di Angelo Ciccarella
L’Italietta che deride un moribondo sol perché non in linea con i diktat del sistema; è l’infimo teatrino che arricchisce i guitti televisivi e li trasforma in tribuni, scrittori, mantenuti dallo Stato; è provincia dell’impero anglofono, che ha perso la metrica latina e lo stile prettamente italico; che piange a comando, irrispettosa del dolore ma partecipe in diretta tv dei funerali dell’ennesima vittima della violenza e appena spenti i riflettori, ci saranno altre vittime innocenti con automatico cordoglio nazionale al seguito.
Intanto c’è il festival di Sanremo, col il cerimoniere Amadeus impegnato a far cantare rapper sbilenchi e mascherati, senz’arte né parte e autori di testi sconci e violenti. La nuova moda è avercela col patriarcato, colpevole di tutti i mali, in realtà mancano i padri. Ma così va da noi.
In Italia ciò che è irrilevante si evolve a dramma e si ride della tragedia. L’orrore non è mai preso seriamente, invece esso è forza formativa, come ben sanno gli albionici. Prendiamo tutto poco sul serio e questo ci serve, crediamo, ad anestetizzare il male per mantenerci vitali, invece siamo solo confusionari, reattivi per futili motivi.
Il sentimento è eccessivo e più spesso recitato. Chiedetelo agli psichiatri quanto sia facile per noi italiani perderci nei labirinti del sentire. L’Italietta ride, deride, si scompiscia e poi assume il ruolo di piagnona professionista. Se recuperassimo il senso del pericolo, dell’orrido, ci inoltreremmo in una soglia pratica, che raffredda la vita che fugge via, e ci darebbe elettricità.
Abbiamo perso l’anima mundi che formava i caratteri e guidava l’agire. Abbiamo un po’ tutti smarrito la rotta e la visione. Ah, dimenticavo, ci sono i saldi pre festivi.