
Prima di entrare nel merito dell’esplosione dell’Unione Europea sulla questione dell’utilizzo dei missili di fabbricazione occidentale in territorio russo, è interessante occuparsi della ridicola, pietosa indagine del britannico Guardian riportata ieri da Adnkronos.
In sintesi, come riporta Adnkronos, la Russia, secondo il Guardian, sapeva del progetto di invasione dell’oblast di Kursk, ma “non è riuscita a proteggere il confine. Risultato: l’Ucraina è arrivata a controllare oltre 1000 km quadrati sottratti a Vladimir Putin”.
Il messaggio è: Putin non è in grado di garantire la Russia. Vecchio ritornello che ormai supera il ridicolo.
Il Guardian ha offerto questo quadro molto segreto, basandosi su documenti che l’esercito ucraino ha dichiarato di aver sequestrato da posizioni russe abbandonate nella regione.
Ridicola propaganda britannica?
Il Guardian, ci dice Adnkronos, non ha potuto effettuare verifiche indipendenti sull’autenticità dei documenti del ministero dell’Interno russo, dell’Fsb e dell’esercito che si dice siano stati sequestrati in alcuni edifici della regione dalle forze speciali ucraine.
Ridicolo e pietoso? Si.
Il fatto è che l’invasione dell’oblast di Kursk, operazione suggerita, come ormai è affermato da più parti, dai britannici, è un fallimento militare ed è servita e continua a servire solo come elemento ormai bolso e ridicolo di propaganda.
Propaganda che vediamo emergere lungo l’asse neo-con-Londra, anche con la riemersione di Victoria Nuland, la quale è la prima responsabile, con George Soros e Joe Biden della pressione esercitata, tramite l’Ucraina, su Mosca per far proseguire il solito annoso progetto di eliminare la Russia come grande potenza.
In Ucraina i russi non hanno spostato truppe e mezzi dal fronte sud dove avanzano a ritmo serrato, per conquistare posizioni prima dell’arrivo delle piogge. Le geo localizzazioni non lasciano dubbi in proposito.
Perché i britannici raccontano pietose frottole?
Perché devono supportare una strategia pericolosa, che li vede protagonisti, di escalation del conflitto Ucraino, con il pericolo di andare oltre la linea rossa vera tracciata dal Cremlino e con la possibilità che si inneschi una guerra diretta tra Mosca e Londra.
I presupposti ci sono e i britannici stanno giocando con il fuoco.
Venerdì 13, il laburista fabiano Sir Keir Rodney Starmer, si è recato a Washington con una cartelletta rossa contenente i piani di attacco su obiettivi in territorio russo da far approvare a Joe Biden, il quale non lo ha fatto solo per il motivo che ha avuto la contrarietà di una parte del Deep State e segnatamente dei militari.
Va notato (pura coincidenza?) che subito dopo, il 15 settembre, c’è stato un nuovo attentato a Donald Trump.
Negli stessi giorni è uscito un articolo firmato dal figlio di Kennedy e da quello di Trump nel quale si dice che è necessario chiudere la guerra in Ucraina, con gli stessi argomenti del vice di Trump, Vance: cessione di Crimea e Donbass a Mosca e assicurazione che l’Ucraina non entrerà nella Nato e sarà neutrale.
Il viaggio di Starmer in Italia non è certo avvenuto per chiedere consigli a Giorgia Meloni sui migranti, ma per avere il consenso italiano alla logica in base alla quale si possono usare i missili occidentali per attaccare in profondità la Russia. E’ tornato a Londra con le pive nel sacco.
Da parte russa è ormai chiaro che la linea rossa, quella vera, è stata tracciata e che una prosecuzione della logica in base alla quale si gioca all’escalation potrebbe portare ad una guerra che, a quanto pare, seguendo i vari commentatori e analisti, avrebbe proprio come obiettivo l’Inghilterra.
E’ in questo quadro che va collocato l’attacco diretto che sta avvenendo sui giornali russi ai Rothschild.
L’innesco dell’attacco è l’esternazione inusuale, sul Financial Times (leggi Rothschild ), dei due direttori di Cia e MI6 i quali hanno fatto capire a chiare lettere che loro, ossia i due servizi segreti americani e britannico, sono uniti nel resistere alla Russia.
Non i loro governi. Loro, i due servizi segreti. Cosa mai vista e indicativa di uno scontro in atto enorme nell’anglosfera e non solo.
Bill Burns, direttore della Central Intelligence Agency degli Stati Uniti e Richard Moore, capo del Secret Intelligence Service del Regno Unito hanno scritto quanto segue: “Oggi, cooperiamo in un sistema internazionale contestato in cui i nostri due Paesi affrontano una serie di minacce senza precedenti. La CIA e l’SIS [più conosciuto come MI6, ndr] sono unite nel resistere a una Russia assertiva e alla guerra di aggressione di Putin in Ucraina. L’abbiamo visto arrivare e siamo stati in grado di avvertire la comunità internazionale in modo che potessimo tutti schierarci in difesa dell’Ucraina. Abbiamo attentamente declassificato alcuni dei nostri segreti come una nuova ed efficace parte di questo sforzo. Mantenere la rotta è più importante che mai. Putin non riuscirà a estinguere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina. Le azioni della Russia sono una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e delle norme globali. Continueremo ad aiutare i nostri coraggiosi e risoluti partner dell’intelligence ucraina. Siamo orgogliosi di farlo e siamo ammirati dalla resilienza, dall’innovazione e dall’entusiasmo dell’Ucraina. Questo conflitto ha dimostrato che la tecnologia, schierata insieme a un coraggio straordinario e alle armi tradizionali, può alterare il corso della guerra. L’Ucraina è stata la prima guerra del suo genere a combinare software open source con tecnologia all’avanguardia sul campo di battaglia, sfruttando immagini satellitari commerciali e militari, tecnologia dei droni, cyberwarfare ad alta e bassa sofisticazione, social media, intelligence open source, veicoli aerei e marittimi senza equipaggio e operazioni di informazione, nonché intelligence umana e dei segnali, a un ritmo e una scala così incredibili. Soprattutto, ha sottolineato l’imperativo di adattarsi, sperimentare e innovare. Oltre all’Ucraina, continuiamo a lavorare insieme per sventare la sconsiderata campagna di sabotaggio condotta in tutta Europa dall’intelligence russa e il suo cinico uso della tecnologia per diffondere menzogne e disinformazione volte a creare divisioni tra di noi”.
L’articolo, firmato a quattro mani, è del 7 settembre, sei giorni prima del viaggio con cartelletta rossa di Starmer a Washington.
E’ evidente che i due volevano dettare la linea in perfetta assonanza con quella dei neo-con e della Nuland, guarda caso riemersa dal nulla spiegare che Putin può essere vinto.
L’esternazione dei due capi dei servizi sul Financial Times deve aver irritato a tal punto i russi da mettere nel mirino direttamente e personalmente i Rothschild .
Va ricordato che i Rothschild e le loro banche furono cacciati dalla Russia da Putin dopo che i vari oligarchi, emersi dopo la caduta dell’Unione Sovietica, portavano i loro proventi nelle banche del sistema finanziario inglese, ossia nel mondo della finanza governato dai Rothschild .
L’avvertimento è chiaro e non può essere sottovalutato.
Può verificarsi, se l’asse neo-con-britannici continua su questa strada, un conflitto diretto con Londra?
I russi lo hanno minacciato, ben sapendo che la loro sarebbe una risposta ad un attacco che non farebbe necessariamente scattare l’articolo 5 della Nato, il quale, peraltro, non prevede l’automatica solidarietà militare.
Ci sono molti modi per fare la guerra. Per esempio bloccare la British Petroleum che ha forti interessi in Russia. Altro esempio? Bloccare le materie prime. Oppure, colpire obiettivi di interesse inglese: basi navali nel mondo, pozzi, industrie belliche. Oppure, ancora, colpire direttamente gli interessi dei Rothschild, evidentemente ritenuti da Mosca partecipi dell’asse britannico-neo-con Usa.
Del resto, se siamo in presenza di una guerra ibrida, questa è guerra ibrida.
Prima di arrivare al nucleare, cosa non da scartare, ci sono molti metodi per attaccare, da parte dell’erede dello zar, i possedimenti di Sua Maestà Britannica.
È in questo orizzonte molto britannico che si colloca il voto del Parlamento Europeo sull’autorizzazione ad usare le armi occidentali per colpire in profondità il suolo russo.
Se si guarda non chi ha votato, ma quali Paesi europei si sono schierati da una parte e dall’altra, si capisce che sulla questione delicatissima di una possibile estensione della guerra l’Unione Europea è letteralmente esplosa.
Nel campo dei falchi si possono contare Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca, Olanda e con tutta probabilità anche la Romania.
Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Danimarca e Olanda hanno, nell’ambito Nato, come riferimento la Gran Bretagna.
Va considerata, inoltre, come elemento da non trascurare, la filiera coronata, ossia quel legame che da sempre riunisce le teste coronate europee che, ancora nei Paesi nordici e in Inghilterra sono a capo degli stati. Teste coronate con interessi enormi e molto concreti in giro per il mondo.
Ancora una volta è l’asse britannico neo-con ad essere attivo e considerato dai russi come l’elemento dell’escalation.
La Germania, dopo grande riluttanza, lo scorso maggio ha permesso all’Ucraina di usare il suo materiale anche sul suolo russo. “Dal nostro punto di vista, una volta che i mezzi entrano in Ucraina sono ucraini e possono farne ciò che vogliono”, ha spiegato un portavoce del ministero della Difesa dopo il lancio dell’offensiva di Kiev Berlino però non fornisce missili a lungo raggio e il cancelliere Olaf Scholz si è sempre rifiutato di passare all’Ucraina i Taurus, che permetterebbero a Zelensky di colpire Mosca.
La Francia, insieme al Regno Unito, ha invece dato i missili Scalp/Storm Shadow.
E qui va fatta ancora una volta una precisazione. Per lanciare gli Scalp o gli Storm Shadow, dicono gli esperti, è necessario personale occidentale. Un uso in territorio russo sarebbe pertanto chiaramente un attacco fatto da personale occidentale con missili occidentali, ossia un’aggressione di un Paese occidentale alla Russia.
A maggio il presidente francese Emmanuel Macron aveva fatto capire di essere d’accordo all’uso dei missili di Parigi per colpire la basi militari in Russia da dove partivano gli attacchi verso l’Ucraina, ma l’ok ufficiale non sembra essere mai arrivato.
Gli Stati Uniti hanno fornito a Kiev i missili Atacms, ma al momento, nonostante la cartelletta rossa di Starmer, sembra che né Londra, né Parigi, né Washington abbiano dato luce verde ufficiale all’uso dei missili per colpire in profondità il territorio russo.
Tra i contrari all’uso di qualunque arma in territorio russo c’è invece l’Italia, come ha ribadito più volte il governo.
La posizione dell’Italia, sia chiaro, non è isolata, ma si collega pienamente con le posizioni americane repubblicane.
Il Belgio ha posto pubblicamente il veto all’utilizzo offensivo degli F-16 (benché il testo dell’accordo non ne faccia menzione) e anche la Spagna sembra restia a concedere le sue armi per attaccare la Russia.
Parentesi: l’F16 abbattuto in Ucraina è stato colpito da un Patriot, in quanto privo di segnalazione di aereo amico. Non male, come inizio.
Non a caso ieri, il buon Zelensky, che prende ordini e oscilla in base alle oscillazioni dei suoi mentori, ha detto: “Abbiamo armi a lungo raggio, ma non nella quantità di cui abbiamo bisogno. Tuttavia, abbiamo questo pacchetto: Storm Shadow, Atamcs e Scalp. Ma né l’America né la Gran Bretagna ci hanno dato il permesso sull’uso di queste armi sul territorio della Russia, per qualsiasi scopo e a qualsiasi distanza”.
Per capire il motivo del tira e molla dell’asse britannico-neo-con, che ha coinvolto l’Unione Europea (facendola esplodere con tutte le sue evidenti contraddizioni interne) è interessante apprendere quanto sostiene Roberto Mazzoni, giornalista italiano che informa dalla Florida, intervistato da “Il Vaso di Pandora”.
Mazzoni afferma che “se c’è una cosa che la guerra in Ucraina ci ha dimostrato è che l’attuale armamentario Nato non è adeguato, è troppo evoluto, troppo complesso, richiede un periodo di addestramento lunghissimo affinché un operatore riesca a usarlo in modo efficiente, è progettato per guerre che non sono quelle che si combatteranno in futuro e in più è estremamente vulnerabile perché richiede una manutenzione enorme, basta un colpo anche di striscio che rende l’apparecchiatura inutilizzabile, ci vogliono tecnici specializzati, pezzi di cambio speciali, ci vuole tutta una serie di attività di supporto che sono ingestibili”.
Eccoci al punto. I missili elencati da Zelensky necessitano di personale non ucraino, attualmente impreparato. Già detto. Meglio ribadirlo.
Mazzoni continua poi affermando che “è necessaria una profonda revisione dell’intera politica e già Trump quando era stato alla Casa Bianca aveva parlato degli aerei più recenti che costavano uno sproposito e richiedono un costo di manutenzione improponibile e tra l’altro credo che solo il 20% siano operativi, tale è l’inefficienza di questi apparecchi. È chiaro che in una condizione di questo genere una guerra non la vinci, la puoi perdere. Di conseguenza la spinta è in direzione di armamenti molto più piccoli, basati sull’intelligenza artificiale, sull’uso dei droni”.
Questa situazione crea divisioni all’interno dell’industria bellica, che si riflettono sulla politica.
“I fornitori della Difesa – dice Mazzoni- sono degli squali letteralmente. Squali che però sono pronti a sbranarsi tra di loro alla prima occasione, perciò ci sarà un bagno di sangue nei prossimi mesi all’interno di quel contesto da cui emergeranno nuove forze e queste nuove forze già si intravedono: sono una nuova generazione di high tech orientata all’intelligenza artificiale”.
Qui gioca in prima linea Elon Musk, schierato con Donald Trump.
La guerra in Ucraina, spiega Mazzoni, “ha dato modo all’azienda di Musk di confrontarsi con un avversario reale, la Russia, che è molto avanti nei sistemi di interferenza elettronica, di manipolazione dei segnali radio, di intercettazione e di modifica di tali segnali a proprio vantaggio, che stanno potenziando e migliorando la propria tecnologia interna, quindi sono effettivamente sul campo di battaglia e sono molto più avanti di quello che potrebbe essere il Pentagono”.
Pentagono che, afferma Mazzoni, “è un’infrastruttura che fin dall’inizio era inefficiente. Il Pentagono è sempre stato l’esattore delle tasse per i grandi banchieri di Wall Street, se tu non pagavi i prestiti fatti dalla Banca Mondiale al Fondo Monetario Internazionale ti mandavano i marines, ti mandavano l’esercito”.
I neo-con e i Dem hanno innescato tutte le guerre perse possibili: Afghanistan, Iraq, Libia, ora Ucraina.
Ora, dice Mazzoni, “c’è invece una nuova fazione che ha detto basta, vogliamo una volta tanto evitare di fare guerre in cui siamo sicuri di perdere e invece riconfigurarci anche perché la situazione interna degli Stati Uniti sta diventando effettivamente critica. La quantità di persone, giovani, uomini che siano in salute sufficiente per poter essere reclutati è in calo vertiginoso, in ragione delle condizioni fisiche sempre peggiori della popolazione e in più ci sono sempre meno persone disponibili a farsi reclutare. Sappiamo di navi che sono ferme perché non hanno abbastanza persone da mettere nell’equipaggio. L’esercito ha dovuto ridurre le proprie stime di reclutamento perché non trova le persone”.
Dulcis in fundo: se vincerà Kamala Harris l’asse britannia-neo-con proseguirà sulla rotta indicata e ci infileremo in un disastro davvero mondiale.
E va da sé che i tentativi di togliere di mezzo Donald Trump non sono giochetti propagandistici, ma elementi di una perversa strategia.
Sono in molti a sostenere che anche se vincesse Donald Trump potrebbe non arrivare all’insediamento e non sono dei fessacchiotti complottisti.
Nella fotografia Starmer sbarca a Washington





