
di Gianvito Caldararo
David S. Landes : storico dell’Economia. Si dedicò a questo tipo di studi per capire come e perché “la gente fa ciò che fa”, perché alcune Nazioni sono così ricche e altre così povere. La sua principale opera è stata proprio “La Ricchezza e la Povertà delle Nazioni”, che giunse in Italia nel lontano duemila ad opera della casa editrice Garzanti.
In tale opera, attraverso un’ampia e documentatissima panorama storica, affronta il problema più grave e urgente del pianeta : il divario esistente tra i ricchi e i poveri, evidenziando che nel caso degli ultimi seicento anni i paesi più ricchi sono stati quasi tutti paesi europei. Alla fine del XX secolo la bilancia, invece, ha iniziato a inchinarsi verso l’Asia, dove paesi come il Giappone si sono sviluppati con una inedita rapidità.
Oggi i conti si fanno con paesi come la Cina e l’India. E grazie al lavoro del giornalista e saggista Federico Rampini, scopriamo la rapida evoluzione che è in atto in Arabia Saudita, descritta nel libro dal titolo “Il Nuovo Impero Arabo”. Secondo Landes, “il cuore della competitività di un Paese è costituito dalla capacità dei suoi abitanti di introdurre nuovi processi produttivi e migliorare quelli esistenti”.
L’umanità, spiega Landes, ha messo in moto un “meccanismo inarrestabile, che si estende e si intensifica: il progresso economico. Rispetto alle epoche passate, è assurta al centro della scena sociale la figura dell’imprenditore, che è innovatore e organizzatore”. Landes, comunque, vede e non nasconde anche i costi umani e ambientali delle profonde trasformazioni che accompagnano lo sviluppo.
Non a caso il grande economista austriaco Joseph Schumpeter parlava della famosa “distruzione creatrice”. David S. Landes è per la storia economica contemporanea ciò che l’italiano Carlo Maria Cipolla, è stato per la storia economica medievale e moderna. I due, tra l’altro molto amici, si differenziano per la lunghezza dei testi. Il nostro Cipolla prediligeva saggi brevi, mentre le opere dell’americano Landes sono corpose.
I due erano legati da grande amicizia ed entrambi hanno insegnato a Berkeley, in California. Nel 1998 Landes pubblica la sua opera “La Ricchezza e la Povertà delle Nazioni”, in cui si dà conto del perchè “alcune sono così ricche e altre così povere”. Oggi si vive sempre più affannosamente proiettati nel futuro e si riserva sempre meno spazio a una riflessione pacata sul passato.
E’ istruttivo allora ragionare con Landes, professore di Storia ed economia ad Harvard, su tre questioni che restano di grande attualità: il motore dello sviluppo economico, la globalizzazione e la rinnovata supremazia degli Stati Uniti sull’Europa. Come sempre, la prospettiva storica è illuminante. Per Landes, la democrazia, l’innovazione, la ricerca, l’iniziativa imprenditoriale, la formazione e la meritocrazia sono per lo storico le componenti essenziali, tra loro legate, dello sviluppo economico.
Infatti, Landes sostiene fermamente che “il cuore della competitività di un Paese è costituito dall’abilità di innovazione, cioè della capacità dei suoi abitanti di introdurre nuovi processi produttivi e modificare, adattare e migliorare quelli esistenti”. Questa capacità affonda le radici nella formazione e nell’istruzione. In parte acquisite attraverso il sistema scolastico e in parte attraverso l’esperienza. Perchè “è nella natura della tecnologia il fatto di non poter essere interamente codificata e scritta in manuali”, sosteneva Landes.
E a tal proposito, Landes faceva riferimento alla prima rivoluzione industriale: per vendere i motori marini l’Inghilterra doveva fornire anche i tecnici che li sapessero far funzionare; non bastava il libretto delle istruzioni. Lo studioso, scomparso nel 2013, avvertiva: “I Paesi che non riescono a dare una elevata istruzione di massa alla loro popolazione patiranno gravi svantaggi competitivi”.
Ogni processo di apprendimento ha bisogno di un sistema di valutazione e giudizio che premi in modo “meritocratico”, in base a ciò che si sa fare. E’ illusorio, diceva Landes, ” credere che tutti siano bravi e istruiti allo stesso modo: il mondo in cui viviamo è fatto di persone con capacità e conoscenze diverse; perciò bisogna trovare il modo di dare un riconoscimento a chi è più dotato”. Senza per questo dimenticare la solidarietà: “Rimane una responsabilità illimitata per il benessere della società nel suo complesso”.
Per poter innovare, un sistema economico deve essere flessibile, cioè in grado di muoversi in nuove direzioni e abbandonare le attività obsolete. Il nocciolo di questa flessibilità è costituito dalla iniziativa imprenditoriale privata. Anche l’azione degli Stati – ricorda Landes – ottiene spesso notevoli risultati. Gli Stati non riescono a chiudere una produzione che va male; i privati, invece, sono costretti a porre rimedio rapidamente ai loro errori, in un mercato competitivo e aperto.
La iniziativa privata, sosteneva Landes. va dunque incoraggiata e promossa mentre occorre limitare al minimo indispensabile l’intervento dello Stato in economia. Ma in quel sistema politico si possono realizzare le condizioni ideali per lo sviluppo? “Nei Paesi industriali ci sarà una spinta sempre più deciso verso i regimi democratici, semplicemente perchè sono i più efficaci nell’impiego di tecnologie moderne, nel consentire i necessari adattamenti sociale ed economici, nel fornire i livelli di istruzione adeguati”.
Per Landes, la globalizzazione non era un pericolo, ma rappresentava “l’estensione della lunga storia economica”. La novità sta nella intensità e nella crescente estensione del fenomeno. Ciò che crea ansia e timori è l’accelerazione della globalizzazione; la domanda da porsi, ricordava Landes, “è se sapremo governarla oppure se la subiremo, tentando di resisterle”. La complessa problematica è ancora tutta sul tappeto.
Le cause dell’arretratezza di alcune parti del mondo non vanno ricercate all’esterno, nello sfruttamento straniero, ma al loro interno, dove prevalgono aree di sistemi di potere che rendono “più facile arraffare piuttosto che fabbricare, razziare invece di produrre, questo soffoca l’intraprendenza”. La instabilità politica, inoltre, ” scoraggia gli investimenti dall’estero”.
La lezione di David S. Landes resta ancora di viva attualità.





