante.
 
 
 
 
 

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