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ENRICO MATTEI E IL SUO FIDO IRNERIO BERTUZZI

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di Savino di Scanno
Quando si parla e si scrive di Enrico Mattei, e di questi tempi forse lo si inizia a fare in modo inopportuno, spesso si dimentica di scrivere degli Uomini che operavano con lui, di quelli che lo scrivente spesso scrive “giravano” con la penna Bic e la Beretta ’34.
La notte del 27 ottobre 1962 a bordo del velivolo Morane Saulnier MS-760 matricola Paris I-Snap, oltre a Mattei, vi era un giornalista americano William McHave ed il pilota, Irnerio Bertuzzi.
Pochi ricordano Bertuzzi, e questo articolo lo si scrive in Sua memoria.
Enrico Mattei, figlio di un brigadiere dei Carabinieri, aveva combattuto la Guerra di Liberazione nelle Brigate Partigiane “Bianche” costituenti la famosa Brigata Osoppo. Elemento di punta del CLN nord Italia Mattei iniziò da quel momento ad interessarsi dell’Agip e di voler rendere la nostra Italia indipendente in termini energetici.
Le leggende delle spie narrano anche che Mattei fosse uno dei fondatori di “Gladio” e potrebbero esserci ottimi motivi per credere a ciò.
In un momento storico di grande tensione internazionale per la lotta per il “petrolio” Mattei doveva circondarsi di persone fidate con l’ ausilio di personale proveniente dai nostri vecchi servizi segreti militari.
Ma di una persona Mattei si fidava ciecamente, e questa persona era Irnerio Bertuzzi.
Ma quanti sanno che Bertuzzi, asso della Regia Aereonautica, pluridecorato con 3 medaglie di argento ed 1 medaglia di bronzo al valore militare a cui aggiungere Croce di Ferro di 1 e 2 classe tedesca, aveva aderito alla RSI?
Non solo. Era stato comandante del 228° squadrone e del 89° gruppo Bombardieri Aerosiluranti, quindi un pilota altamente esperto e qualificato.
Ebbene il partigiano “bianco” Mattei scelse un pilota del RSI come suo pilota personale ma anche come suo caposcorta nei suoi viaggi nazionali ed internazionali.
Irnerio ed Enrico erano amici, andavano a caccia e pesca insieme ed un giorno Enrico regalò un cucciolo di Pastore Tedesco ad Irnerio.
Dopo il dramma di Bascape’ molti attribuirono all’ imperizia del pilota l’ evento, ma la Storia non teme il tempo e poi si dirà che a bordo del velivolo vi erano 150 grammi di tritolo.
La storia di Italia, storia di eterni Guelfi e Ghibellini, deve insegnare e far comprendere che in determinati momenti è solo l’ unità di tutti, nel rispetto di idee valori e sensibilità diverse, che può permettere di superare prove e difficoltà come quelle che in questo momento stiamo vivendo.
Enrico ed Irnerio erano due Italiani morti per l’ Italia, per una visione di una Italia Indipendente, seria, e non serva o cameriera ostaggio di vili traditori ed infami piazzisti di carriere, soldi, privilegi.
Ne vale del nostro presente ma soprattutto del futuro delle nuove generazioni verso cui abbiamo il dovere di lottare.

 

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  • Redazione

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