Erving Goffman è stato un sociologo canadese naturalizzato negli Stati Uniti forse poco noto in Italia. Il suo contributo scientifico nei suoi testi “The presentation of self in everyday of life” del 1959 e “Frame analysis:an essay on the organization of experience” del 1974 esprime la costruzione del modello di “interazione rituale” come l’Enciclopedia Treccani narra.
Nella sintesi del Suo pensiero l’individuo costruisce un suo “ruolo” all’interno di un “modello teatrale” ed in tal senso determina “ritualità” nelle relazioni interpersonali.
di Savino di Scanno
Ciò che Goffman propone è che nelle interazioni sociali non vi è mai la possibilità di “essere al di fuori della scena” sia che si reciti in forma spontanea o meno.
La breve introduzione ci permette di proporre il tema del “ruolo” e nello specifico del “ruolo sociale”.
La Sociologia insegna che il “ruolo” è l’unità elementare di un sistema sociale. Il “ruolo” è una aspettativa, un prodotto sociale,un insieme di norme incarnanti valori sociali che si trasformano in comportamenti e da ciò assunzioni di responsabilità anche e forse soprattutto politiche ed economiche.
Da bambini si insegna, nel gioco di squadra, che ognuno ha un “ruolo” e che da ciò deriva una determinata azione.
Se il gioco è il calcio, il contesto è il campo da gioco con un perimetro delimitato, regole specifiche, e “ruoli specifici” da cui si aspettano risultati specifici. Se un bambino fà il portiere si aspetta che pari un tiro in porta, se un altro bambino fa’ l’ala sinistra si aspetta che faccia un gol.
Sono semplificazioni, ma in seguito le questioni si faranno più complesse.
Una società civile dovrebbe avere e riconoscere “ruoli” chiari e condivisi.
Ebbene negli ultimi decenni, e lo si scrive senza tema di smentita pronti a discutere in ogni luogo tale affermazione, anche grazie a degenerazioni culturali e sociali come la “società liquida”, il cancel culture, l’abominio delle dottrine woke, i ruoli sociali si sono stravolti anche attraverso una raffinata tecnica militare di manipolazione spesso di importazione meglio conosciuta con l’acronimo di psyops. Qualche esempio. La magistratura di questi tempi surroga ogni aspetto del quotidiano sostituendosi a qualsivoglia funzione.
Ma se lo ha fatto e lo continua a fare è anche perchè gli “altri” non fanno più il loro mestiere. La politica in generale è solo un insieme di interessi di gruppi organizzati in clan, caste, aggregati umani il cui fine è l’occupazione di posti di potere.
Un altro esempio. I sindacati dove sono? E la scuola? E le Forze Armate che a voler leggere un recente articolo di Difesa on Line sulla esercitazione Steadfast Deffender 2024 sembrano ridotte l’ombra di se stesse. Abbiamo smarrito ogni “ruolo”.
A livello individuale cosa scrivere. Vogliamo scrivere di cosa significa oggi il termine “famiglia”? Oggi viviamo le relazioni interpersonali sul web tra whatsapp, youtube, youporn, you…quello che vi pare.
Sembra di essere tornati ai tempi dell’Antica Roma ed alle Terme di Caracalla, ove si realizzava il perfetto connubio tra igiene pubblica e postriboli a cielo aperto.
Ma l’assenza di ruoli significa di assenza di responsabilità, pubbliche e private.
Quando due persone adulte (di qualsia tipo allo scrivente non interessa) decidono di vivere insieme è perché nel rispetto dei singoli ruoli hanno deciso di vivere un progetto comune con finalità comuni. Domanda. Ma lo sanno? Lo sanno fare? Mille scuse poi dietro ai fallimenti. Parole come fragilità, inadeguatezza e incapacità sono solo corollari.
Da ultimo l’economia. Dove sono gli imprenditori? A loro un invito. Basta attese verso aiuti pubblici. Lo Stato ha più debiti del sistema aziende e non vi può aiutare quindi o si ha una idea concreta e produttiva o meglio chiudere tutto limitando i danni.
Il “Ruolo” è il nostro modo di essere. Di essere cittadini, lavoratori, padri e madri. E’ il modello con cui ci poniamo verso noi stessi e gli altri assumendoci sempre ed ovunque le responsabilità che ne derivano, nel bene e nel male. Il Ruolo è il nostro status privato e pubblico.
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