
di Raffaele Romano
Deutschland, Deutschland über alles (La Germania, la Germania al di sopra di tutto), è un canto patriottico tedesco, il cui testo fu scritto da August Heinrich Hoffmann von Fallersleben sulla melodia dell’inno imperiale austriaco di Franz Joseph Haydn.
In questi giorni, come in altri per la verità, vuol dire un grande NO al regolare acquisto da parte di Unicredit italiana di una percentuale che le consentirebbe di diventare primo azionista di Commerzbank tedesca.
Proprio nelle ultime ore il governo tedesco ha emesso un comunicato in cui afferma che “la strategia della banca è orientata all’indipendenza”. Una retromarcia totale a quanto lo stesso governo ai primi di settembre aveva deciso di voler ridurre o, addirittura, uscire dall’azionariato di Commerzbank.
Il socialista Scholz che guida il governo federale è stato richiamato all’ordine anche dai sindacati tedeschi su questa acquisizione italiana perché loro non si preoccupano, come alcuni dei nostri, di riempire piazze per urlare e protestare ma per difendere i livelli occupazionali tedeschi per via del controllo italiano di Unicredit.
Per l’AD Andrea Orcel di Unicredit il governo tedesco è il primo azionista della banca che deve decidere del futuro della propria partecipazione di maggioranza relativa. Molto stranamente il governo federale tedesco assume la duplice veste di titolare della prima quota di capitale e, al tempo stesso, almeno di aspirante ad esercitare un’azione bloccante in questa vicenda finanziaria.
Commerzbank costituisce un test per la Vigilanza accentrata. Dovrebbe esservi un impegno perché tutto si svolga regolarmente: dopo aver sostenuto da tempo la priorità delle aggregazioni transfrontaliere, non si potrebbe assistere a un fallimento che si verificasse non per problemi di libera competizione, ma per ingerenze e una certa riscoperta del dirigismo teutonico.
Ma se è giusta la critica contro la Germania da questa operazione corporativa va sottolineato con maggior forza l’assenteismo totale dell’Italia a partire dal neo incaricato Raffaele Fitto che sta lì a Bruxelles in attesa della sua conferma, alla presidente del Consiglio che parla di tutto ma non di una cosa seria come questa. Rimbomba il silenzio assordante di quasi tutti i media nazionali: Tv, radio e giornali sono solo alla ricerca di gossip sulla triste vicenda di Sangiuliano e Boccia e di altre simili amenità.
E la Lagarde con la BCE non nulla da obiettare?
E la nostra morigerata Banca d’Italia?
Per non parlare dei presunti oppositori: Schlein, Giuseppi e il duo Fasano che si occupa di quisquiglie e pinzillacchere in perenne collaborazione con le italiche procure.
Lasciamo perdere, per carità di patria, Renzi e Calenda che se ci sono o non ci sono è la medesima cosa. Mancano all’appello le urla nazionaliste del capo della Lega in giro per l’Italia e quella dei fratelli maggiori dell’Italia.
Nel frattempo il capo del massimalismo sindacale italico Landini si dedica ad una “Mobilitazione d’autunno per una primavera dei diritti” (sic!)
Se alla fine il progetto di acquisizione non passerà come probabile, pur avendo tutte le carte in regola, sarà l’ennesima colpa di questa sedicente e fatiscente seconda repubblica.
L’amara conclusione è una sola: non è l’Europa matrigna siamo noi che non valiamo presi dalle begucce interne di questi sedicenti rappresentanti del popolo italiano: meditate gente meditate.





