
di Marco Pugliese
Anche come direttore di OpenIndustria non posso che incoraggiarvi a riflettere sulla condizione del nostro Paese…
Parto da una citazione…
L’Italia cerco, mia patria, e i miei avi
Virgilio
L’Italia, circa 301000 km quadrati, minuscola sul planisfero, è però la settima economia mondiale, il secondo paese manifatturiero europeo dopo la Germania, il quinto al mondo dopo Cina, Giappone, Germania e Corea.
Cosa significa?
Significa che le nostre capacità produttive sono elevatissime e la potenzialità del nostro sistema produttivo incredibile. Serve far aumentare il turismo, d’obbligo per il “paese più bello del mondo”, ora solo quinto (fu perfino primo negli anni del boom economico). Ma si badi: non si vive di turismo. Non c’è benessere senza industria.
L’industria, grazie a ottimi quadri ed eccellente manodopera sa costruire di tutto in tutti i campi: elettronica, meccatronica, avionica, cantieristica navale civile e militare, idraulica, robotica, moda, accessori di lusso, auto di lusso e non, gioielleria, oreficeria, mobili, agricoltura, cucina che attira turismo specializzato, progettistica e design, architettura. Si badi, è una piccola parte di ciò che produciamo.
Cosa ci manca, allora?
Manca uno spirito d’unità, l’orgoglio d’ essere cittadini di un paese che ha 28 secoli di storia, tramite un filo rosso che solo chi è in malafede non coglie. Un Paese, il nostro Paese, che ha fondato nei secoli della romanità un sistema giuridico base per qualsiasi stato avanzato, che ha fondato l’ economia moderna con banche a Venezia e Genova, che ha inventato la scienza con Galileo (metodo sperimentale), la politica moderna(Machiavelli), elettricità (Galvani e Volta), radio e telegrafo (Marconi), telefono (Meucci), motore a scoppio (Barsanti e Matteucci), microprocessore (Faggin), reattore nucleare (Fermi), antiparticella (Majorana) e perfino il personal computer (Perotto).
Serve investire in scuola e ricerca, siamo nella top ten dei brevetti in Europa, non basta, serve fare di più e servono investimenti.
Dobbiamo uscire dallo stereotipo post 1945 da tipico italiano medio che si sente in dovere d’umiliarsi, di considerare il proprio popolo una nullità, fa sorridere che comprenda perfino se stesso.
Quest’ atteggiamento ha contribuito ad offuscare l’ immagine dell’Italia in tutto il mondo.
Non si può, non si deve, essere orgogliosi d’ esser italiani solo quando si vincono i Mondiali di Calcio.
Non siete stanchi di questa narrazione da straccioni che molto spesso è veicolata anche da politici distratti nelle trasmissioni televisive?
Io personalmente sì.





