
di Bruno Chiavazzo
Lo sto dicendo e scrivendo da un anno e mezzo a questa parte: Giorgia Meloni cadrà per colpa dei suoi parenti e “fedelissimi” che si è portata dietro. L’ennesima tranvata mediatica l’ha presa sulla “censura” al previsto monologo di Antonio Scurati sulla Rai per il 25 aprile.
Una banale cartellina traboccante di retorica che parte dall’efferato delitto di Giacomo Matteotti e le responsabilità di Mussolini per poi chiudere con un attacco senza freni ai post-fascisti che hanno vinto le elezioni due anni fa e la loro “caposquadra”, la Presidente del Consiglio, che: “Si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana”.
Mi chiedo, a campo opposto, se uno scrittore di destra fosse andato in televisione per recitare un monologo sulle responsabilità di Togliatti (che definiva “socialtraditore” e “pellegrino del nulla” Giacomo Matteotti), per i tanti comunisti, anche italiani, sterminati nei gulag staliniani o delle tante “vendette” che i partigiani comunisti hanno compiuto durante la Resistenza, cosa sarebbe avvenuto.
Se poi la discendenza togliattiana arrivasse fino a Elly Schlein, passando da Berlinguer, Natta, Occhetto, Veltroni e D’Alema, cosa avrebbero fatto i “democratici” eredi della falce e martello con la stella rossa sovietica?
La Storia è una brutta bestia quando viene usata nel presente per giustificare meriti e colpe di quanti ci hanno preceduti. Ciò non toglie che le “teste d’uovo” messe alla Rai da Giorgia Meloni, hanno pestato un puzzolente escremento la cui puzza è arrivata sino a Palazzo Chigi.
E così uno scrittore scarso è stato trasformato in martire della libertà con un ritorno pubblicitario che alla sua casa editrice sarebbe costato un patrimonio, ristampando e mettendo in vendita le ormai dimenticate “opere”.
Giorgia Meloni dovrebbe spiegare bene ai suoi Lollobrigida, Sangiuliano, La Russa e ai miracolati Rai il concetto di eterogenesi dei fini.





