
di Raffaele Romano
Nel mio libro su “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” riportavo che il 13 settembre del 2021 la giornalista Laura Sullivan aveva pubblicato sul sito www.npr.org un articolo con cui annunciava che l’amministrazione di Biden aveva deciso di declassificare un importante rapporto di 16 pagine dell’FBI nel quale venivano fuori i collegamenti tra tutti i dirottatori dell’11 settembre 2001 con cittadini sauditi che vivono negli Stati Uniti. Il documento, scritto nel 2016, riassumeva un’indagine dell’FBI su quei legami ed è stato classificato come Operazione ENCORE. Il citato rapporto, parzialmente redatto, mostrava una relazione più stretta di quanto si conoscesse in precedenza tra due sauditi in particolare, di cui uno con lo status di diplomatico e alcuni dei dirottatori. Le famiglie delle vittime dell’11 settembre hanno a lungo cercato il rapporto che ha tracciato un quadro quasi totalmente diverso da quello descritto dalla Commissione sull’11 settembre del 2001. Anni fa infatti la commissione aveva riconosciuto, testualmente, che su quanto supposto sul diplomatico saudita Fahad al-Thumairy: “non abbiamo trovato prove che Thumairy abbia fornito assistenza ai due dirottatori”. Il rapporto Encore, invece, afferma, che Thumairy “incaricò” un associato di aiutare i dirottatori quando arrivarono a Los Angeles e disse al socio che i dirottatori erano “due persone molto significative”, tutto ciò più di un anno prima degli attacchi alle torri gemelle.
Il governo saudita ha sempre smentito ogni coinvolgimento e in quel periodo i funzionari dell’ambasciata saudita dichiararono che “Qualsiasi accusa che l’Arabia Saudita sia complice negli attacchi dell’11 settembre è categoricamente falsa.” In un tribunale di New York, invece, è in corso una lunga causa intentata dalle famiglie delle vittime, convinte che l’Arabia Saudita fu responsabile di quell’attacco e che debba essere chiamata pubblicamente a pagarne tutte le conseguenze. Il senatore democratico Richard Blumenthal è stato il primo sostenitore di una legge al Congresso che permettesse alle famiglie delle vittime delle Twin Towers di citare in giudizio l’Arabia Saudita, in quanto la legge federale impediva la causa civile contro un paese sovrano.
Blumenthal non esitò a schierarsi contro Barack Obama per annullare il suo veto, l’unico in otto anni alla Casa Bianca, con cui l’ex presidente si era opposto alla legge che avrebbe consentito di citare in giudizio l’Arabia Saudita. Blumenthal batté Obama ottenendo un successo bipartisan con rari precedenti e con un sonoro 97 a 1 il Senato americano annullò il veto di Obama.
Secondo le nuove accuse, i due funzionari sauditi Thumairy e Bayoumi avrebbero organizzato l’accoglienza, il trasporto e l’alloggio sicuro per i dirottatori Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi, da quando misero piede in California il 15 gennaio del 2000. A tal riguardo la rivista Insider Over pochi giorni fa ha scritto che: “Secondo il documento di 71 pagine, Thumairy e Bayoumi avrebbero inoltre introdotto i due dirottatori a un gruppo di persone che supportava la loro causa a Los Angeles e San Diego, aiutandoli così a soddisfare le loro esigenze quotidiane, a inserirsi nella società americana e a ricevere fondi dall’organizzazione terroristica di al-Qaeda tramite bonifico.” E mentre in Italia tutti i giornali e le reti televisive nostrane si accapigliavano giustamente sulla condanna di Trump si guardavano bene di informare che la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto meridionale di New York riceveva, dalle famiglie delle circa 3.000 vittime dell’11 settembre, tutta la documentazione basata sui rapporti dell’FBI insieme ad intercettazioni e registrazioni varie. Questa mole di documenti serve a contrastare la richiesta dei legali di Riad di archiviare l’intero caso.
Ne vedremo delle belle.





