Home Politica estera ZELENSKY VUOLE L’ESCALATION, WASHINGTON DICE SNI E L’ITALIA DICE NO

ZELENSKY VUOLE L’ESCALATION, WASHINGTON DICE SNI E L’ITALIA DICE NO

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“Credeteci, dobbiamo rispondere. Non capiscono altro che la forza. Non siamo il primo né l’ultimo obiettivo” della Russia. Così Zelensky in una sua nuova esternazione volta all’escalation.

L’idea che la Russia voglia conquistare l’intera Europa è pura propaganda, in quanto Mosca non ne ha i mezzi, ma la propaganda ora vuole che Mosca minacci anche il Portogallo.

Tutti coloro che fanno i conti con la realtà e non con i giochetti della guerra cognitiva sanno che la Russia non ha né la forza economica, né la forza militare per andare oltre il conflitto che la tiene occupata in Ucraina.

Dare all’Ucraina il via libera per usare armi consegnate dall’Occidente, in specie da Paesi Nato, significa superare ogni linea rossa e creare le basi per una guerra che potrebbe anche trasformarsi in nucleare.

L’Ucraina, ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un’intervista esclusiva al Guardian, deve essere in grado di usare armi “potenti” a lungo raggio capaci di colpire obiettivi in profondità nel territorio russo.

Il rilancio di Zelensky avviene su un giornale inglese all’indomani della notizia che la Casa Bianca ha autorizzato Kiev a usare armi statunitensi in territorio russo, ma non a lungo raggio e solo nell’area vicino a Kharkiv.

In buona sostanza, sia pure nella confusione che regna a Washington, gli Usa non vogliono l’escalation e mettono i freni all’attore pro tempore presidente dell’Ucraina, ma lo fanno creando ulteriore confusione.

Gli Usa sono confusi, per il semplice fatto che nell’Amministrazione democratica che guida gli States ci sono più linee politiche e più strategie nei confronto della Russia.

Non a caso il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che fa parte dei falchi, ha spiegato che presidente Usa Joe Biden ha approvato l’uso delle armi Usa in Russia su richiesta ucraina, ma la posizione americana rimane ambigua, scaricando, di fatto sugli europei di fare i guerrafondai o i pompieri.

Ai Paesi baltici, che sono quattro gatti, con eserciti insistenti, ma che esprimono intenti bellicosi, si è aggiunto ieri Berlino, dicendo si all’uso di armi tedesche per colpire obiettivi di Mosca su territorio russo.

Per la prima volta in maniera esplicita, la Germania autorizza direttamente Kiev all’uso di dispositivi bellici per frenare l’avanzata delle forze di Mosca.

L’Italia, saggiamente, getta acqua sugli incendiari e conferma il suo ‘no’.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ribadisce la linea del governo: “Continueremo a sostenere l’Ucraina, ma non autorizzeremo l’uso di armi per colpire il territorio russo. La Costituzione all’articolo 11 ce lo vieta. Siamo al fianco di Kiev, ma non siamo in guerra con Mosca”.

Non siamo in guerra con Mosca. Questo deve essere il punto chiaro e insuperabile per l’Italia e per i Paesi occidentali non affetti da follia bellicista.

L’ambiguità gesuitica dell’Amministrazione Usa è comunque stata colta da Zelensky, il quale ha affermato che gli Stati Uniti devono “credere di più in noi”, con ciò implicitamente ammettendo che la fiducia è scarsa ed è in declino.

Senza il via libera chiaro degli USA, ha aggiunto il leader ucraino, anche altri alleati – come il Regno Unito – potrebbero non permettere a Kiev di usare le loro armi a lungo raggio.

Zelenzky ha capito bene. Per ora gli USA dicono agli alleati che non vogliono fare i cowboy a cavallo della bomba atomica e che l’Ucraina è importante, ma non tanto importante da trascinare il mondo in un’avventura folle è disastrosa. Lo dicono in modo ambiguo, gettando il sasso e ritirando la mano e lasciando agli europei di decidere se vogliono o non vogliono essere coinvolti, singolarmente e non come membri della Nato.

Parlando nel suo quartier generale a Kiev, Zelensky ha chiarito di voler utilizzare armi a lungo raggio come i missili Storm Shadow, prodotti nel Regno Unito. Ed ha precisato che Londra, contrariamente a quanto riportato dai media, non ha dato “il permesso al 100%” di farlo.

Se non sono al 100% gli inglesi, significa che il coinvolgimento generale dell’Europa è di là da venire.

Zelensky ha inoltre sottolineato che il ritardo con cui il presidente Usa Joe Biden ha autorizzato l’uso di armi occidentali contro obiettivi in Russia ha fatto sì che le forze russe abbiano deriso l’Ucraina ed abbiano “dato la caccia” alla sua gente. Un ritardo che è costato vite umane, ha aggiunto, esortando Biden a superare le sue perenni preoccupazioni su una possibile “escalation” nucleare con Mosca.

 Zelensky se ne faccia una ragione. Sono molti a voler dare una mano all’Ucraina, ma nessuno vuole davvero morire per Kiev.

Ovviamente la Russia usa le armi, per ora, della deterrenza in chiave di affermazioni propagandistiche , ma non è detto che se qualche pazzo decidesse di superare i limiti il conflitto possa degenerare.

Su Telegram il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, che di solito incarna la parte del cattivissimo, ha scritto che i Paesi occidentali “qualche anno fa dicevano che la Russia non sarebbe arrivata a un conflitto militare aperto con il regime Banderiano (ucraino, ndr) per non litigare con l’Occidente. Hanno sbagliato i calcoli. La guerra c’è. Potrebbero anche sbagliare i calcoli sull’uso delle armi Tnw (armi nucleari tattiche, ndr). Anche se sarebbe un errore fatale”.

 “E questa, ahimè, non è né intimidazione né bluff nucleare. L’attuale conflitto militare con l’Occidente si sta sviluppando secondo il peggior scenario possibile. Si assiste a una costante escalation della potenza delle armi Nato applicabili. Pertanto, nessuno può escludere che il conflitto passi oggi alla sua fase finale”.

Nel suo lungo intervento, Medvedev sottolinea: “I Paesi occidentali che hanno presumibilmente ‘approvato l’uso’ delle loro armi a lungo raggio sul territorio russo (indipendentemente dal fatto che si tratti di zone vecchie o nuove del nostro Paese) dovrebbero comprendere chiaramente quanto segue: 1) Tutti i loro equipaggiamenti militari e i loro specialisti che combattono contro di noi saranno distrutti sia sul territorio dell’Ucraina sia sul territorio di altri Paesi, se da questi vengono lanciati attacchi contro il territorio della Russia. 2) La Russia presume che tutti i mezzi di sconfitta a lungo raggio utilizzati dall’Ucraina siano già oggi direttamente controllati dal personale militare della Nato. Questa non è ‘assistenza militare’, ma partecipazione alla guerra contro di noi. E le loro azioni potrebbero diventare casus belli. 3) La Nato dovrà decidere come qualificare le conseguenze di eventuali attacchi di rappresaglia contro attrezzature/oggetti/personale militare di singoli Paesi del blocco nel contesto degli articoli 4 e 5 del Trattato di Washington. Con ogni probabilità, i vertici della Nato vogliono far credere che stiamo parlando di decisioni sovrane di singoli Paesi dell’Alleanza Nord Atlantica di sostenere il regime di Kiev e che non c’è motivo di applicare le regole del Trattato di autodifesa collettiva del 1949. Si tratta di idee sbagliate pericolose e dannose”.

Il ministro della Difesa di Mosca, Andrei Belousov ha rincarato la dose: “Con la partecipazione di consulenti e specialisti della Nato”, le armi occidentali verranno utilizzate dall’Ucraina per “causare danni alle infrastrutture civili e ai civili in Russia. L’Occidente sta pompando armi nel paese, trasmettendo informazioni di intelligence, addestrando personale militare ucraino e reclutando mercenari”.

Nel frattempo, come ha riferito Kyiv Independent, le truppe russe hanno lanciato un attacco su larga scala con droni e missili da crociera contro l’Ucraina nella notte di ieri, danneggiando le infrastrutture energetiche in varie regioni del Paese.

Un attacco ha interessato la città di Nikopol nell’oblast di Dnipropetrovsk, dove sono stati colpiti due edifici e un autobus. I rottami di un drone russo abbattuto hanno provocato un incendio in una struttura infrastrutturale cruciale nell’oblast di Vinnytsia, mentre nella regione di Zaporizhzhia sono stati colpiti una ventina di edifici.

“Gli invasori russi hanno lanciato un potente attacco contro infrastrutture cruciali in varie regioni dell’Ucraina, utilizzando missili aerei, marittimi e terrestri, nonché droni di tipo Shahed”, ha riferito a Ukrinform Mykola Oleshchuk, comandante dell’aeronautica militare ucraina.

Il ministro dell’Energia ucraino Herman Halushchenko ha confermato che le infrastrutture energetiche negli oblast di Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk, Donetsk, Kirovohrad e Ivano-Frankivsk sono state attaccate e si stanno valutando e riparando i danni.

Sumy2

Nella giornata di venerdì le forze russe hanno attaccato l’oblast ucraino di Sumy 131 volte in 24 attacchi separati nel corso della giornata, scrive ancora The Kiyv Independent riportando fonti dell’amministrazione militare regionale .

Sono state prese di mira le comunità di Khotin, Yunakivka, Krasnopillia, Velyka Pysarivka, Myropillia, Seredyna-Buda, Mykolaiv, Svesy ed Esman.
Per tutta la giornata, la Russia ha assalito i villaggi di confine con attacchi di mortai, droni e artiglieria, lanciando anche esplosivi da droni su due comunità.

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  • Redazione

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